Cassazione Civile, Ordinanza n. 09758/2026 del 16/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce dall’impugnazione, da parte di una contribuente, di un avviso di presa in carico notificato dal concessionario della riscossione in relazione a somme dovute a seguito di un accertamento fiscale relativo all’anno d’imposta 2010. La contribuente deduceva che l’atto fosse illegittimo perché quantificava erroneamente le somme sulla base dell’imponibile originariamente accertato invece che su quello rideterminato in autotutela, e perché includeva integralmente le sanzioni nonostante la pendenza dell’appello sulla sentenza di primo grado. In secondo grado la CTR aveva rigettato l’appello dell’Amministrazione, ritenendo che vi fosse duplicazione della richiesta di pagamento e che le somme non fossero dovute per effetto di uno sgravio pregresso. In cassazione le ricorrenti articolavano tre motivi: 1) violazione dell’art. 112 c.p.c. per ultrapetizione e omessa pronuncia, perché la CTR avrebbe annullato l’atto per una duplicazione non dedotta e non avrebbe deciso sulla quantificazione residua; 2) violazione dell’art. 32, comma 2, n. 4, d.lgs. n. 546 del 1992 per motivazione incomprensibile, sgrammaticata e contraddittoria; 3) violazione dell’art. 29 d.l. n. 78 del 2010, assumendo che l’atto di presa in carico non fosse duplicazione dell’intimazione ma fase della medesima procedura di riscossione. La controricorrente eccepiva inoltre l’inammissibilità del ricorso dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per inesistenza della notificazione e inefficacia di un successivo atto di correzione.
La decisione
La Corte ha ritenuto assorbite sia le censure sul merito della sentenza d’appello sia l’eccezione di inammissibilità relativa alla notificazione del ricorso, perché ha rilevato d’ufficio l’originaria inammissibilità del ricorso introduttivo della contribuente per difetto di interesse ad agire. Ha affermato che l’avviso di presa in carico non è, di regola, un atto autonomamente impugnabile ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992, poiché non ha natura provvedimentale né efficacia lesiva autonoma; l’eccezione alla regola opera solo se esso costituisce la prima comunicazione dell’esistenza di un atto tributario lesivo presupposto non conosciuto dal contribuente. Nel caso concreto, però, la contribuente aveva pacificamente ricevuto e impugnato sia l’avviso di accertamento sia l’intimazione di pagamento, sicché mancava un interesse attuale e concreto a impugnare il successivo avviso di presa in carico. Per questa ragione la Corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata ai sensi dell’art. 382, comma 3, c.p.c., dichiarando inammissibile il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e compensando integralmente le spese di tutti i gradi.
Norme richiamate
art. 29 d.l. n. 78 del 2010 conv. dalla l. n. 122 del 2010
richiamato come base normativa dell’atto di presa in carico e della procedura di riscossione, ma la Corte non ne fonda la decisione di merito perché risolve la lite sul difetto di interesse ad agire
art. 15 d.P.R. n. 602 del 1973
richiamato nel fatto come norma sulla riscossione provvisoria di un terzo delle imposte in pendenza di impugnazione
art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992
l’avviso di presa in carico non rientra, di regola, tra gli atti autonomamente impugnabili; sono impugnabili solo gli atti amministrativi aventi natura provvedimentale o l’atto che costituisca prima comunicazione di un precedente atto lesivo non conosciuto
invocato nel primo motivo per ultrapetizione e omessa pronuncia, ma il motivo resta assorbito
art. 32, comma 2, n. 4, d.lgs. n. 546 del 1992
invocato nel secondo motivo per difetto di motivazione, ma il motivo resta assorbito
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
richiamato come parametro del terzo motivo di ricorso
art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.
richiamato come parametro dei primi due motivi di ricorso
consente la cassazione senza rinvio quando la causa non poteva essere proposta
Massime di principio
- In materia tributaria sono impugnabili solo gli atti espressamente indicati dall’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992 e, in generale, gli atti amministrativi aventi natura provvedimentale e capacità lesiva autonoma; restano esclusi gli atti meramente comunicativi o ricognitivi, privi di immediata incidenza sulla sfera giuridica del contribuente.
- L’avviso di presa in carico non è normalmente un atto autonomamente impugnabile, perché si limita a comunicare la presa in carico della riscossione di un credito già sorto ed esecutivo, senza modificare unilateralmente la posizione sostanziale o processuale del destinatario.
- L’impugnazione dell’avviso di presa in carico è ammissibile solo se esso costituisce la prima e unica comunicazione dell’esistenza di un precedente atto impositivo o della riscossione di un atto lesivo non precedentemente conosciuto dal contribuente.
- Il difetto di interesse ad agire integra una condizione dell’azione rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo e, se manca sin dall’origine, comporta l’inammissibilità del ricorso introduttivo e la cassazione senza rinvio della sentenza che abbia deciso sul merito.
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