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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24784/2024 del 21/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha respinto l'opposizione avverso il decreto di archiviazione che disponeva la confisca del ricavato della vendita di 49,830 kg di oro sequestrato. Hanno dedotto: (i) che l'oro sequestrato era "oro da investimento" e quindi sottratto alla disciplina delle merci soggette a contrabbando, con regime di liberalizzazione e esenzione IVA, per cui non poteva applicarsi la confisca obbligatoria prevista per il contrabbando; (ii) che, in ogni caso, non vi sarebbe stato un accertamento di merito idoneo a dimostrare il nesso pertinenziale fra la cosa e i reati presupposto (contrabbando/reati fiscali/riciclaggio), necessario quando la confisca è disposta in assenza di sentenza di condanna. Sostengono inoltre che la natura di "oro da investimento" va ricavata dalle caratteristiche oggettive (forma, peso, purezza, documentazione) e non può essere spogliata a motivo del suo occultamento.

La decisione

Il Collegio ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la confisca disposta con il decreto di archiviazione ai sensi dell'art. 301 d.P.R. n. 43/1973, perché il provvedimento archiviante ha documentato, sulla base degli atti investigativi, l'introduzione clandestina e il sistema di occultamento dell'oro (doppiofondo dell'autovettura), nonché l'assenza dei requisiti oggettivi e documentali che avrebbero qualificato il metallo come "oro da investimento" (lingotti/placchette >1 g, purezza >=995/1000, codice identificativo/dichiarazione all'U.I.C.). In mancanza della prescritta dichiarazione doganale/attestazione per l'esenzione, anche l'ipotesi di "oro da investimento" non avrebbe impedito l'applicabilità dei diritti di confine e dell'IVA all'importazione; pertanto, integra la sottrazione al pagamento dei diritti e il reato di contrabbando. Il rigetto ha comportato la condanna dei ricorrenti alle spese processuali (costi).

Norme richiamate

Massime di principio

  • La confisca obbligatoria prevista per i reati di contrabbando può essere disposta anche con decreto di archiviazione, purché l'archiviazione non escluda la sussistenza del fatto e risulti il nesso materiale tra cosa e reato; l'opposizione è la sede per contestare tale nesso.
  • La qualificazione dell'oro come "oro da investimento" dipende da requisiti oggettivi (forma: lingotti/placchette, peso >1 g, purezza >=995/1000) e dalla documentazione (codici identificativi, dichiarazioni all'U.I.C., attestazioni doganali); l'assenza di tali requisiti comporta la possibile qualificazione come merce soggetta a dazi e IVA.
  • Anche se un bene rientrasse nella categoria dell'"oro da investimento", l'esenzione dall'IVA e dai diritti all'importazione richiede la conforme attestazione nella dichiarazione doganale: la mancata dichiarazione può costituire sottrazione al pagamento dei diritti e integrare il reato di contrabbando.
  • Il modo di trasporto e l'occultamento (es. doppiofondo di veicolo, provenienza da Paese terzo) e l'entità della quantità possono rafforzare l'indicazione di una introduzione clandestina e legittimare la confisca obbligatoria.
  • Quando la confisca è disposta senza sentenza di condanna, spetta al ricorrente dimostrare l'assenza del nesso materiale fra la cosa e i reati presupposto; la semplice invocazione della qualifica fiscale/ammnistrativa del bene non è sufficiente se gli elementi oggettivi e documentali indicano il contrario.

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