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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17947/2026 del 04/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)

La controversia

L'Ufficio aveva emesso nei confronti di una società un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2015, recuperando a tassazione maggiori ricavi e un maggior reddito imponibile, con conseguente rideterminazione di IRES, IRAP e IVA. La rettifica si fondava sull'acquisto/vendita di una rilevante quantità di stoffa alla principale cliente della contribuente; poiché presso tale cliente non era emerso riscontro della merce come stoffa, l'Ufficio aveva ritenuto che si trattasse in realtà di vendita non dichiarata di divani e poltrone. La CTP aveva accolto il ricorso della società; la CTR aveva poi rigettato l'appello dell'Agenzia, affermando in modo sintetico che gli indizi posti a base dell'accertamento e la mancanza di controlli finanziari non erano sufficienti, per carenza di gravità, precisione e concordanza, a fondare la presunzione di maggiori ricavi ex art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. 600/1973. In cassazione l'Agenzia ha dedotto, con due motivi, da un lato la nullità della sentenza per motivazione inesistente o apparente, dall'altro la violazione delle norme sull'accertamento induttivo e sull'onere della prova, sostenendo che la CTR avesse invertito le regole probatorie e introdotto un illegittimo requisito dei controlli finanziari.

La decisione

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo la motivazione della sentenza di merito meramente apparente e quindi nulla per violazione del "minimo costituzionale" della motivazione. La CTR si era limitata ad affermazioni generiche e apodittiche sull'inidoneità degli indizi e sulla necessità di controlli finanziari, senza spiegare perché gli elementi offerti dall'Ufficio non avessero valenza indiziaria né perché difettassero gravità, precisione e concordanza. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In sede di legittimità la censura sulla motivazione è ammissibile solo nei limiti del "minimo costituzionale": la Corte può sindacare la mancanza assoluta, la motivazione apparente, il contrasto irriducibile o la motivazione perplessa/incomprensibile, ma non la mera insufficienza o contraddittorietà.
  • Nel processo tributario, quando la decisione di merito rigetta o accoglie la pretesa fiscale sulla base di presunzioni, il giudice deve esplicitare in modo intelligibile perché gli elementi indiziari siano o non siano idonei a integrare i requisiti di gravità, precisione e concordanza; affermazioni generiche o apodittiche non consentono il controllo di legittimità.
  • La motivazione è apparente quando il giudice enuncia una conclusione senza rendere percepibile il percorso logico-giuridico seguito e senza confrontarsi in modo effettivo con gli elementi probatori dedotti dalle parti.
  • Se il primo motivo di ricorso comporta la cassazione della sentenza per vizio di motivazione, il secondo motivo che attenga al merito della valutazione probatoria resta assorbito.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaPrescrizioneNullità

Testo integrale

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