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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22172/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Bari per molteplici motivi: 1) la Corte avrebbe constatato un vizio di motivazione della sentenza di primo grado ma non avrebbe rimesso gli atti al giudice a quo, sostituendosi a quest'ultimo; 2) i reati in materia di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990) non sarebbero stati qualificati nella ipotesi di lieve entità; 3) disparità di trattamento rispetto ad altri coimputati che avevano ottenuto la derubricazione; 4) per la sola Affortunato, il rifiuto di ammettere il rito abbreviato perché condizionato alla trascrizione di tutte le intercettazioni; 5) equivoci e insufficienza probatoria delle intercettazioni, con contestazione del tipo di sostanza (cocaina vs droghe leggere); 6) per la sola Affortunato, la qualificazione della sua condotta come mera connivenza o favoreggiamento personale e non come concorso, nonché la mancata esclusione del reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) per mancanza di elementi costitutivi e di dolo; 7) contestazione della dosimetria della pena e della motivazione sugli aumenti per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi proposti: l'ipotesi di nullità della motivazione non imponeva la rimessione ex art. 604 c.p.p.; la richiesta di rito abbreviato condizionata alla trascrizione integrale delle intercettazioni è inammissibile; la qualificazione dei reati ex art. 73 d.P.R. 309/1990 è stata correttamente esclusa nella ipotesi di lieve entità per Masciaveo, e per Affortunato per la sua inserzione non episodica nell'organizzazione; le valutazioni sulle intercettazioni sono questioni di merito non sindacabili in cassazione salvo manifesta illogicità; la qualificazione della condotta di Affortunato come concorso e la responsabilità per riciclaggio sono adeguatamente motivate (anche in relazione al dolo) e la dosimetria è congrua entro i limiti medi edittali. Conseguentemente i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    La Corte ha ritenuto esclusa la ipotesi di lieve entità (comma 5) alla luce della rilevante entità e continuità dell'attività di traffico; le sanzioni del comma 1 sono state applicate tenuto conto delle risultanze probatorie, con riferimento alla cocaina come sostanza oggetto del traffico

  • codice di procedura penale, art. 604

    L'art. 604 non impone la rimessione degli atti al giudice di primo grado per ogni vizio di motivazione; le ipotesi tassative che richiedono la rimessione non comprendono il vizio di motivazione così inteso, per cui il giudice d'appello può integrare o sostituire la motivazione nel rispetto dei limiti legali

  • codice penale, art. 648-bis

    La Corte ha ritenuto possibile attribuire la responsabilità per riciclaggio anche alla concorrente nei reati presupposti qualora emergano elementi che dimostrino consapevolezza e condotte idonee ad ostacolare la ricostruzione della provenienza illecita dei valori

  • codice penale, art. 81, comma finale

    L'aumento per continuazione è stato applicato nella misura ritenuta congrua; essendo la pena complessiva rimasta entro i limiti medi edittali, non è necessaria una motivazione particolarmente analitica sulla quantificazione degli aumenti

  • codice di procedura penale, art. 616

    Sulla base dell'art. 616 c.p.p. la Corte ha comminato ai ricorrenti la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma a favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • La constatazione di vizi di motivazione nella sentenza di primo grado non impone automaticamente la rimessione degli atti al giudice a quo: l'art. 604 c.p.p. prevede ipotesi tassative, e l'appello può integrare o sostituire la motivazione entro i limiti di legge
  • La richiesta di rito abbreviato condizionata alla trascrizione integrale delle intercettazioni effettuata dall'amministrazione della giustizia è inammissibile; le trascrizioni sono rappresentazioni della prova già acquisita e la parte può produrle autonomamente
  • Le valutazioni sulle intercettazioni e sulla portata probatoria sono questioni di merito che la Cassazione sindaca solo se manifestamente illogiche o contraddittorie; errori di valutazione non sempre rendono ammissibile il ricorso
  • Per la derubricazione a ipotesi di lieve entità ex art. 73 d.P.R. 309/1990 occorre accertare la marginalità dell'attività e le quantità trattate; un ruolo non episodico nell'organizzazione e l'abitualità nell'attività ostano alla applicazione della lieve entità
  • La mera partecipazione formale o una condotta apparentemente passiva (connivenza) va distintamente provata; il sostegno continuativo all'attività criminosa può integrare concorso anche quando la condotta assuma apparenze di favoreggiamento
  • La partecipazione ai reati presupposti non esclude automaticamente la responsabilità per il successivo riciclaggio se si dimostra la consapevolezza e l'apporto alle operazioni tese a disperdere le tracce del patrimonio illecito
  • In tema di dosimetria, la Corte può motivare in termini generali la congruità della pena se la pena complessiva resta entro i limiti medi edittali; non sempre è richiesta una motivazione analitica per ogni aumento applicato

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