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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09724/2026 del 16/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (committente)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo ottenuto per il pagamento del corrispettivo di lavori eseguiti presso l'abitazione dei committenti. I committenti proposero opposizione deducendo che le opere erano state eseguite in modo incompleto e con vizi, chiedendo la risoluzione del contratto, la restituzione delle somme versate e il risarcimento dei danni. La domanda riconvenzionale fu poi separata e decisa dal Tribunale, che accertò l'inesatto adempimento e condannò il prestatore d'opera al risarcimento. In appello, il soccombente sostenne che il giudicato derivante dal decreto ingiuntivo non opposto, divenuto definitivo per l'estinzione dell'opposizione, coprisse non solo il credito azionato ma anche tutte le vicende anteriori del rapporto, precludendo in separata sede la contestazione dell'esatto adempimento e la domanda risarcitoria. Con l'unico motivo di ricorso per cassazione dedusse violazione e falsa applicazione degli artt. 324 c.p.c., 645 c.p.c. e 2909 c.c., lamentando che la Corte d'appello avesse erroneamente escluso l'efficacia del giudicato monitorio.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il motivo. Ha affermato che il giudicato formatosi sul decreto ingiuntivo non opposto o divenuto definitivo per estinzione dell'opposizione copre il credito azionato, il rapporto e il titolo, nonché i fatti impeditivi, estintivi e modificativi anteriori non dedotti, ma non si estende a domande diverse per petitum e causa petendi. Nel caso concreto, la pretesa monitoria di pagamento del corrispettivo e la successiva domanda riconvenzionale di risarcimento per inesatto adempimento erano autonome e distinte, pur riferite al medesimo rapporto contrattuale. La Corte ha inoltre rilevato che la motivazione della sentenza d'appello non era corretta nella parte in cui faceva leva sulla prosecuzione del medesimo giudizio dopo la separazione della domanda, ma ha corretto la motivazione ai sensi dell'art. 384, ultimo comma, c.p.c., confermando comunque il dispositivo. Il ricorso è stato quindi rigettato; nulla è stato disposto per le spese, non avendo gli intimati svolto difese, ed è stato dichiarato l'obbligo del ricorrente di versare l'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    viene richiamato come base formale del motivo di ricorso, ma la censura viene ritenuta infondata nel merito

  • art. 324 c.p.c.

    il giudicato formale del decreto ingiuntivo definitivo opera nei limiti propri dell'efficacia del giudicato

  • art. 645 c.p.c.

    l'opposizione a decreto ingiuntivo, se estinta o non proposta, incide sulla definitività del decreto, ma non amplia oltre misura l'oggetto del giudicato

  • art. 2909 c.c.

    il giudicato sostanziale copre il dedotto e il deducibile entro i limiti di identità di parti, petitum e causa petendi

  • art. 384 c.p.c.

    consente la correzione della motivazione quando la questione sia solo di diritto e non richieda nuovi accertamenti di fatto

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    fondamento dell'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso

  • art. 13, comma 1-bis, D.P.R. n. 115/2002

    richiamato per la misura dell'ulteriore importo dovuto

  • L. n. 228/2012, art. 1, comma 17

    norma che ha inserito il comma 1-quater nell'art. 13 del D.P.R. n. 115/2002

Massime di principio

  • Il giudicato derivante da decreto ingiuntivo non opposto o divenuto definitivo per estinzione dell'opposizione copre non solo il credito azionato, ma anche il rapporto e il titolo posti a base del ricorso monitorio, oltre ai fatti impeditivi, estintivi e modificativi anteriori che avrebbero potuto essere dedotti in opposizione.
  • L'efficacia del giudicato presuppone identità soggettiva e oggettiva tra la precedente causa e quella successiva: se mutano petitum o causa petendi, il giudicato non preclude la nuova domanda, anche se collegata allo stesso rapporto contrattuale.
  • La domanda del creditore per il corrispettivo e la domanda del committente per il risarcimento dei danni da inesatto adempimento costituiscono pretese distinte, perché si fondano su diverso petitum e diversa causa petendi; il riconoscimento del diritto al compenso non esclude l'autonoma azione risarcitoria per vizi o difformità dell'opera.
  • Quando la sentenza di merito è conforme a diritto ma la motivazione è erronea solo in punto giuridico e non servono ulteriori accertamenti di fatto, la Cassazione può correggere la motivazione ex art. 384, ultimo comma, c.p.c. senza cassare la decisione.
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