Cassazione Penale, Sentenza n. 26327/2026 del 14/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La vicenda riguarda un orologio Rolex dato in pegno a una società operante nel credito su pegno da un soggetto che lo aveva consegnato come garante; il bene era stato però oggetto di furto in danno della proprietaria originaria, alla quale il pubblico ministero aveva disposto la restituzione con decreto di dissequestro. La società aveva proposto opposizione davanti al G.i.p., sostenendo il proprio diritto alla restituzione del bene in quanto possessore in buona fede al momento della ricezione in pegno, richiamando la disciplina del possesso vale titolo e la normativa di settore sul credito su pegno, nonché la normativa antiriciclaggio come prova di una diligenza adeguata. Il G.i.p. ha rigettato l'opposizione, ritenendo che le verifiche effettuate fossero solo formali e che la società, alla luce di vari indici di sospetto sulla provenienza lecita del bene e sulla posizione del consegnante, non potesse dirsi in buona fede. Nel ricorso per cassazione la difesa ha dedotto violazione degli artt. 1153 e 1147 c.c. e della normativa sul credito su pegno, oltre a vizio di motivazione, sostenendo che la Corte costituzionale avrebbe posto limiti diversi e non avrebbe imposto controlli ulteriori e impropri, come la verifica dei redditi o del patrimonio del cliente; ha inoltre contestato la pertinenza del precedente civile richiamato dal giudice e la logica delle argomentazioni sull'assenza di buona fede.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la ricostruzione del G.i.p. secondo cui, in materia di pegno su beni mobili, la buona fede del soggetto che riceve il bene non è presunta in modo assoluto, ma può essere esclusa quando, al momento della ricezione, emergano elementi ragionevoli di sospetto sulla provenienza illecita e il soggetto non abbia svolto la dovuta diligenza. Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto non illogica la motivazione del provvedimento impugnato, valorizzando le verifiche svolte dalla società stessa, dalle quali erano emersi dati incompatibili con una sicura provenienza lecita del bene o comunque idonei a imporre accertamenti più incisivi. Conseguentemente, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
Il ricorso per cassazione contro l'ordinanza del G.i.p. resa sull'opposizione al decreto del pubblico ministero in materia di restituzione dei beni sequestrati è ammissibile per tutti i motivi previsti dall'art. 606, comma 1, c.p.p.
Costituisce il catalogo dei motivi deducibili in cassazione anche avverso l'ordinanza oggetto di opposizione in materia di restituzione di beni sequestrati.
La regola del possesso vale titolo è richiamata come applicabile anche al pegno di beni mobili, purché il possessore sia in buona fede al momento della consegna.
La buona fede rilevante per l'acquisto a non domino coincide con quella civilistica e non è invocabile da chi ometta la minima diligenza idonea a percepire la lesione dell'altrui diritto.
art. 38 r.d. n. 1279 del 1939
Il Monte dei Pegni può rifiutare la concessione del prestito quando abbia fondato motivo di ritenere che le cose offerte in pegno siano di illegittima provenienza; tale previsione esclude una presunzione assoluta di buona fede.
art. 11 l. 10 maggio 1938 n. 745
La Corte costituzionale ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale e ha chiarito che gli operatori del credito su pegno devono operare con la diligenza richiesta dalle norme civili, penali e speciali di settore.
art. 3 Cost.
La Corte costituzionale, nella pronuncia richiamata, ha escluso il contrasto della disciplina sul credito su pegno con il principio di uguaglianza.
D.lgs. n. 231 del 2007, art. 3
È richiamato dalla difesa per sostenere che gli adempimenti antiriciclaggio integrano un livello di controllo sufficiente; la Corte non accoglie questa lettura come escludente ogni ulteriore dovere di diligenza in presenza di indici di sospetto.
Massime di principio
- Nel pegno su beni mobili, la tutela del possessore in buona fede non opera in modo assoluto: quando emergano indici concreti di possibile provenienza illecita, il ricevente deve svolgere verifiche effettive e non meramente formali.
- La buona fede civilistica rilevante ai fini dell'acquisto a non domino è esclusa dalla colpa, cioè dall'omissione della diligenza minima esigibile in concreto rispetto alle circostanze del caso.
- Gli operatori professionali del credito su pegno non possono limitarsi agli adempimenti documentali standard se la documentazione o i dati acquisiti fanno emergere elementi di sospetto sulla legittima provenienza del bene.
- In sede di legittimità, la valutazione del giudice di merito sull'assenza di buona fede e sulla sufficienza o meno delle verifiche compiute è censurabile solo se affetta da manifeste contraddizioni o illogicità, non quando sia sorretta da un percorso argomentativo coerente e fondato sugli atti.
- Ai fini della restituzione di un bene sequestrato, il diritto del detentore/creditore pignoratizio dipende anche dall'accertamento della buona fede al momento della ricezione del bene; se tale requisito manca, prevale il diritto del proprietario originario alla restituzione.
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