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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29053/2021 del 20/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

A seguito di verifica fiscale relativa all'esercizio 2004, l'Amministrazione finanziaria contestava a una società di commercio al dettaglio di articoli di ferramenta una maggiore percentuale di ricarico rispetto a quella dichiarata, emettendo un avviso di accertamento per IVA e IRAP e, per trasparenza, imputando il maggior reddito d'impresa ai due soci in proporzione alle quote di partecipazione. La CTP aveva accolto i ricorsi riuniti dei contribuenti, ma la CTR aveva riformato la decisione ritenendo legittimo un accertamento analitico-induttivo basato sulla media ponderata delle vendite per categorie merceologiche omogenee e sulla specificazione dei volumi di vendita. In Cassazione i contribuenti proponevano tre motivi: 1) omesso esame di un fatto decisivo, cioè l'asserita inadeguatezza delle quantità di prodotto utilizzate per la media ponderata; 2) violazione dell'art. 39, comma 2, lett. d), d.P.R. n. 600/1973, perché gli avvisi sarebbero stati fondati su accertamento induttivo puro mentre la CTR avrebbe qualificato la ripresa come analitico-induttiva; 3) illogicità e carenza motivazionale sulla legittimità del metodo a campione e sulla determinazione del ricarico.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili i motivi primo e terzo perché, sotto la veste dell'omesso esame e della violazione di legge, miravano in realtà a sollecitare una rivalutazione del merito e denunciavano vizi motivazionali non più deducibili alla luce dell'art. 360, n. 5, c.p.c. nel testo applicabile ratione temporis. Ha ritenuto inammissibile anche il secondo motivo, perché non denunciava specificamente un errore di sussunzione o interpretazione della norma, limitandosi a contrapporre la qualificazione dell'accertamento data dai contribuenti a quella fatta propria dalla CTR, senza riportare adeguatamente il contenuto essenziale degli avvisi di accertamento. In ogni caso, la Corte ha osservato che la CTR aveva correttamente applicato i principi di legittimità dell'accertamento del maggior ricarico mediante media ponderata, fondato su una classificazione ordinata delle merci e sui volumi di vendita. I ricorrenti sono stati condannati in solido alle spese del giudizio di legittimità e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, dopo la riforma dell'art. 360, n. 5, c.p.c., non è consentito censurare la sentenza per mera illogicità, insufficienza o carenza motivazionale, ma solo denunciare l'omesso esame di un fatto storico, decisivo e discusso tra le parti.
  • La doglianza di violazione di legge è inammissibile quando si risolve in una critica alla valutazione del fatto o in una diversa lettura degli atti, senza indicare un concreto errore di interpretazione della norma o di sussunzione del fatto accertato.
  • In tema di accertamento tributario del maggior reddito d'impresa, è legittimo il ricorso alla media ponderata del ricarico, purché il calcolo sia fondato su una classificazione ordinata delle merci in categorie omogenee e sulla considerazione dei relativi volumi di vendita, così da sostenere una presunzione grave, precisa e concordante.
  • L'impugnazione per cassazione contro una qualificazione giuridica dell'accertamento fiscale deve confrontarsi specificamente con gli atti impositivi e con la ratio della decisione impugnata; in difetto di autosufficienza e specificità, il motivo è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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