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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28649/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. Il ricorrente deduce: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla competenza territoriale (contestando la determinazione del locus commissi delicti e sostenendo che, in mancanza di certezza sul luogo dell'accordo, dovesse applicarsi il criterio residuale dell'art. 9, comma 2 c.p.p. con riferimento alla sua residenza a Palermo); 2) vizio della motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza (contestando l'identificazione nelle immagini video, l'assenza di droga nelle verifiche sull'auto, l'inutilità di alcune riprese e che in un episodio non si era presentato alla consegna); 3) vizio della motivazione sulle esigenze cautelari, lamentando la carenza di valutazione della concretezza e attualità del pericolo di reiterazione e proponendo l'assegnazione agli arresti domiciliari presso l'abitazione di una parente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto generica e ipotetica l'eccezione di incompetenza territoriale: non essendo certo se l'accordo si fosse perfezionato per telefono o sul luogo della consegna, la competenza è stata correttamente individuata nel luogo della consegna (abitazione dell'acquirente a Castellammare del Golfo) in applicazione dell'art. 9, comma 1 c.p.p. e dei criteri di connessione dell'art. 16 c.p.p. I motivi sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari sono stati ritenuti invece inammissibili perché si limitano a proporre una diversa valutazione del materiale probatorio (che comprende intercettazioni, dati GPS, riprese video, sequestri, osservazioni e dichiarazioni degli acquirenti) riservata al giudice di merito. Il Tribunale aveva motivato in modo congruo la necessità della custodia in carcere valorizzando le modalità dell'attività illecita come indicatrici di stabile inserimento nel mercato dello spaccio; i precedenti non specifici sono stati valorizzati limitatamente agli effetti previsti dalla legge. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 9 cod. proc. pen.

    art. 9, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    La corte ha applicato la regola suppletiva del comma 1 (luogo dell'azione/ultima azione, ossia luogo della consegna) prevalente sui criteri residuali del comma 2 (residenza/dimora/domicilio) perché non risultava accertato il luogo di formazione dell'accordo.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    art. 16, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato il criterio per i reati connessi: prevale la competenza del giudice del reato connesso più grave di cui sia noto il luogo di consumazione; la Corte ha osservato che la ricostruzione ipotetica non specificava l'anteriorità o la gravità di ciascun episodio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., dalla declaratoria di inammissibilità è derivata la condanna del ricorrente al pagamento di una somma (determinata in euro 3.000) e delle spese del procedimento.

  • art. 275 cod. proc. pen. (novellato)

    art. 275, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la disposizione nella valutazione prospettica della pena e dell'impatto dei precedenti non specifici sulla possibilità di misure alternative o sulla prognosi della pena, come considerazione ai fini cautelari.

  • artt. 110, 81 cod. pen.

    Norme penali richiamate per la contestazione di concorso e partecipazione ai reati contestati; presenti nel capo d'imputazione ma oggetto della valutazione di merito.

  • art. 73, comma 1 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale in materia di stupefacenti oggetto dell'imputazione; richiamata nell'inquadramento del reato di cessione di sostanze stupefacenti.

Massime di principio

  • Se il luogo dell'accordo (contrattazione) non è accertabile, la competenza territoriale può essere determinata sul luogo dell'ultima azione rilevante (es. luogo di consegna) ai sensi dell'art. 9 c.p.p.; la deduzione ipotetica che l'accordo si sia formato altrove è inadeguata se non supportata da elementi specifici.
  • Le eccezioni di incompetenza territoriale devono essere specifiche e indicare il diverso giudice ritenuto competente; le doglianze generiche o astratte sono inammissibili.
  • In Cassazione non è consentita una rinnovata valutazione del merito probatorio: le censure che mirano a una diversa lettura delle prove (identificazione video, valutazione di intercettazioni, rilievo di assenze di riscontri) sono normalmente inammissibili se non denunciano vizi di diritto o contraddizioni manifeste nella motivazione.
  • Per ottenere la revoca di misure cautelari bisogna dimostrare concretamente l'assenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio o di reiterazione) e proporre misure alternative concrete e idonee; la mera offerta di ospitalità presso terzi senza dimostrare che ciò annulli le esigenze cautelari può non essere sufficiente.
  • Prove tecniche e logistiche (intercettazioni, dati GPS, video, sequestri e dichiarazioni di acquirenti) consentono al giudice di merito di fondare la gravità indiziaria; contestazioni generiche sull'attendibilità di tali elementi devono essere sollevate nel merito con indicazione di specifici profili di illegittimità o contrasto probatorio.
  • I precedenti non specifici hanno un peso limitato nella valutazione cautelare ma possono incidere su profili come la non concessione di benefici o sulla prognosi della pena; la loro esistenza non esclude di per sé la custodia cautelare se le modalità dell'attività criminosa indicano elevata pericolosità.

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