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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30445/2022 del 02/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per nullità e vizio di motivazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca (beni immobili e autovetture). La difesa deduceva nullità per violazione dell'art. 606, lett. b) ed e), c.p.p., e la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione all'art. 240-bis c.p. e agli artt. 3 e 27 Cost. Denunciata una falsa interpretazione del concetto di reato spia e del criterio di ragionevolezza temporale tra acquisizione dei beni e commissione del reato; si sosteneva altresì che il provvedimento si fondasse prevalentemente sulla pericolosità del marito estendendo indebitamente gli effetti cautelari alla ricorrente e che non risultasse la diretta riconducibilità delle autovetture al marito. Quanto all'immobile, si eccepiva che l'acquisto risaliva al 2002, molto antecedente ai fatti contestati, rendendo irragionevole la presunzione di derivazione illecita, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n.33/2018.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il rigetto è fondato sull'omessa indicazione, da parte della difesa, di elementi specifici a sostegno della tesi sulla falsa interpretazione del concetto di reato spia e sulla ragionevolezza temporale. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la presunzione di illecita acquisizione deve essere circoscritta da un ambito di ragionevolezza temporale, ma ha ritenuto che il Tribunale di Roma avesse correttamente valutato gli elementi probatori: i pagamenti del prezzo dell'immobile si erano protratti sino al 2015 (condizionando la finestra temporale), vi era continuità di condotte del coniuge dedito esclusivamente ad attività illecite, sproporzione tra valore dell'immobile e redditi dichiarati, e uso delle autovetture da parte del marito e del figlio nonché partecipazione della ricorrente ad attività connesse. Per tali ragioni il contestato sequestro e la prospettata confisca sono stati ritenuti adeguatamente motivati. E' stata altresì disposta la condanna della ricorrente alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sulla confisca per sproporzione, applicata come fondamento della misura patrimoniale allargata; la Corte ha valutato la sussistenza della presunzione di legittima derivazione illecita e la ragionevolezza temporale richiesta per collegare il bene al reato spia

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    Riferimento alla disciplina della confisca prevista nel testo unico sugli stupefacenti; utilizzata per giustificare il sequestro finalizzato alla confisca nel contesto dei reati connessi allo spaccio

  • art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Motivi di ricorso per cassazione relativi a nullità e insufficienza della motivazione; la Corte ha ritenuto che la ricorrente non abbia specificato gli elementi concreti necessari a dimostrare il vizio denunciato, rendendo il ricorso inammissibile

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dalla difesa in relazione a principi di uguaglianza e proporzionalità; la Corte non ha ritenuto che fosse stata violata la Costituzione alla luce della valutazione del Tribunale sui fatti

  • art. 27 Cost.

    Richiamato dalla difesa in tema di responsabilità personale e di efficacia delle misure penali; la Corte ha giudicato la motivazione del Tribunale adeguata rispetto ai profili costituzionali evocati

  • sentenza Corte cost. n.33/2018

    Principio sulla ragionevole connessione temporale tra reato spia e acquisizione patrimoniale, richiamato come limite alla confisca allargata; la Corte di Cassazione ha applicato il principio ma ha ritenuto che nel caso concreto il limite temporale fosse rispettato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone le conseguenze economiche della declaratoria di inammissibilità; applicata per l'addebito delle spese e per l'obbligo del versamento alla Cassa delle ammende

  • sentenza Corte cost. 13 giugno 2000, n.186

    Richiamata in relazione alla valutazione della colpa della parte nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto che non sussistessero elementi di colpa idonei ad escludere l'applicazione dell'art.616 c.p.p.

Massime di principio

  • In sede di ricorso per cassazione contro provvedimenti di sequestro/confisca è indispensabile indicare con precisione e specificità gli elementi fattuali e giuridici volti a dimostrare l'errore di diritto o di fatto: argomentazioni generiche possono determinare l'inammissibilità
  • Il principio della ragionevole connessione temporale tra reato spia e acquisizione patrimoniale è vincolante ma non ha confini rigidi: va valutato caso per caso considerando modalità e gravità del reato, continuità di condotte illecite e modalità di acquisizione (es. pagamento dilazionato o mutuo)
  • La sproporzione tra valore dei beni e redditi dichiarati costituisce un forte indicatore di illecita provenienza; la difesa ha l'onere di proporre alternative concrete e documentate (es. redditi in nero, donazioni, eredità) per confutare la presunzione
  • L'uso abituale dei beni da parte di terzi collegati (coniuge, conviventi, figli) e la partecipazione a attività collegate al reato possono giustificare l'estensione della misura patrimoniale anche se i beni risultano formalmente intestati a un familiare
  • Elementi come la prosecuzione dei pagamenti (mutuo/finanziamento) possono avvicinare temporalmente l'acquisto del bene al periodo rilevante per il reato e giustificare la confisca estesa
  • Nel contestare provvedimenti cautelari patrimoniali è strategico fornire fin da subito una chiara e documentata ricostruzione delle fonti lecite di acquisto per evitare che la presunzione di illiceità rimanga incontestata

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