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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18639/2026 del 23/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro di confezioni di inflorescenze di "canapa sativa" sequestrate in esercizi commerciali gestiti dalla società. Il ricorso deduce violazione del principio di offensività (art. 73 T.U. stupefacenti e art. 49 c.p.), sostenendo che la scienza tossicologica e accertamenti di parte dimostrerebbero un contenuto di THC attorno o inferiore allo 0,5% e che tale livello dovrebbe ragionevolmente escludere l'efficacia drogante (fumus del reato). La società chiedeva l'annullamento dell'ordinanza e il rilascio/parziale annullamento del sequestro previo campionamento secondo le direttive degli ausiliari del P.M.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il tema dedotto fosse sostanzialmente di fatto e di scienza (valutazione del contenuto di THC e della sua efficacia drogante) e non una questione di legge idonea al sindacato in cassazione, richiamando il limite dell'art. 325 c.p.p. sulle impugnazioni. Ha altresì osservato l'incongruenza logica del ricorrente: il sequestro è finalizzato proprio ad accertare la percentuale di THC e quindi le analisi di parte non annullano la finalità probatoria del sequestro. Ha confermato il principio secondo cui la commercializzazione di derivati della cannabis integra il reato di cui all'art. 73 T.U. salvo che risulti concretamente l'assenza di efficacia drogante. Per queste ragioni il ricorso è stato rigettato come inammissibile e la società è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 355, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai decreti di sequestro non convalidati per decorso del termine; contesto procedurale dell'attività della polizia giudiziaria

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)

    La cessione, vendita e commercializzazione di derivati della canapa sativa possono integrare il reato previsto dall'art. 73 salvo che risulti, concretamente, la totale assenza di efficacia drogante secondo il principio di offensività

  • art. 49 cod. pen.

    Richiamato nel quadro del principio di offensività: per essere rilevante penalmente la condotta deve avere concreta idoneità offensiva (efficacia drogante)

  • art. 4 commi 5 e 7, legge 2 dicembre 2016, n. 242

    Indica valori tecnici relativi al contenuto di THC in coltivazioni/derivati ma non esclude automaticamente la rilevanza penale; la Corte segnala che il reato può sussistere anche per valori inferiori, salvo assenza concreta di efficacia drogante

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limite dell'impugnabilità per cassazione nelle materie in esame: il ricorso è consentito solo per violazione di legge e vizi gravi della motivazione; la censura del ricorrente era essenzialmente fattuale/scientifica e pertanto inammissibile

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alla Cassa delle ammende; applicata per irrogare la somma di euro 3.000 alla società ricorrente per l'inammissibilità del ricorso

  • Sez. U., n. 30475 del 30/05/2019 (Castignani)

    Giurisprudenza di riferimento che statuì che la commercializzazione di derivati della cannabis integra il reato di cui all'art. 73 T.U. anche con contenuti di THC inferiori ai valori legislativi, salvo che le sostanze siano in concreto prive di efficacia drogante; richiede accertamento concreto dell'efficacia ai fini del principio di offensività

  • Sez. U., n. 25932 del 29/05/2008 (Ivanov)

    Richiamata per il principio secondo cui il vizio di motivazione può costituire motivo di annullamento quando renda il provvedimento incomprensibile o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza

  • Altra giurisprudenza citata (es. Sez. 3, n. 12260 del 16/02/2022; Sez. 6, n. 12812 del 15/12/2020, Pastori)

    Confermano l'obbligo di verifica della concreta offensività della sostanza e la legittimità del sequestro dei prodotti a base di cannabis sativa destinati alla commercializzazione, con esigenze di accertamento confezione per confezione

Massime di principio

  • Il principio di offensività richiede un accertamento concreto dell'efficacia drogante (idoneità a produrre effetti psicogeni) della sostanza per escludere la rilevanza penale; non è sufficiente un riferimento meramente numerico al contenuto di THC
  • Il sequestro dei prodotti a base di canapa è legittimo come misura prodromica finalizzata proprio all'accertamento della percentuale di THC e della relativa efficacia drogante; analisi di parte non annullano automaticamente la misura cautelare
  • Valori percentuali indicativi (es. 0,5% THC) non costituiscono una soglia giuridica automatica di innocuità: la valutazione resta concreta e caso per caso
  • In materia di sequestri e accertamenti tossicologici le questioni tecniche o scientifiche devono essere discusse nel merito (giudice del riesame o di merito), mentre il ricorso per cassazione è limitato a violazioni di legge o vizi gravissimi della motivazione
  • Per ottenere la restituzione della merce o il parziale annullamento del sequestro è opportuno richiedere e documentare, nelle sedi istruttorie e di merito, campionamenti certificati ed esami tecnici secondo protocolli condivisi dagli ausiliari del P.M.
  • Ricorrere in cassazione con doglianze essenzialmente fattuali o scientifiche espone al rischio di inammissibilità e a condanne per spese e ammende; è quindi necessario utilizzare correttamente i rimedi processuali disponibili e focalizzare i motivi su profili di diritto quando si mira alla Suprema Corte

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