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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24298/2021 del 09/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (fallimento)

La controversia

La controversia nasce da un'azione di responsabilità proposta dal fallimento di una società a responsabilità limitata nei confronti dell'amministratore giudiziario della società, nominato dopo il sequestro e la confisca delle quote. Il tribunale aveva accolto la domanda e condannato l'amministratore al risarcimento del danno, rigettando la sua domanda di garanzia verso l'Agenzia del Demanio e il Ministero. In appello l'amministratore ha contestato, da un lato, l'affermazione secondo cui sarebbe stata già verificata una causa di scioglimento per perdita del capitale sociale a partire dal 30.4.2004, sostenendo che si trattasse al più di una perdita di esercizio valutabile solo a fine anno; dall'altro, ha censurato la valutazione del danno connessa ai costi di un dipendente nella fase liquidatoria, prospettando contraddittorietà della motivazione e mancanza di prova sui relativi presupposti. In cassazione ha articolato due motivi: violazione degli artt. 113 c.p.c. e 2486 c.c. e violazione degli artt. 113, 115 e 116 c.p.c. in relazione ai vizi motivazionali. Le amministrazioni pubbliche hanno eccepito l'inammissibilità del ricorso nei loro confronti per difetto di legittimazione passiva già accertato e non specificamente impugnato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile nei confronti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, dell'Agenzia del Demanio e dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, poiché il relativo capo sulla legittimazione passiva non era stato specificamente impugnato ed era coperto da giudicato interno. Ha poi rigettato il ricorso nei confronti del fallimento. Sul primo motivo ha ritenuto che il ricorrente avesse confuso la perdita di esercizio con la perdita del capitale sociale, rilevando che, una volta verificatasi la perdita del capitale, gli amministratori devono agire senza indugio convocando l'assemblea per gli opportuni provvedimenti e, nella fase successiva, gestire la società ai soli fini conservativi. Sul secondo motivo ha osservato che la Corte territoriale si era limitata a rilevare l'assenza di prova dell'esistenza di un dipendente, con accertamento di fatto non sindacabile in cassazione, sicché non vi era spazio per la censura sui costi o sulla necessità del dipendente. Le spese sono state poste a carico del ricorrente e la Corte ha dato atto del raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 146 legge fall.

    è richiamato quale base dell'azione di responsabilità proposta dal fallimento contro l'amministratore della società fallita

  • art. 2486 c.c.

    l'amministratore, verificatasi la causa di scioglimento, deve gestire la società esclusivamente ai fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale

  • art. 2482-bis, comma 1, c.c.

    la perdita del capitale sociale impone agli amministratori, senza indugio, la convocazione dell'assemblea per gli opportuni provvedimenti

  • art. 2049 c.c.

    la Corte d'appello ha escluso che possa essere invocato dall'amministratore per pretendere la responsabilità del datore di lavoro nei propri confronti, poiché la norma tutela i terzi danneggiati

  • art. 113 c.p.c.

    richiamato nei motivi di ricorso per dedurre violazione di legge e del dovere di corretta applicazione delle norme processuali

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato nei motivi di ricorso in relazione alla valutazione delle prove e alla prospettazione di vizi decisionali

  • art. 116 c.p.c.

    richiamato nei motivi di ricorso con riferimento alla valutazione delle prove da parte del giudice di merito

  • art. 360 c.p.c.

    indicato come parametro del sindacato di legittimità invocato dal ricorrente

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    richiamato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Massime di principio

  • La perdita del capitale sociale non va confusa con la perdita di esercizio: la prima rileva immediatamente e impone all'amministratore un dovere di attivazione senza indugio, mentre la seconda è valutabile a fine esercizio.
  • Quando si verifica una causa di scioglimento della società, l'amministratore deve limitare la gestione alla conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale e non può continuare una gestione ordinaria come se la società fosse in bonis.
  • In cassazione non è censurabile l'accertamento di fatto con cui il giudice di merito abbia escluso la prova dell'esistenza di un determinato costo o di un determinato elemento fattuale, salvo che si deduca un vizio di legittimità nei limiti consentiti.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile nei confronti della parte per la quale il relativo capo della sentenza di merito non sia stato specificamente impugnato in appello e sia quindi coperto da giudicato interno.
  • L'art. 2049 c.c. è azionabile dai terzi danneggiati nei confronti di padroni e committenti per il fatto illecito dei dipendenti, non per fondare una pretesa del dipendente o dell'amministratore verso il datore di lavoro.

Come è indicizzato

MaterieLiquidazione giudizialeAmministratoriRicorso per cassazione
RamiFallimentare / Crisi d'impresaSocietarioProcesso civile
SottomaterieResponsabilità degli amministratoriGiudicato interno
IstitutiOnere della provaGiudicato

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