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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14455/2023 del 05/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Trieste n.1454/21 che aveva confermato la condanna per plurimi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti (reati di lieve entità, unificati per continuazione). Il ricorrente ha dedotto: 1) nullità per mancata formulazione delle conclusioni del Procuratore Generale nel giudizio d'appello celebrato secondo il rito cartolare previsto dalle disposizioni emergenziali Covid (richiamando l'art. 23 del d.l. n.137/2020); 2) vizi della motivazione riguardo alla affermazione di responsabilità sul capo d) e alla valorizzazione di risultanze probatorie nonostante il mancato sequestro della sostanza; 3) analoghi vizi di motivazione e di valutazione dell'attendibilità dei soggetti che avrebbero acquistato droga ai capi a), b), c).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Quanto alla prima doglianza, il Collegio ha ritenuto che l'assenza di conclusioni del pubblico ministero nel procedimento cartolare d'appello non integri una nullità tale da pregiudicare la difesa (aderendo all'indirizzo secondo cui la partecipazione del procuratore generale è eventuale nel giudizio cartolare), e ha altresì osservato la tardività della deduzione difensiva. I restanti motivi sono stati rigettati per inammissibilità in cassazione perché attengono alla valutazione di merito e della prova (cui la Corte di legittimità non sostituisce il suo sindacato se non nei limiti della mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende (quantificata in euro 3.000).

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen., comma finale

    Norma citata in relazione all'unificazione delle pene per il vincolo della continuazione: utilizzata per spiegare il cumulo giuridico applicato alle condanne.

  • art. 99 cod. pen., comma quarto

    Richiamato insieme all'art.81 per la determinazione dell'unificazione della pena in presenza di continuazione tra più reati.

  • d.P.R. n.309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma del testo unico sugli stupefacenti richiamata in relazione alla qualificazione dei reati di detenzione e cessione e alla valutazione della loro entità (lieve).

  • decreto-legge 28 ottobre 2020 n.137, art. 23

    Citato dal ricorrente come fondamento della censura per la mancata formulazione delle conclusioni del Procuratore generale nel giudizio d'appello celebrato con rito cartolare durante l'emergenza Covid; la Corte richiama anche la disciplina connessa ma preferisce il parametro interpretativo tratto dall'art.23-bis.

  • decreto-legge 28 ottobre 2020 n.137, art. 23-bis, comma 2

    Norma che prevede le conclusioni scritte del pubblico ministero nel giudizio d'appello cartolare: la Corte rileva che l'assenza di tali conclusioni, secondo l'indirizzo cui aderisce, non integra nullità che pregiudichi la difesa nel procedimento cartolare, essendo la partecipazione del P.G. solo eventuale.

  • art. 178 cod. proc. pen., comma 1, lett. b), c), e)

    Richiamato in tema di nullità processuali: la giurisprudenza ha discusso se la mancata formulazione delle conclusioni integri nullità di diversa natura. Il Collegio ha ritenuto non sussistente una nullità pregiudizievole ai sensi delle lettere richiamate nel caso concreto.

Massime di principio

  • Nel giudizio d'appello celebrato con rito cartolare (discipline emergenziali Covid), l'assenza delle conclusioni scritte del pubblico ministero non necessariamente determina una nullità pregiudizievole per la difesa: la partecipazione del Procuratore generale è spesso eventuale e la mancata formulazione delle conclusioni non deve sempre comportare l'annullamento.
  • Eventuali censure procedurali relative alla mancata partecipazione o alle conclusioni del pubblico ministero vanno sollevate tempestivamente e nei modi previsti (ad es. con memorie scritte prima della camera di consiglio), pena la loro inammissibilità per tardività.
  • La Corte di Cassazione non ha funzione di sindacare nuovamente la prova: le doglianze che richiedono una rivalutazione della persuasività, dell'attendibilità dei testimoni o della comparazione delle prove sono inammissibili in sede di legittimità, salvo che non emergano vizi della motivazione quali mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà su punti essenziali.
  • Per ottenere successo in cassazione contro una valutazione probatoria, è necessario dimostrare vizi formali o logici della motivazione (omissione di atto probatorio rilevante, contraddittorietà manifesta, o illogicità palese), non semplicemente proporre una diversa interpretazione dei fatti.
  • In procedimenti relativi a reati di stupefacenti, qualunque contestazione circa la mancata acquisizione di elementi materiali (es. sequestro) deve essere collegata a un vizio della motivazione concreto e manifesto per poter essere apprezzata in cassazione.
  • In caso di rigetto del ricorso per inammissibilità, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e ad una somma alla cassa delle ammende: è quindi importante valutare la fondatezza preventiva delle censure prima di proporre ricorso.

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