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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33947/2025 del 16/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che li ha ritenuti responsabili di reati connessi agli stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990). Contestano la valutazione probatoria delle intercettazioni (la cosiddetta "droga parlata"), lamentando l'assenza di sequestri o riscontri esterni, la mancata individuazione della qualità e quantità della sostanza, l'assenza di elementi che dimostrino il buon esito di un trasferimento/accordo e, per Minutolo, l'avere ingiustamente assimilato la sua posizione a quella del coimputato, nonostante fosse soltanto un interlocutore.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati e generici. Ha ritenuto che l'apprezzamento del contenuto delle intercettazioni sia questione di fatto riservata al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo nei limiti della manifesta illogicità o irragionevolezza. Ha confermato che, nel caso di "droga parlata", il giudice deve motivare con rigore la scelta di condanna e che qui la Corte territoriale ha adempiuto a tale onere: dalle conversazioni emergeva in termini inequivoci la natura della sostanza (cocaina), gli importi e le partite trattate (riferimenti a somme tra 5.000 e 15.000 euro), la disponibilità della sostanza e il ruolo prevalente di Cambareri; Minutolo risultava collegato per frequente contiguità. Pertanto la sentenza di merito è stata ritenuta congrua e i ricorsi respinti. I ricorrenti sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma incriminatrice in materia di stupefacenti; la Corte ha valutato che dalle intercettazioni emergessero elementi (qualitativi e di prezzo) compatibili con detenzione a fini di spaccio e non per uso personale

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'onere motivazionale e le cautele nella valutazione delle dichiarazioni captate: quando la prova consiste nella sola "droga parlata" il giudice deve motivare con particolare rigore e la scelta accusatoria deve fondarsi su dati probatori convincenti "al di là di ogni ragionevole dubbio"

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita la forma e i contenuti delle censure in Cassazione; la Corte indica di aver enunciato il motivo nei limiti strettamente necessari per la motivazione

  • art. 81 cod. pen. (comma finale)

    Richiamata in relazione alla diversa imputazione concorrente; non oggetto di specifica interpretazione nella motivazione se non come indicazione delle fattispecie ritenute violate

Massime di principio

  • La valutazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito; la Cassazione interviene solo per manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione
  • In assenza di sequestro ("droga parlata"), è possibile fondare una condanna sulle sole intercettazioni purché il tenore dei dialoghi sia inequivoco e il giudice fornisca una motivazione rigorosa che escluda alternative plausibili
  • Riferimenti a qualità della sostanza, modalità di assunzione, prezzi e importi elevati costituiscono elementi significativi per distinguere tra uso personale e attività di spaccio
  • La difesa dovrebbe indicare alternative concrete e coerenti rispetto alla ricostruzione accusatoria (es. uso personale, conversazioni equivoche, errori di interpretazione) e contestare elementi fattuali specifici per provare l'insussistenza della tesi dell'accusa
  • Le censure di merito che mirano a rimettere in discussione l'interpretazione probatoria svolta dai giudici di merito sono in genere inammissibili in Cassazione se non accompagnate da argomentazioni che dimostrino manifesta illogicità o contraddittorietà
  • Quando si basa un'accusa su conversazioni cifrate o gergali, il giudice di merito deve spiegare con riferimento a massime di esperienza e circostanze concrete perché l'interpretazione adottata è la più attendibile

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