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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14860/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente pubblico)

La controversia

La controversia nasce da un procedimento espropriativo relativo a terreni già gravati da uso civico e poi sdemanializzati per consentire lavori di sistemazione idraulica lungo il fiume Toce. L'ente proprietario dei terreni ha chiesto al giudice la determinazione dell'indennità di esproprio, sostenendo che il valore dovesse essere molto più elevato di quello provvisoriamente offerto nell'atto ablatorio, e quantificando la propria pretesa in base a un valore al metro quadrato di 51,30 euro, oltre a una somma per l'occupazione temporanea. La controparte aveva invece determinato un'indennità provvisoria di euro 32.186,00, corrispondente a circa 3,50 euro/mq, ritenendo le aree non edificabili e valutabili come terreni agricoli. Con il ricorso per cassazione l'ente ha dedotto violazione o falsa applicazione dell'art. 54 del d.P.R. n. 327/2001, sostenendo che la domanda fosse sin dall'origine volta alla determinazione giudiziale definitiva dell'indennizzo, in presenza di sola stima provvisoria, e che pertanto il giudice di merito, dopo aver escluso la tardività dell'azione, non avrebbe dovuto sostanzialmente limitarsi a una valutazione da opposizione alla stima ma avrebbe dovuto liquidare l'indennità in via definitiva sulla base della consulenza tecnica.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretto l'inquadramento della domanda come azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio, proposta in assenza di stima definitiva, e ha rilevato che la Corte d'appello aveva comunque esaminato il merito e condiviso le conclusioni della CTU, determinando l'indennità nel medesimo importo già indicato nel decreto di esproprio e nella determinazione regionale, ossia euro 32.186,00. La Suprema Corte ha quindi escluso che vi fosse l'errore di diritto denunciato, osservando che la distinzione tra azione di determinazione e opposizione alla stima dipende dall'esistenza o meno di una stima definitiva; nel caso concreto, essendo pacifico che tale stima definitiva mancasse, il termine decadenziale di 30 giorni non era applicabile. Le spese di legittimità sono state compensate integralmente.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel procedimento espropriativo, la tutela giudiziale del proprietario varia a seconda che esista o meno una stima definitiva: in assenza di stima definitiva si propone azione di determinazione dell'indennità; solo in presenza di stima definitiva è esperibile l'opposizione alla stima.
  • Il termine decadenziale di 30 giorni previsto per l'opposizione alla stima non si applica quando il giudizio abbia ad oggetto la mera determinazione dell'indennità in presenza di una sola offerta provvisoria.
  • Il giudice di merito, investito della domanda di determinazione giudiziale dell'indennità, deve accertare il valore del bene secondo i criteri legali e fattuali rilevanti, potendo aderire alle conclusioni della consulenza tecnica e alle risultanze istruttorie.
  • Ai fini della stima dell'indennità, la qualificazione urbanistica formale non è sempre decisiva quando risulti contrastata dalla concreta natura del bene e dalle condizioni geomorfologiche che ne escludano l'edificabilità; in tale ipotesi può trovare applicazione il criterio del valore agricolo.
  • Un ricorso per cassazione è inammissibile quando censura, sotto veste di violazione di legge, una valutazione di merito che la sentenza impugnata ha comunque risolto coerentemente con la disciplina applicabile e con gli accertamenti compiuti.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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