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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22160/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduceva tre profili: 1) omissione nella acquisizione di prova decisiva richiesta dal coimputato Di Napoli (deposizione del Dr. Lucio Fusella) ritenuta utile a dimostrare che gli imputati erano autorizzati a prelevare l'arredamento e quindi mancava l'elemento soggettivo e materiale del reato; 2) violazione dell'art. 56 c.p.: si contestava che gli atti posti in essere non fossero idonei e univoci a concretizzare il tentativo di furto aggravato, trattandosi secondo la difesa di mera attività di smontaggio del mobilio su incarico; 3) violazione dell'art. 624-bis c.p.: si sosteneva che gli uffici ASL non potessero essere equiparati alla "privata dimora"/domicilio tutelato dall'istituto, sicché non ricorrerebbe l'aggravante domiciliare.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte, richiamando la giurisprudenza consolidata, ha ritenuto infondato il motivo relativo alla mancata assunzione della prova: in presenza di rito abbreviato la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello è eccezionale e la corte d'appello ha motivato logicamente che le prove già acquisite erano consistenti e convergenti, mentre la testimonianza richiesta non aveva il carattere di certezza necessario a costituire prova decisiva ai sensi dell'art. 606 co.1 lett. d) c.p.p. Sul secondo punto, la Corte ha confermato la qualificazione di tentativo di furto aggravato ritenendo che gli atti materiali (smontaggio di infissi, refurtiva accantonata a terra) fossero atti idonei e non equivoci diretti alla consumazione del reato. Sul terzo punto, la Corte ha condiviso la qualificazione dell'ufficio (non aperto al pubblico e con accesso esclusivo del titolare) come luogo assimilabile alla "privata dimora" ai fini dell'art. 624-bis, richiamando il principio delle Sezioni Unite (tra l'altro 31345/2017) che consente di ricomprendere, tra i luoghi tutelati, luoghi di lavoro non liberamente accessibili. Conseguentemente la condanna di Sigillo Carlo è stata confermata e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Riconosciuta la partecipazione in concorso di più soggetti nell'evento delittuoso come richiamato nella sentenza di merito.

  • art. 56 c.p.

    Il giudice ha ritenuto che gli atti materiali posti in essere (smontaggio infissi, accumulo della refurtiva) costituissero atti idonei e non equivoci diretti alla consumazione del reato, configurando il tentativo.

  • art. 624-bis c.p.

    La Corte ha interpretato la nozione di "privata dimora" in senso esteso, includendo anche luoghi di lavoro non aperti al pubblico e non accessibili a terzi senza autorizzazione del titolare, applicando l'aggravante domiciliare.

  • art. 625 nn. 2, 5 e 7 c.p.

    Gli elementi aggravanti richiamati sono stati ritenuti applicabili alla fattispecie in ragione del luogo e delle modalità del tentativo di furto.

  • art. 603 co. 3 c.p.p.

    Richiamato il principio secondo cui chi richiede il rito abbreviato può sollecitare in appello l'esercizio del potere di ufficio per l'assunzione di ulteriori mezzi di prova, ma tale intervento resta eccezionale.

  • art. 606 co. 1 lett. d) c.p.p.

    La Corte ha ricordato che la "prova decisiva" ai sensi di tale norma deve consistere in un fatto certo che, se acquisito, avrebbe sicuramente determinato una diversa decisione; la testimonianza richiesta non aveva tale carattere.

  • art. 23 co. 8 d.l. 137/2020 conv. L. 176/2020 (e successive proroghe)

    Norme procedurali richiamate in relazione alla modalità delle conclusioni scritte per l'udienza senza discussione orale; utilizzate per descrivere il rito dell'udienza di cassazione nel procedimento.

  • Giurisprudenza (Sez. Un. n. 31345/2017 e altre pronunce richiamate)

    La Corte ha applicato il principio delle Sezioni Unite circa il criterio della stabile destinazione funzionale per individuare quali luoghi di lavoro possano essere assimilati alla privata dimora ai fini della tutela aggravata.

Massime di principio

  • Dopo un giudizio abbreviato la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello è un rimedio eccezionale: il giudice d'appello può rifiutare quando le prove già acquisite appaiono sufficienti e la richiesta non è indispensabile.
  • Per essere rilevante come "prova decisiva" in Cassazione (art. 606 co.1 lett. d) c.p.p.) una prova deve riguardare un fatto certo e avere la capacità, se acquisita, di determinare sicuramente una diversa pronuncia; testimonianze meramente integrative o contraddittorie difficilmente soddisfano questo requisito.
  • Gli atti materiali consistenti nello smontare infissi e nell'accumulare la refurtiva sono, in generale, atti idonei e non equivoci a configurare il tentativo di furto (art. 56 c.p.), salvo elementi concreti che dimostrino un diverso scopo legittimo e certo.
  • La nozione di "privata dimora"/domicilio ai fini dell'aggravante di cui all'art. 624-bis c.p. può estendersi a luoghi di lavoro non aperti al pubblico e non accessibili a terzi senza autorizzazione del titolare: la valutazione è fattuale e va fatta caso per caso secondo i criteri della stabile destinazione funzionale.
  • La mera allegazione difensiva di una autorizzazione o di un incarico conferito non sostituisce una prova certa; occorre che tale circostanza sia supportata da elementi fattuali documentati e non contraddetti dalle risultanze investigative.

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