Sentenza del 08/07/2015 n. 14216 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia ha impugnato la sentenza della CTR della Sardegna, sezione staccata di Sassari, n. 65/08/09, depositata il 12 giugno 2009, limitatamente all’esclusione degli interessi sul credito d’imposta indebitamente compensato. Ha dedotto la violazione del D.P.R. n. 602/1973, art. 20, dell’art. 1282 c.c. e dell’art. 10 della L. n. 212/2000: secondo l’Ufficio, riconosciuta l’indebita fruizione del credito, erano dovuti gli interessi corrispettivi, mentre la buona fede può rilevare, ai sensi dello Statuto del contribuente, soltanto per interessi moratori.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia e cassato la sentenza impugnata nella parte relativa agli interessi. Decidendo nel merito, ha dichiarato dovuti gli interessi sull’imposta non versata alla scadenza, poiché il credito era stato illegittimamente compensato dopo la decadenza derivante dal mancato invio tempestivo del modello CVS. Ha invece confermato che le sanzioni non sono dovute: la CTR le aveva escluse e l’Agenzia non aveva impugnato tale statuizione, prestando acquiescenza. La CTP di Sassari aveva inizialmente rigettato il ricorso della società; la CTR aveva confermato il recupero del credito, escludendo interessi e sanzioni. Le spese dell’intero giudizio sono state compensate. La decisione è stata assunta il 7 maggio 2015 e depositata l’8 luglio 2015.
Norme richiamate
Legge n. 212/2000, art. 10, commi 1 e 2
Quanto agli interessi, la norma ne limita espressamente l’applicazione ai soli interessi moratori (cfr. Cass. civ. sez. V 22 febbraio 2013, n. 4522; Cass. civ. sez. V 13 ottobre 2011, n. 21070) e la ragione è coerente, nei casi de quibus, all’esclusione dell’elemento soggettivo della colpa che è alla base dell’irrogazione della sanzione amministrativa tributaria e della mora debendi nell’obbligazione pecuniaria, di cui quella tributaria è una species.
La buona fede e i principi di collaborazione possono escludere, alle condizioni previste dalla norma, le sanzioni e gli interessi moratori, ma non eliminano gli interessi corrispettivi dovuti sul tributo non pagato.
La sentenza impugnata, invece, nella fattispecie, ha escluso tout court, sulla base dell’improprio riferimento alla L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2 (cd. Statuto del contribuente) la debenza degli interessi, sebbene essi nella fattispecie in esame dovessero qualificarsi come interessi corrispettivi, che si producono di pieno diritto nel caso di crediti liquidi ed esigibili, in ragione della generale norma dell’art. 1282 c.c. e, con riferimento all’obbligazione tributaria a seguito dell’accertamento d’ufficio, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 20.
Gli interessi corrispettivi maturano di diritto sui crediti liquidi ed esigibili; la buona fede del contribuente non ne esclude la debenza.
La sentenza impugnata, invece, nella fattispecie, ha escluso tout court, sulla base dell’improprio riferimento alla L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2 (cd. Statuto del contribuente) la debenza degli interessi, sebbene essi nella fattispecie in esame dovessero qualificarsi come interessi corrispettivi, che si producono di pieno diritto nel caso di crediti liquidi ed esigibili, in ragione della generale norma dell’art. 1282 c.c. e, con riferimento all’obbligazione tributaria a seguito dell’accertamento d’ufficio, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 20.
Nel caso di accertamento d’ufficio dell’obbligazione tributaria, la norma sostiene la debenza degli interessi sul tributo che avrebbe dovuto essere pagato alla scadenza e che è stato indebitamente compensato.
La disposizione costituisce il fondamento del credito d’imposta oggetto di recupero; nella vicenda la contribuente ne aveva fruito indebitamente per gli anni 2001 e 2002.
Legge n. 289/2002, art. 62, comma 1, lettera a)
La disposizione è richiamata quale base dell’obbligo di trasmettere nei termini il modello CVS; l’omissione ha determinato la decadenza dal credito d’imposta e la legittimità del suo recupero.
Massime di principio
- Quando un contribuente perde il diritto a un credito d’imposta per inosservanza di un adempimento previsto dalla legge e lo ha già utilizzato in compensazione, il tributo indebitamente compensato può essere recuperato con i relativi interessi.
- Occorre distinguere gli interessi moratori da quelli corrispettivi: la buona fede prevista dallo Statuto del contribuente può incidere sugli interessi moratori, ma non esclude automaticamente quelli corrispettivi maturati sul tributo non versato alla scadenza.
- L’esclusione delle sanzioni e quella degli interessi sono questioni distinte: la buona fede può giustificare l’esclusione delle sanzioni nelle condizioni previste dalla legge senza eliminare il debito per interessi corrispettivi.
- In Cassazione, una statuizione favorevole alla parte intimata che non sia stata impugnata dalla controparte resta ferma; in questa vicenda, l’esclusione delle sanzioni è rimasta valida perché l’Agenzia aveva contestato soltanto la decisione sugli interessi.
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