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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20309/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un precetto notificato da una lavoratrice all'azienda sanitaria per il pagamento di somme riconosciute da una precedente sentenza del giudice del lavoro, che aveva dichiarato la nullità del termine apposto a contratti a termine e aveva condannato l'ente al pagamento, a titolo risarcitorio, di una somma parametrata alla retribuzione mensile netta prevista nell'ultimo contratto a termine, dalla messa in mora fino alla sentenza. In sede di opposizione al precetto, il Tribunale aveva ritenuto ancora dovuto un residuo importo; la Corte d'appello, invece, riformando, ha interpretato il titolo esecutivo nel senso che il parametro fosse lo stipendio tabellare netto previsto dal CCNL di comparto richiamato nel contratto individuale, pari a euro 618,82, e non l'importo dell'ultima busta paga di novembre 2006 comprensivo di voci accessorie. La lavoratrice ha quindi proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato nullità della sentenza per violazione degli artt. 324, 112, 474 e 615 c.p.c. e del CCNL, sostenendo che la Corte territoriale avesse indebitamente integrato il titolo esecutivo e commesso ultrapetizione riducendo la base di calcolo da euro 763,82 (ultima busta paga) a euro 618,82; con il secondo ha denunciato violazione dei principi comunitari posti a fondamento della decisione originaria, invocando la Direttiva 1999/70/CE e la necessità di rapportare il risarcimento all'ultima retribuzione netta, analogamente alla retribuzione globale di fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che i motivi si limitavano a proporre una diversa interpretazione del titolo esecutivo, senza confrontarsi con i canoni ermeneutici applicabili né indicare specificamente il precetto sostanziale asseritamente violato, la parte del provvedimento passato in giudicato contenente il precetto e gli eventuali elementi extratestuali rilevanti. Ha inoltre escluso il vizio di ultrapetizione, osservando che il giudice d'appello non aveva attribuito un bene diverso o maggiore rispetto a quello domandato, ma aveva semplicemente interpretato il titolo e utilizzato come base di calcolo lo stesso importo mensile di euro 618,82. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    I motivi di ricorso sono stati ritenuti inidonei a veicolare una censura ammissibile perché non denunciavano correttamente la violazione delle regole di interpretazione del titolo esecutivo e non superavano i requisiti di specificità richiesti per il sindacato di legittimità.

  • art. 324 c.p.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, in relazione al giudicato sostanziale contenuto nel titolo esecutivo.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per escludere l'ultrapetizione: il giudice non è vincolato all'interpretazione delle parti sugli atti e può valutare autonomamente i documenti rilevanti.

  • art. 474 c.p.c.

    Richiamato come norma sul titolo esecutivo, ma la censura è stata dichiarata inammissibile per difetto di specificità.

  • art. 615 c.p.c.

    Richiamato quale base dell'opposizione all'esecuzione/precetto, ma non utilmente invocato nel ricorso.

  • art. 2909 c.c.

    Il sindacato sulla interpretazione del titolo esecutivo giudiziale passato in giudicato è ammissibile in cassazione se si denuncia la violazione del giudicato sostanziale, con specifica indicazione del precetto e degli elementi rilevanti.

  • art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Il ricorso deve indicare specificamente il precetto sostanziale asseritamente violato, pena inammissibilità.

  • art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso deve riportare il provvedimento passato in giudicato e gli eventuali elementi extratestuali rilevanti per l'interpretazione del titolo.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La decisione è stata adottata in camera di consiglio sulla base di proposta ex art. 380-bis.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È stata dichiarata la sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • Direttiva CEE 1999/70/CE

    Richiamata dalla ricorrente come fondamento del risarcimento omnicomprensivo, ma non idonea a superare la declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • L'interpretazione del titolo esecutivo giudiziale passato in giudicato è censurabile in cassazione come violazione del giudicato sostanziale solo se il ricorso indica in modo specifico il precetto sostanziale violato e i passaggi del titolo rilevanti, non potendo limitarsi a proporre una lettura alternativa dei fatti o degli atti.
  • Nel giudizio di opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice non commette ultrapetizione se interpreta autonomamente gli atti e i documenti rilevanti, purché non attribuisca alla parte un bene diverso o maggiore rispetto a quello richiesto.
  • Quando il titolo esecutivo rinvia a un parametro contrattuale o collettivo per la quantificazione della somma dovuta, l'interpretazione deve confrontarsi con il testo del titolo e con gli eventuali elementi extratestuali ritualmente acquisiti; la mera allegazione di un diverso importo derivante da una busta paga non è sufficiente se il titolo richiama un diverso criterio di calcolo.
  • Il ricorso per cassazione che contesti l'interpretazione del giudicato deve essere autosufficiente anche sotto il profilo documentale, riportando e producendo gli atti e i contratti indispensabili per consentire il controllo di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniOpposizioni esecutiveLicenziamento
RamiProcesso civileLavoro
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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