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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 565/2023 del 11/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile di lesioni colpose gravi per violazione delle norme sulla circolazione. La difesa deduceva che l'incidente era imputabile esclusivamente alla condotta imprudente del conducente della Toyota (Sapino), che si era immesso senza dare precedenza; sosteneva inoltre che la Mercedes non avesse ecceduto il limite di velocità e che, per ragioni tecniche (ABS, tempi di reazione, mancanza di segni di frenata e dinamica del sinistro), non fosse stato possibile evitare l'urto. Denunciava infine carenza e illogicita' della motivazione della Corte d'appello per non aver adeguatamente considerato la consulenza tecnica della difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e generico, rilevando che i motivi riproducevano doglianze gia' discusse e adeguatamente motivate dalla Corte territoriale. I giudici di legittimita' hanno confermato la valutazione di merito secondo cui, anche se il ricorrente avesse rispettato il limite di velocita', permaneva una responsabilita' per violazione dell'art. 141 cod. strada (obbligo di regolare la velocita' in prossimita' di intersezioni, mantenere il controllo del veicolo e essere in grado di arrestarsi entro il campo di visibilita'). La sentenza territoriale era ritenuta motivata in ordine alla visibilita' dell'intersezione, alla segnaletica e all'assenza di tracce di frenata, nonche' alla dinamica del veicolo dopo l'urto. Il ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 141 cod. strada (d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

    Imposto l'obbligo di regolare la velocita' in prossimita' di intersezioni, mantenere il controllo del veicolo e poter arrestare il veicolo entro il campo di visibilita' al fine di evitare ostacoli prevedibili; violazione ritenuta fonte di colpa anche in presenza di velocita' non superiore al limite formale.

  • art. 145 cod. strada

    Richiamato tra le norme violate nella ricostruzione dei fatti (norme sulla circolazione stradale relative a comportamenti e segnaletica), utile al quadro fattuale ma l'interpretazione decisiva e' stata quella dell'art. 141.

  • art. 41 cod. pen. e art. 43 cod. pen.

    Richiamati nei motivi sulla causalita' e profili di colpa: la Corte ha ritenuto correttamente applicati i principi di nesso di causalita' e colpa, valutando la condotta del prevenuto come concausale e non esclusivamente escludente la responsabilita'.

  • art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma procedurale invocata per l'inammissibilita' del ricorso per aspecificita' e ripetitivita' delle doglianze rispetto a quelle gia' esaminate e motivate dalla Corte d'appello.

Massime di principio

  • In incidenti alle intersezioni il rispetto formale del limite di velocita' non esclude l'obbligo di adeguare la velocita' alle condizioni di visibilita' e segnalazione: il conducente deve poter arrestare il veicolo entro il proprio campo visivo e mantenere il controllo.
  • La condotta di un altro conducente (es. mancato rispetto della precedenza) puo' essere concausa rilevante, ma non necessariamente causa esclusiva esonerante dall'addebito quando la condotta del ricorrente abbia contribuito al risultato per violazione di norme di prudenza.
  • Argomentazioni tecniche (ABS, tempi di reazione, assenza di segni di frenata, dinamica del mezzo) devono essere specifiche e confrontarsi puntualmente con le risultanze probatorie e le valutazioni del giudice di merito; semplici affermazioni generiche o ripetitive sono insufficienti in cassazione.
  • La Corte di Cassazione puo' dichiarare inammissibile il ricorso se i motivi riproducono le stesse doglianze gia' valutate e motivate dal giudice di merito senza offrire un'autonoma e specifica censura.
  • Chi impugna deve fornire prova chiara e argomentata che la condotta alternativa avrebbe effettivamente impedito l'evento: contestazioni astratte della consulenza avversa rischiano di essere respinte.

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