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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08507/2023 del 24/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

La controversia

Il giudizio origina dall'impugnazione, davanti al giudice di pace, di un decreto prefettizio di espulsione emesso dopo che il ricorrente aveva presentato istanza di emersione dei rapporti di lavoro irregolare. Il giudice di pace aveva rigettato l'opposizione ritenendo che il richiedente fosse già stato destinatario di un precedente decreto di espulsione e che ciò lo rendesse non ammesso alla procedura di emersione. In cassazione il ricorrente deduce un solo motivo, formalmente sussunto nell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., sostenendo che la motivazione dell'ordinanza impugnata non chiariva se il precedente provvedimento espulsivo fosse stato emesso ai sensi dell'art. 13, commi 1 e 2, lett. c), T.U.I., unica ipotesi che, secondo la disciplina del d.l. n. 34 del 2020, consente di derogare alla regola dell'inespellibilità dello straniero nelle more della procedura di emersione. La doglianza è stata impostata come violazione di legge e come motivazione inintelligibile, perché il ragionamento del giudice di merito non consentiva di verificare la sussistenza del presupposto normativo che giustificava il rigetto dell'opposizione.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso. Ha ricordato che l'art. 103 del d.l. n. 34 del 2020 prevede, da un lato, l'inespellibilità dello straniero nelle more della definizione delle procedure di emersione e, dall'altro, l'eccezione per i soli casi in cui sia stato emesso un provvedimento di espulsione ai sensi dell'art. 13, commi 1 e 2, lett. c), T.U.I. Ha quindi osservato che l'ordinanza del giudice di pace si era limitata ad affermare che il ricorrente era già stato destinatario di un precedente decreto di espulsione, senza specificare le ragioni e la base normativa di quel provvedimento, rendendo così impossibile il controllo sul corretto presupposto di legge. La Corte ha qualificato tale carenza come motivazione apparente / perplessa e obiettivamente incomprensibile, cioè anomalia motivazionale rilevante in cassazione. In accoglimento del ricorso, ha cassato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa al Giudice di pace di Siracusa, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 103, commi 10 e 17, d.l. n. 34 del 2020 convertito con modificazioni dalla L. n. 77 del 2020

    "Nelle more della definizione dei procedimenti di cui al presente articolo, lo straniero non può essere espulso, tranne che nei casi previsti al comma 10"; "Non sono ammessi alle procedure previste dai commi 1 e 2 del presente articolo i cittadini stranieri: a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e dell'articolo 3 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144..."

    La regola è l'inespellibilità dello straniero pendente la procedura di emersione; l'eccezione opera solo se il precedente decreto di espulsione rientra nelle ipotesi tassativamente indicate dalla norma.

  • art. 13, commi 1 e 2, lett. c), d.lgs. n. 286 del 1998

    È richiamato come base normativa del solo tipo di espulsione che può escludere l'accesso alla procedura di emersione e derogare al divieto di espulsione.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È il parametro formalmente invocato per denunciare la violazione di legge; la Corte però valorizza soprattutto il vizio motivazionale effettivamente emergente dal testo dell'ordinanza impugnata.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    È richiamato quale parametro costituzionale del dovere di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali.

  • art. 134, comma 1, c.p.c.

    È richiamato insieme all'art. 111 Cost. per il requisito della motivazione del provvedimento decisorio.

  • art. 213 c.p.c.

    È indicato come strumento che il giudice può utilizzare per acquisire informazioni dalla pubblica amministrazione quando occorra verificare la pendenza o i presupposti di una procedura rilevante ai fini del divieto di espulsione.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    La Corte ribadisce che, nella formulazione applicabile, è denunciabile solo l'anomalia motivazionale che si traduce in violazione di legge costituzionalmente rilevante.

Massime di principio

  • In tema di impugnazione del decreto di espulsione, se il ricorrente deduce specificamente la pendenza di una procedura di emersione del lavoro irregolare, il giudice deve accertare in concreto la veridicità del presupposto dedotto ai fini dell'applicazione del divieto di espulsione.
  • La deroga al divieto di espulsione durante la procedura di emersione è di stretta interpretazione e richiede la verifica che il precedente provvedimento espulsivo rientri esattamente nella tipologia normativa richiamata dalla legge.
  • È censurabile in cassazione la motivazione solo quando manchi, sia apparente, perplessa o obiettivamente incomprensibile, mentre non è più denunciabile il semplice difetto di sufficienza o di completezza argomentativa.
  • La motivazione del giudice di merito è apparente quando afferma la conclusione senza indicare gli elementi di fatto e di diritto che consentano di controllare il percorso logico-giuridico seguito.
  • Quando la decisione dipende dalla natura giuridica di un precedente provvedimento amministrativo, il giudice deve indicarne il contenuto e la base normativa, perché altrimenti non è possibile verificare la correttezza dell'applicazione dell'eccezione prevista dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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