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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41444/2024 del 12/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Quattro motivi: 1) e 2) congiunti — erronea individuazione del tempus commissi delicti e errata applicazione della legge penale (richiesta applicazione della lex mitior vigente sino al 9/8/2019), con la tesi che l'ultimo episodio del 27/09/2019 sarebbe isolato e non idoneo a fondare la continuazione/abitualità; 3) vizio di motivazione sulla responsabilità per lesioni aggravate: la narrazione della persona offesa non sarebbe confermata da testi e referto medico; 4) insufficiente motivazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e sulla determinazione della pena, dato che l'imputato è incensurato e ha 63 anni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi sono manifestamente infondati o non conformi a quelli consentiti. Sul primo profilo ha ritenuto applicabile la disciplina più sfavorevole introdotta dalla legge 19/7/2019 n.69 quando le condotte di maltrattamenti si siano protratte anche dopo l'entrata in vigore della norma; nel caso concreto i giudici di merito hanno accertato una continuità sostanziale fino al 27/09/2019, per cui non operava la lex mitior invocata dal ricorrente. Quanto ai profili sulla responsabilità per lesioni e sulla valutazione delle attenuanti generiche, la Cassazione ha dichiarato le censure inammissibili perché configurano una richiesta di nuova valutazione del merito (censura dei fatti/prove) e perché la valutazione sulle attenuanti e sulla misura della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, adeguatamente motivata. Conseguenze pratiche: il ricorso è respinto, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato; restano confermate le condanne pronunciate nei gradi precedenti per i reati contestati ai capi a) e c).

Norme richiamate

  • art. 572 cod. pen.

    Norma sui maltrattamenti in famiglia; la Cassazione ha ritenuto applicabile la disciplina aggravata se le condotte si sono protratte dopo l'entrata in vigore della legge 19/7/2019.

  • legge 19 luglio 2019, n. 69

    art. 9, comma 2, lett. a)

    Introduzione di una cornice edittale aggravata per i maltrattamenti (cd. Codice Rosso); applicata dalla Corte quando la condotta abituale si è protratta oltre la sua entrata in vigore.

  • legge 1 ottobre 2012, n. 172

    art. 4, comma 1, lett. d)

    Modifica normativa richiamata in dottrina e giurisprudenza in tema di inasprimento; citata nell'argomentazione sul principio di non retroattività e sull'interpretazione della consumazione del reato abituale.

  • artt. 582, 585, 576 n. 5, 61 n. 2 e 11-quinquies cod. pen.

    Norme in materia di lesioni personali e circostanze aggravanti e ricorrenti; la condanna per lesioni aggravate è stata confermata in applicazione di tali disposizioni e della continuazione con il reato di maltrattamenti.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna per le spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; applicato per condannare il ricorrente alle spese.

  • d.P.R. 115/2002

    Disciplinano la liquidazione delle spese a favore dei difensori della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato; la Cassazione ha disposto la rifusione in favore dello Stato con rinvio alla Corte d'appello per la liquidazione.

  • Sent. Corte cost. 13/6/2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla determinazione equitativa della sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle ammende, con valutazione dell'assenza di colpa nella presentazione del ricorso.

Massime di principio

  • In caso di reato abituale come i maltrattamenti in famiglia, la disciplina più gravosa introdotta dopo l'inizio della consumazione può trovare applicazione se le condotte si sono protratte anche dopo l'entrata in vigore della norma; non è necessario che i soli atti commessi dopo la modifica siano autosufficienti a provare l'abitualità.
  • La determinazione del 'tempus commissi delicti' per reati abituali richiede valutazione complessiva della continuità delle condotte: una valutazione di merito su questo punto vincola la Cassazione, che non può sostituirsi al giudice del merito nel rieditare le risultanze probatorie.
  • Le censure che mirano a una diversa valutazione della credibilità dei testi o del valore probatorio dei referti medici sono, di regola, inammissibili in Cassazione perché riguardano il merito e la valutazione dei fatti riservata ai giudici di merito.
  • La concessione o il diniego delle attenuanti generiche e la congruità della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se vi è un vizio logico-giuridico, insufficiente motivazione o arbitrarietà.
  • Chi propone ricorso in Cassazione deve formulare motivi pertinenti e specifici rispetto alla motivazione della sentenza impugnata: motivi vaghi o che richiedono una reinterpretazione integrale dei fatti sono respinti come inammissibili.
  • Il rigetto del ricorso può comportare l'obbligo di rifondere le spese processuali e sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p. e misure correlate), nonché la liquidazione delle spese di difesa della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato ai sensi del DPR 115/2002.

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