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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09357/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (società)

La controversia

La controversia nasce dall’insinuazione al passivo, con richiesta di prededuzione e in subordine di privilegio, di un credito pari all’imposta di registro pagata da una società terza in luogo della società poi assoggettata ad amministrazione straordinaria, in relazione a contratti di locazione di immobili del gruppo. La procedura aveva escluso il credito sostenendo, da un lato, la nullità dell’intera operazione societaria e dei contratti di locazione collegati, perché funzionali a una distrazione del patrimonio immobiliare del gruppo in violazione di norme imperative e in frode alla legge; dall’altro lato, l’operatività dell’abuso di dipendenza economica ex art. 9 l. 192/1998; infine, la mancata adesione ai contratti e il mancato subentro della procedura nei rapporti pendenti. La società opponente aveva replicato che i contratti erano validi e che il credito doveva essere ammesso in prededuzione, poiché le prestazioni erano state rese in pendenza di amministrazione straordinaria. Con il ricorso per cassazione la procedura ha dedotto: omesso esame di fatti decisivi sul carattere distrattivo dello spin off immobiliare; violazione degli artt. 1344, 1418, 2423, 2426, 2433, 2445 e 2626 c.c. per avere escluso la nullità del contratto di locazione e dell’operazione collegata; violazione dell’art. 9 l. 192/1998 per mancato rilievo dell’abuso di dipendenza economica; violazione dell’art. 50 d.lgs. 270/1999 e dell’art. 1-bis d.l. 134/2008 conv. in l. 166/2008 per avere ritenuto dovuta la prededuzione anche senza formale subentro della procedura.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha corretto in parte la motivazione del tribunale, affermando in diritto che, quando un contratto sia stipulato in violazione di norme imperative che vietano la stessa stipulazione perché integra un reato-contratto o realizza una distrazione patrimoniale penalmente rilevante, esso è nullo ex art. 1418 c.c.; tuttavia ha ritenuto che tale principio non conducesse, nel caso concreto, alla cassazione del decreto, perché il giudice di merito aveva accertato in fatto che la lesione del patrimonio sociale era già compiutamente realizzata dalle delibere e dalle operazioni societarie di trasferimento degli immobili, e che i contratti di locazione non avevano concorso alla distrazione, ma avevano solo regolato il godimento dei beni ormai usciti dal patrimonio del gruppo. Quanto all’abuso di dipendenza economica, la Corte ha ritenuto corretta la decisione di merito per difetto di prova della dipendenza economica e dell’impossibilità di alternative di mercato. Quanto al mancato subentro, ha ribadito che nell’amministrazione straordinaria i contratti pendenti proseguono ope legis fino a scioglimento, e che le prestazioni eseguite nel frattempo generano crediti prededucibili, senza necessità di una formale dichiarazione di subentro. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e applicazione del contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Il vizio di omesso esame è configurabile solo se il giudice ha omesso la percezione di fatti storici decisivi e controversi; non basta la mancata considerazione di singoli elementi istruttori o una motivazione ritenuta insufficiente.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    La censura per violazione di legge è infondata se la decisione di merito si fonda su un accertamento fattuale non efficacemente scalfito, poiché in tal caso il tema resta quello del vizio di motivazione e non della falsa applicazione di norme.

  • art. 1344 c.c.

    La frode alla legge può giustificare la nullità solo quando il contratto sia strumentalmente diretto a eludere una norma imperativa che vieta il risultato perseguito; non ogni operazione pregiudizievole per i terzi integra di per sé frode alla legge.

  • art. 1418, comma 1, c.c.

    La nullità consegue alla contrarietà a norme imperative anche quando la norma vieti la stessa stipulazione del contratto; in tali casi si tratta di un contratto-reato o comunque di atto la cui esistenza stessa contrasta con il precetto imperativo.

  • artt. 2423, 2426, 2433, 2445 e 2626 c.c.

    Sono richiamati come norme poste a tutela dell’integrità del capitale sociale; la Corte precisa però che la loro violazione, ove avvenuta, riguarda anzitutto le delibere o gli atti societari presupposti, non automaticamente ogni contratto successivo.

  • art. 9 l. 192/1998

    L’abuso di dipendenza economica presuppone una situazione di eccessivo squilibrio e l’impossibilità per il contraente debole di reperire alternative soddisfacenti sul mercato, oltre a una condotta abusiva contraria a buona fede.

  • art. 50 d.lgs. 270/1999

    Nell’amministrazione straordinaria i contratti pendenti continuano ad avere esecuzione fino a quando il commissario eserciti lo scioglimento; il subentro non si presume e richiede una manifestazione espressa, ma la prosecuzione del rapporto è comunque ope legis.

  • art. 1-bis d.l. 134/2008 conv. in l. 166/2008

    L’esecuzione del contratto o la richiesta di esecuzione non fanno venir meno la facoltà di scioglimento del commissario né attribuiscono all’altro contraente i diritti propri del subentro prima della sua espressa dichiarazione.

  • art. 51 d.lgs. 270/1999

    I diritti dell’altro contraente sorti prima dello scioglimento sono regolati, per quanto compatibile, dalle norme sugli effetti dello scioglimento previste dalla legge fallimentare.

  • art. 52 d.lgs. 270/1999

    I crediti sorti per la continuazione dell’esercizio dell’impresa e la gestione del patrimonio del debitore sono soddisfatti in prededuzione.

  • art. 72 l. fall.

    È richiamato come disciplina di riferimento per gli effetti dello scioglimento nei rapporti pendenti, in via di rinvio.

  • art. 111 l. fall.

    È richiamato quale base generale della prededuzione per i crediti sorti in funzione della procedura.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    La Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Un contratto è nullo per contrarietà a norma imperativa quando la norma vieta direttamente la sua stipulazione o quando la sua conclusione realizza un risultato penalmente o civilmente vietato; la nullità non deriva, invece, dal solo fatto che il contratto sia pregiudizievole per i creditori.
  • La mera sussistenza di una complessa operazione societaria distrattiva non comporta automaticamente la nullità di tutti i contratti collegati: occorre verificare in fatto se il singolo contratto abbia effettivamente concorso alla distrazione o se sia rimasto un mero assetto esecutivo successivo a operazioni già perfezionate.
  • Nel giudizio di legittimità, la critica alla ricostruzione fattuale del giudice di merito è proponibile solo entro i limiti rigorosi dell’art. 360 n. 5 c.p.c.; non è consentita una nuova valutazione delle prove né la sostituzione del proprio apprezzamento a quello del giudice di merito.
  • L’abuso di dipendenza economica richiede la prova sia di uno squilibrio eccessivo sia dell’assenza di valide alternative di mercato per il contraente debole; in mancanza di tali elementi l’eccezione va respinta.
  • Nell’amministrazione straordinaria i contratti pendenti proseguono per legge fino a un espresso scioglimento del commissario; i crediti per le prestazioni eseguite nel frattempo sono prededucibili anche senza formale subentro della procedura.

Come è indicizzato

MaterieLiquidazione giudizialeAziendaAmministratoriImpugnazioni
RamiFallimentare / Crisi d'impresaContrattiSocietarioProcesso civile
IstitutiNullitàOnere della provaNesso di causalitàBuona fede e correttezzaPrescrizioneDecadenzaRisoluzione del contratto

Testo integrale

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