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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13328/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (banca)

La controversia

Una società titolare di un rapporto di conto corrente bancario ha agito in giudizio per ottenere l'accertamento della nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, della pattuizione degli interessi ultralegali e dell'applicazione di interessi usurari, con conseguente condanna della banca alla restituzione delle somme indebitamente addebitate. Il tribunale aveva accolto in parte la domanda, condannando la banca alla restituzione di una somma; la corte d'appello ha rigettato l'appello della correntista, escludendo sia la prova di un affidamento di fatto idoneo a qualificare le rimesse come ripristinatorie, sia la fondatezza delle censure sul criterio di calcolo adottato dal CTU e sull'usura. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto, in sintesi: la violazione delle regole sulla prova e sulla presunzione di esistenza dell'affidamento; la violazione dell'onere della prova in tema di eccezione di prescrizione; la violazione dell'art. 116 c.p.c. per mancata valorizzazione di asserite ammissioni della banca; la violazione delle norme sull'anatocismo e sul criterio di imputazione delle rimesse nel quesito al consulente; omessa pronuncia sui motivi d'appello relativi al CTU e alla pretesa ultrapetizione; violazione della disciplina antiusura e dell'art. 1815 c.c., anche per la mancata considerazione della commissione di massimo scoperto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, dichiarando inammissibili o infondati tutti i motivi. Ha ritenuto che le censure sulla presenza di un affidamento e sulla natura delle rimesse mirassero a una nuova valutazione di merito non consentita in sede di legittimità; ha richiamato il principio secondo cui la banca, nell'eccezione di prescrizione, può limitarsi ad allegare l'inerzia dell'attore in ripetizione; ha escluso che il quesito al CTU reintroducesse surrettiziamente anatocismo o violasse l'art. 1194 c.c.; ha negato il vizio di omessa pronuncia poiché la motivazione della sentenza impugnata era sufficiente e i motivi difettavano di autosufficienza; ha affermato che, in materia di usura, la verifica va compiuta sulle condizioni effettivamente applicate dalla banca e sui numeri debitori risultanti dagli estratti conto, senza depurare il rapporto delle voci illegittime, e che la commissione di massimo scoperto va valutata secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità. La ricorrente è stata condannata alle spese.

Norme richiamate

  • art. 2727 c.c.

    La censura sulla prova presuntiva dell'affidamento è stata ritenuta una mera richiesta di rivalutazione del merito, non scrutinabile in cassazione se non nei limiti del vizio motivazionale.

  • art. 2697 c.c.

    In tema di ripartizione dell'onere probatorio, la banca che eccepisce la prescrizione può limitarsi ad allegare l'inerzia dell'attore in ripetizione e a dichiarare di volersene avvalere; non le incombe l'indicazione analitica delle singole rimesse solutorie.

  • art. 116 c.p.c.

    Non è configurabile violazione del principio di libero convincimento quando la censura mira a ottenere una diversa lettura del materiale istruttorio e degli estratti conto.

  • art. 1283 c.c.

    Il quesito al CTU, che considera separatamente gli interessi passivi al fine di evitare l'anatocismo e calcola gli interessi creditori solo sulla parte effettivamente attiva del saldo, non determina capitalizzazione vietata.

  • art. 112 c.p.c.

    Il vizio di omessa pronuncia non ricorre quando la decisione impugnata, pur sinteticamente motivata, si pone in contrasto con la pretesa della parte e ne comporta il rigetto; inoltre, le censure devono essere specificamente autosufficienti.

  • art. 1194 c.c.

    La doglianza è stata ritenuta inammissibile perché, sotto la veste di violazione di legge, contestava in realtà la qualificazione fattuale delle rimesse e l'esclusione dell'esistenza di un'apertura di credito.

  • art. 1 L. n. 108/1996

    La verifica del superamento del tasso soglia antiusura va effettuata sulle condizioni effettivamente applicate dalla banca, tenendo conto delle commissioni e remunerazioni collegate al credito secondo i criteri di legge e di giurisprudenza, senza depurare il rapporto dalle poste contestate che altererebbero l'accertamento.

  • art. 1815 c.c.

    La deduzione di usurarietà è stata esaminata alla luce della disciplina antiusura e del principio per cui la pattuizione originaria non diventa nulla per il solo fatto che, nel tempo, il tasso superi la soglia, dovendosi distinguere il momento genetico da quello dell'esecuzione.

  • art. 117 TUB

    È richiamato per evidenziare che, se si sostituissero alle condizioni pattuite le condizioni sostitutive di legge, la verifica dell'usura risulterebbe falsata; l'accertamento deve dunque riferirsi alle condizioni concretamente applicate.

Massime di principio

  • La tolleranza della banca verso ripetuti sconfinamenti non equivale, di per sé, a concessione di un affidamento o a modifica implicita del limite di apertura di credito; per riconoscere un affidamento occorre una prova specifica dell'assunzione dell'obbligo da parte dell'istituto.
  • Nel giudizio di ripetizione di indebito bancario, la banca che eccepisce la prescrizione non deve indicare analiticamente tutte le rimesse asseritamente solutorie, essendo sufficiente l'allegazione dell'inerzia dell'attore e la volontà di avvalersene.
  • Il vizio di omessa pronuncia non sussiste quando il giudice di merito, anche con motivazione sintetica, abbia comunque respinto la domanda o la censura proposta; l'art. 112 c.p.c. non impone una replica analitica a ogni argomento difensivo.
  • Un quesito al CTU che separi il calcolo degli interessi passivi per evitare l'anatocismo e determini gli interessi creditori solo sul saldo effettivamente attivo non integra una reintroduzione surrettizia dell'anatocismo.
  • La verifica dell'usura bancaria va compiuta sulle condizioni effettivamente applicate nel rapporto e sui dati contabili originari, tenendo conto delle voci rilevanti ai sensi della disciplina antiusura; non è corretto "depurare" il conto delle poste contestate prima del confronto con il tasso soglia, perché ciò altererebbe l'accertamento del superamento della soglia.

Come è indicizzato

MaterieMutuoConto correnteUsura bancariaContenzioso tributarioImpugnazioniProve
RamiBancario e finanziarioProcesso civileObbligazioni
IstitutiOnere della provaNullitàBuona fede e correttezzaPrescrizione

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