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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04360/2025 del 03/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, contestando con il primo motivo la qualificazione della condotta come destinata allo spaccio e sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. Con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto la prima censura inammissibile perché diretta a sollecitare una rivalutazione del merito e delle emergenze istruttorie, non consentita in sede di legittimità; ha inoltre reputato congrua e non manifestamente illogica la motivazione della Corte di appello, che aveva valorizzato il consistente rinvenimento di marijuana suddivisa in più involucri e occultata in diversi punti dell'abitazione, oltre al possesso di bilancino di precisione, tritaerba e carta stagnola, elementi incompatibili con l'uso personale. Quanto alle attenuanti generiche, la Corte ha considerato manifestamente infondata la doglianza, essendo stata negata in ragione dei precedenti penali specifici dell'imputato e della perdurante attività illecita nel settore degli stupefacenti per un arco temporale molto esteso.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il primo motivo mirasse a una nuova valutazione del fatto e che il secondo fosse manifestamente infondato, poiché la motivazione sulla destinazione a spaccio e sul diniego delle attenuanti generiche era logica, congrua e sorretta da elementi oggettivi e dai precedenti penali specifici. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Disposizione posta a base della condanna per il reato in materia di stupefacenti; la Corte ne presuppone l'applicazione in relazione alla detenzione di sostanza non destinata a uso personale ma allo spaccio.

  • art. 62-bis c.p.

    Richiamato implicitamente dalla doglianza sul diniego delle circostanze attenuanti generiche; la Corte considera legittimo il mancato riconoscimento in presenza di precedenti specifici e di una protratta attività illecita.

  • art. 606 c.p.p.

    Evocato in via implicita dal riferimento ai limiti delle censure deducibili in cassazione, poiché la doglianza sulla destinazione allo spaccio è stata ritenuta diretta a ottenere una rivalutazione del merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove già esaminate dai giudici di merito.
  • La destinazione a spaccio della sostanza stupefacente può essere desunta da un complesso di indici fattuali oggettivi, quali quantità detenuta, frazionamento in involucri, occultamento in più punti dell'abitazione e possesso di strumenti tipicamente funzionali alla cessione.
  • La scarsa qualità dello stupefacente non esclude di per sé la finalità di spaccio, potendo la sostanza essere comunque destinata a un mercato di acquirenti interessato.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo se sorretto da una motivazione che valorizzi precedenti penali specifici e la reiterazione o protrazione dell'attività criminosa.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende nei limiti di legge.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

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