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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01385/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente, già destinatario di due sentenze irrevocabili per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, aveva chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra i fatti oggetto delle due decisioni. Il Tribunale di Milano aveva rigettato la richiesta ritenendo non dimostrata l'unicità del disegno criminoso. Con il ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 81 c.p., sostenendo che il rigetto fosse stato fondato solo sulla distanza temporale tra i fatti, senza valorizzarne la sostanziale omogeneità.

La decisione

La Corte ha ritenuto manifestamente infondate le censure. Ha confermato che, ai fini del riconoscimento della continuazione, l'identità del disegno criminoso deve essere già rintracciabile sin dal momento della commissione del primo reato e non può essere desunta in modo astratto dalla sola omogeneità delle condotte. Nel caso concreto, dagli atti non emergevano elementi concreti idonei a dimostrare un programma unitario; al contrario, i due reati risultavano commessi a distanza di circa tre anni, circostanza ritenuta di per sé significativa per escludere l'unicità del disegno criminoso, che comunque avrebbe dovuto essere valutata con riferimento a un momento anteriore all'inizio della prima condotta, risalente addirittura al 2018. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che l'identità del disegno criminoso sia già riconoscibile sin dalla commissione del primo reato; la mera omogeneità delle condotte o il solo dato temporale non bastano a fondarla.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma incriminatrice dei fatti di detenzione a fine di spaccio oggetto delle due sentenze irrevocabili poste a raffronto ai fini della continuazione.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso segue la condanna al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi escludenti la colpa, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione tra reati già giudicati con sentenze irrevocabili, l'unicità del disegno criminoso deve essere desumibile da elementi concreti presenti sin dall'origine del primo reato, non potendo essere ricostruita ex post in modo meramente congetturale.
  • La sola omogeneità del tipo di condotta e la natura similare dei reati non sono sufficienti, da sole, a provare il medesimo disegno criminoso quando manchi un quadro fattuale indicativo di un programma unitario preesistente.
  • Un significativo intervallo temporale tra i fatti può costituire un indice negativo rispetto alla configurabilità della continuazione, soprattutto se non accompagnato da ulteriori elementi dimostrativi di una progettazione unitaria.
  • Nel giudizio di legittimità non è consentito sollecitare una diversa lettura del materiale fattuale rispetto a quella compiuta dal giudice di merito quando la motivazione impugnata risulti congrua e logicamente coerente.
  • L'inammissibilità del ricorso per cassazione, salvo che emerga assenza di colpa nella sua proposizione, comporta la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MateriePena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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