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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33811/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per violazione dell'art. 20 della legge 18 aprile 1975 n. 110 (custodia delle armi). Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e valutazione apodittica della responsabilità penale rispetto alle modalità di conservazione delle armi (un fucile riposto dietro una porta e l'altro in un ripostiglio non chiuso) in una abitazione con porta blindata e infissi chiusi, con sola presenza del ricorrente e della moglie; 2) prescrizione del reato (termini intermedi e massimi già decorso) e richiesta di restituzione delle armi; 3) vizio nella determinazione della pena pecuniaria, ritenuta superiore al massimo ed assenza di indicazione della pena base e del calcolo delle riduzioni per le attenuanti generiche; 4) vizio relativo alla confisca dell'arma, riportata in motivazione ma non indicata chiaramente nel dispositivo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto irrilevante l'eccezione di prescrizione dopo che l'imputato ha rinunciato alla prescrizione. Ha invece accolto il primo motivo di ricorso per carenza di motivazione: la sentenza impugnata non ha spiegato in modo concreto e convincente come fosse possibile l'impossessamento delle armi da parte di terzi alla luce degli specifici elementi di fatto (abitazione con porta blindata, infissi chiusi dall'interno, assenza in casa di terzi). Per tali carenze motivazionali la sentenza di condanna è stata annullata e la causa è stata rinviata per nuovo giudizio al Tribunale di Paola in diversa composizione. Non è stata pronunciata decisione di merito definitiva sulla colpevolezza dell'imputato.

Norme richiamate

  • legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 20

    Disciplina l'obbligo di diligenza nella custodia delle armi per i detentori non professionali: l'obbligo si considera adempiuto se adottate le cautele che, nelle specifiche situazioni di fatto, si possono esigere da una persona di normale prudenza secondo il criterio dell id quod plerumque accidit. La Corte ha richiesto motivazione concreta che colleghi modalità di custodia al rischio di accesso da parte di terzi.

  • legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 20-bis

    Norma richiamata dalla sentenza per distinguere i soggetti che esercitano professionalmente attività in materia di armi; la fattispecie in esame era invece inquadrata nell'art. 20 e non nell'art. 20-bis, pertanto le cautele richieste sono quelle del detentore non professionale.

  • codice di procedura penale, art. 192

    Principio della motivazione della decisione; la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale insufficiente rispetto alla valutazione del fatto concreto.

  • codice di procedura penale, art. 530

    Norma che disciplina i vizi di motivazione e gli elementi necessari per la decisione; evocata in relazione al vizio di motivazione della sentenza impugnata.

  • codice di procedura penale, art. 546 comma 1 lett. e) n. 1

    Rinvio alle norme di impugnazione per cassazione; utilizzata dal ricorrente per denunciare vizi formali e motivazionali della sentenza di merito.

  • codice di procedura penale, art. 129 e art. 531

    Richiamati con riferimento a questioni procedurali e di termine di prescrizione; la Corte ha preso atto della rinuncia del ricorrente alla prescrizione, rendendo non decisiva per il giudizio l'eccezione sulla prescrizione.

  • codice penale, art. 133 e art. 164

    Art.133 relativo alla determinazione della pena e art.164 relativo all'applicazione delle circostanze attenuanti; invocati dal ricorrente per censurare la quantificazione della pena e la mancanza di indicazione della pena base e della diminuzione per attenuanti generiche, profilo rimasto assorbito ma comunque rilevante per la corretta motivazione in un nuovo giudizio.

  • codice penale, art. 240

    Richiamato in relazione alla confisca; la Corte sottolinea la necessità che la confisca sia disposta con chiarezza nel dispositivo e adeguatamente motivata.

  • decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 art. 23

    Norma che ha consentito la trattazione scritta del procedimento dinanzi alla Corte, procedura seguita nell'istruttoria di cassazione.

Massime di principio

  • La condanna per custodia negligente di armi (art. 20 legge 110/1975) richiede una motivazione concreta che colleghi le modalità di custodia al reale rischio di accesso da parte di terzi; non è sufficiente una valutazione astratta o ipotetica.
  • Fatti noti come porta blindata, infissi chiusi dall'interno e assenza di terzi in casa devono essere considerati e valutati esplicitamente nella motivazione quando rilevanti per l adempimento dell obbligo di diligenza.
  • La denuncia di furto o il mero rinvenimento delle armi non può sostituire accertamenti concreti sulle modalità di custodia; il giudice deve spiegare come, concretamente, terzi avrebbero potuto impossessarsi delle armi.
  • La determinazione della pena deve indicare la pena base e il calcolo delle eventuali riduzioni (es. per attenuanti generiche); la mancanza di tali indicazioni configura vizio motivazionale.
  • La misura della confisca deve essere espressamente disposta nel dispositivo e coerentemente motivata nella parte motiva della sentenza; discrepanze tra dispositivo e motivazione sono viziate.
  • Se il ricorrente rinuncia alla prescrizione, la questione della estinzione del reato per prescrizione non può più essere utilizzata a suo favore; tuttavia ciò non esclude rilevanti vizi di motivazione che impongano annullamento e rinvio.
  • In casi di carenza motivazionale la Cassazione frequentemente annulla e rinvia per un nuovo giudizio in diversa composizione, lasciando al giudice di merito l onere di un nuovo e completo esame dei fatti.

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