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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34292/2025 del 21/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di condanna in appello per il capo 1 (illecito edilizio): si censurano vizi di motivazione e violazioni di legge in relazione alla qualificazione del permesso n. 7483/2018 come sanatoria piuttosto che come variante, alla mancata esclusione dell'elemento soggettivo del reato in presenza di una sentenza irrevocabile di assoluzione della coimputata Avella, e alla violazione delle norme processuali richiamate (art. 238-bis e 649 c.p.p.). La difesa sostiene che l'asservimento della particella era già operante al momento del primo permesso e che la variante del 24/7/2018 era legittima (Piano Casa per ampliamento volumetrico), non una sanatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza della Corte d'appello limitatamente al capo 1 (relativo all'asservimento e alla qualificazione del permesso n. 7483) per carenza di motivazione sulla qualificazione del titolo come sanatoria e per mancata indicazione della tempistica dell'asservimento. Ha osservato che la Corte d'appello si era pronunciata solo sul punto a) del capo 1, lasciando definitive le assoluzioni di primo grado sugli altri punti b)-e). Ha affermato altresì che l'assoluzione irrevocabile di Avella non vincola automaticamente il giudice rispetto a Lamberti. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio nei limiti indicati.

Norme richiamate

  • codice penale, art. 110

    Disciplina il concorso di persone nel reato; la Corte ha tenuto conto della fattispecie collegiale ma non ha ritenuto vincolante l'assoluzione di un coimputato rispetto alla posizione dell'altro.

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b)

    Norme edilizie richiamate nell'imputazione; contestata la violazione dei limiti autorizzati prevista dalla normativa edilizia.

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 12

    Richiamato come riferimento al calcolo di superfici/volumi e ai limiti urbanistici applicabili ai titoli edilizi.

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 13

    Riferimento normativo collegato alla disciplina dei titoli edilizi; la decisione ha esaminato la qualificazione del permesso come variante o sanatoria in relazione a questa disciplina.

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 36

    Principio della doppia conformità previsto per la sanatoria: la sanatoria è ammissibile solo se le opere sono conformi alle norme sia al momento della realizzazione sia al momento della richiesta; principio richiamato dalla Corte d'appello ma applicazione contestata dalla Cassazione perché la Corte non ha motivato la trasformazione della variante in sanatoria.

  • Regolamento urbanistico del Comune di Albanella, art. 76 (RUEC)

    Norme urbanistiche comunali rilevanti per i limiti di intervento (richiamate nell'imputazione); la loro violazione costituisce elemento della contestazione edilizia.

  • d.m. n. 1444 del 1968, art. 8

    Norma tecnica urbanistica richiamata quale parametro di legittimità per il progetto edilizio.

  • legge n. 19 del 2009, art. 4

    Norma richiamata in relazione a questioni di normative tecniche/urbanistiche applicabili al progetto.

  • codice di procedura penale, art. 238-bis

    Richiamato nel motivo di cassazione per contestare presunti vizi motivazionali; art. citato dalla difesa per argomentare la nullità o insufficienza della motivazione.

  • codice di procedura penale, art. 649

    Richiamato in relazione a presunte violazioni procedurali nella motivazione della sentenza impugnata.

  • sentenza Corte costituzionale n. 101 del 2013

    Richiamata dalla Corte d'appello per distinguere la sanatoria edilizia da altri istituti come il condono; usata per sostenere il principio della doppia conformità.

Massime di principio

  • La qualificazione di un permesso come variante o come sanatoria è decisione di diritto che richiede motivazione chiara: se un titolo è denominato variante, il giudice deve spiegare perché lo riclassifica come sanatoria; senza ciò la decisione è viziata.
  • Il principio della doppia conformità (art. 36 DPR 380/2001) si applica alla sanatoria e richiede identità delle opere al momento della realizzazione e al momento della richiesta di sanatoria; non si applica alle varianti, che per definizione modificano l'opera assentita.
  • L'assoluzione irrevocabile di un coimputato per gli stessi fatti non vincola automaticamente la decisione nei confronti degli altri imputati: il giudice può valutare autonomamente la responsabilità degli altri soggetti.
  • Se la Corte d'appello decide solo su una parte delle questioni gravate in appello e il resto non viene impugnato o adeguatamente riformato, le decisioni di primo grado non impugnate possono diventare definitive.
  • In presenza di dubbi sulla tempistica di atti (es. momento dell'asservimento di una particella) il giudice deve indicare con precisione i fatti e la loro sequenza temporale; la mancanza di tale ricostruzione può determinare l'annullamento con rinvio.
  • Per contestare in cassazione la qualificazione giuridica di un titolo edilizio occorre dimostrare che la motivazione di merito non ha fornito ragioni sufficienti o abbia travisato fatti essenziali; la Corte di Cassazione interviene prevalentemente per vizi di diritto o carenza di motivazione.

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