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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04353/2025 del 03/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente, condannato per un reato in materia di stupefacenti definito in appello con concordato sui motivi ex art. 599-bis c.p.p., ha dedotto un unico motivo di ricorso per cassazione lamentando vizio di motivazione sulla qualificazione dei fatti ai sensi del comma 5 dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. In sostanza sosteneva che la condotta dovesse essere ricondotta alla minore gravità del fatto, contestando la valutazione operata in sede di merito sulle modalità dell'azione, sulla complessità dell'organizzazione e sul dato quantitativo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che, nel giudizio instaurato contro una sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p., sono deducibili solo censure attinenti alla formazione della volontà di aderire al concordato, al consenso del procuratore generale, al contenuto difforme della decisione rispetto all'accordo e, in generale, all'eventuale pena illegale. Nel caso concreto, però, la doglianza non investiva un errore di qualificazione giuridica in senso proprio, ma questioni di fatto e di merito precluse in cassazione dopo il concordato sui motivi di appello. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    nel ricorso avverso sentenza resa all'esito del concordato sui motivi di appello sono ammissibili solo censure sulla formazione del consenso, sul consenso del procuratore generale, sulla difformità della pronuncia rispetto all'accordo e sulla pena illegale; restano precluse doglianze rinunciate o di merito

  • art. 129 c.p.p.

    la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non è deducibile nel ricorso contro sentenza ex art. 599-bis c.p.p., secondo i precedenti richiamati

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    la richiesta del ricorrente mirava a ottenere la qualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità

  • art. 599 c.p.p.

    richiamato come precedente disciplina del concordato sui motivi di appello, ritenuta sostanzialmente riprodotta dall'attuale art. 599-bis c.p.p.

Massime di principio

  • Avverso la sentenza resa all'esito del concordato sui motivi di appello, il ricorso per cassazione è circoscritto a vizi che attengono alla validità dell'accordo processuale, al consenso del pubblico ministero e alla corrispondenza tra accordo e decisione; non è consentito rimettere in discussione il merito delle valutazioni rinunciate.
  • La qualificazione del fatto può essere censurata in cassazione solo se la doglianza non richiede un nuovo apprezzamento del compendio fattuale; quando la contestazione investe modalità della condotta, organizzazione e quantità, la censura è sostanzialmente di merito ed è inammissibile nel giudizio di legittimità successivo al concordato.
  • Nel sistema del concordato sui motivi di appello, l'accordo tra le parti comporta una rinuncia alle ulteriori doglianze incompatibili con i punti concordati, salva l'ipotesi di pena illegale.
  • I vizi attinenti alla determinazione della pena non sono autonomamente deducibili in cassazione se non si traducono in una illegittimità della sanzione inflitta.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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