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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00396/2025 del 07/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito resta quindi ferma, con conferma della responsabilità penale e del trattamento sanzionatorio già stabilito nei gradi di merito.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la responsabilità per il reato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Con i motivi di ricorso ha contestato: 1) l'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990; 2) il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; 3) la ritenuta recidiva. La Corte ha rilevato che le doglianze erano inammissibili perché meramente reiterative di censure già esaminate e disattese con motivazione congrua. Ha inoltre ribadito che la finalità di spaccio era stata desunta da plurimi elementi di fatto e circostanze concrete, oltre che dalla mancata allegazione dello stato di tossicodipendenza; che la particolare tenuità era stata esclusa per l'entità del danno non esiguo, collegato al numero di dosi ricavabili dai quantitativi rinvenuti di cocaina e marijuana; e che la recidiva era stata correttamente motivata sulla base dei precedenti penali, indicativi di persistente pericolosità e pervicacia nel delinquere.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma incriminatrice richiamata per il reato di detenzione/cessione di stupefacenti a fini di spaccio; la finalità di spaccio può essere desunta da elementi fattuali plurimi e non è sufficiente contestarla in modo generico se la motivazione di merito è congrua.

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è esclusa quando il danno non è esiguo e la quantità di sostanza rinvenuta consente un apprezzabile numero di dosi, rendendo non applicabile l'istituto.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva può essere valorizzata sulla base dei precedenti penali, se questi evidenziano persistente pericolosità e pervicacia nel delinquere, giustificando l'aggravio sanzionatorio.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità sono inammissibili i motivi di ricorso che si limitano a riproporre censure già affrontate e disattese con motivazione congrua nei giudizi di merito.
  • La finalità di spaccio nel reato di stupefacenti può essere accertata attraverso un complesso di elementi indiziari e circostanze concrete, senza necessità di un'unica prova diretta.
  • Il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto è legittimo quando la condotta ha determinato un danno non esiguo, desumibile anche dal quantitativo di droga e dal numero di dosi ricavabili.
  • La recidiva è correttamente applicata quando i precedenti penali sono valutati come indice di abitualità, persistente pericolosità e pervicacia criminosa, con conseguente aggravio sanzionatorio.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta, oltre alle spese, la condanna al pagamento della somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioCause di non punibilitàPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiStupefacentiParte generaleProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiParticolare tenuità del fattoRecidiva

Testo integrale

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