Cassazione Penale, Sentenza n. 23907/2024 del 14/06/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di L'Aquila che aveva annullato la misura cautelare del divieto di dimora in Abruzzo e Molise applicata dal GIP nei confronti di Ferretti per fatti ascritti, tra il 19/11/2021 e il 20/10/2022, come concorso in calunnia (art. 368 c.p.) e in tentata estorsione (artt. 56, 629 c.p.). Il Procuratore deduceva: (i) errata applicazione della legge penale e inadeguata valutazione dei gravi indizi in ordine ai reati contestati (richiamo all'art. 273 c.p.p. e giurisprudenza della Cassazione); (ii) motivazione insufficiente e omissione di esame di atti rilevanti (numerosi procedimenti civili, atti di mediazione, annotazioni di P.G.); (iii) in particolare contestava che il Tribunale avesse misconosciuto la riconducibilità della calunnia in relazione a fatti che avrebbero coinvolto un pubblico ufficiale (CTU Sigismondi) e che avesse escluso acriticamente la configurabilità della tentata estorsione senza valutare la possibile strumentalità e serialità delle azioni giudiziarie tese a ottenere un profitto extragiudiziale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha respinto il primo motivo concernente la calunnia: dall'imputazione non emergono elementi perché possa ritenersi integrato il reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) né gli altri presupposti che renderebbero procedibile d'ufficio la calunnia, per cui l'affermazione del Tribunale sull'insussistenza della calunnia è corretta. Ha invece accolto il secondo motivo relativo alla tentata estorsione: la Corte ha ritenuto che il Tribunale di L'Aquila abbia dato una valutazione astratta ed insufficiente, non tenendo conto della possibilità che una pluralità seriale e pretestuosa di azioni giudiziarie, con richieste economicamente sproporzionate e condanne per lite temeraria, possa configurare un'attività strumentale finalizzata a ottenere un ingiusto profitto extragiudiziale (e quindi integrare, anche nella forma tentata, l'art. 629 c.p.). L'ordinanza impugnata è stata annullata limitatamente al capo relativo alla tentata estorsione e il procedimento è stato rinviato al Tribunale di L'Aquila perché valuti, alla luce del principio di diritto indicato, se le azioni civili abbiano finalità estorsive e se sussistano elementi aggiornati circa la prosecuzione della condotta; la questione delle esigenze cautelari è stata rimessa dopo tale riesame.
Norme richiamate
Non è configurabile il delitto di calunnia allorché la falsa incolpazione abbia ad oggetto un reato procedibile a querela in relazione al quale la stessa non sia stata presentata
La Corte ha ritenuto che, nello stato delle imputazioni, non emergono elementi idonei a configurare la calunnia in quanto non risultano contestati fatti idonei a integrare reati procedibili d'ufficio né il dolo speciale necessario per la configurazione dell'abuso d'ufficio propugnato dal ricorrente
art. 629 cod. pen. (estorsione)
La norma può trovare applicazione anche quando la prospettazione o l'esercizio di azioni giudiziarie sia strumentale, nel contesto concreto, ad ottenere un profitto ingiusto extragiudiziale; tuttavia l'azione giudiziaria in sé non esclude automaticamente il reato: occorre valutare serialità, pretestuosità, sproporzione delle richieste e finalità coercitive
art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)
Per integrare l'abuso d'ufficio è richiesto il dolo intenzionale specifico (rappresentazione e volizione dell'evento come fine diretto); la Corte ha ritenuto che tale elemento non risulti desumibile dalle contestazioni, con conseguente esclusione della via d'ufficio per la calunnia
art. 273 cod. proc. pen. (gravi indizi)
Richiamata come parametro probatorio per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza attribuiti al ricorrente; il Procuratore denunciava errata applicazione ma la Corte ha distinto le posizioni per le diverse imputazioni
art. 606 cod. proc. pen. (motivi di ricorso per cassazione)
Il ricorso in Cassazione è stato formulato in relazione alle ipotesi di inosservanza/erronea applicazione della legge penale (lett. b) e alla mancanza o illogicità della motivazione/omesso esame di atti (lett. e) ed è stato valutato nei limiti esposti nella decisione
art. 96 cod. proc. civ. (condanna per lite temeraria)
rivendicazioni insussistenti; palesemente infondate; coscienza dell'infondatezza della domanda
Le pronunce civili che accertano l'insussistenza o l'evidente infondatezza delle domande e condannano per lite temeraria sono elementi utili, nel giudizio penale, per valutare la possibile pretestuosità e la consapevolezza dell'infondatezza delle pretese, elementi rilevanti ai fini di una contestuale valutazione di eventuale estorsione
Massime di principio
- La provocazione o l'esercizio di un'azione giudiziaria, anche se infondata o sproporzionata, non costituisce automaticamente estorsione: occorre valutare la strumentalità delle azioni rispetto all'obiettivo di ottenere un profitto extragiudiziale.
- Per configurare estorsione attraverso atti giudiziari rilevano, oltre alla pretestuosità delle pretese, elementi quali la serialità delle azioni, la selezione mirata delle vittime, l'azosità degli importi chiesti e la presenza di condanne ripetute per lite temeraria a conforto della consapevolezza dell'infondatezza.
- La calunnia richiede particolari presupposti (es. coinvolgimento di reato procedibile d'ufficio o dolo specifico): la semplice proposizione di denunce o accuse non è sufficiente se manca la descrizione di elementi che integrino quei presupposti.
- Nella valutazione delle esigenze cautelari è imprescindibile accertare preliminarmente se i fatti contestati integrino concretamente reato; solo successivamente va esaminata l'attualità e la gravità del pericolo di recidiva o di reiterazione.
- Le decisioni civili (condanne ex art. 96 c.p.c.) e il numero/persistenza dei procedimenti civili possono costituire indici rilevanti per il giudice penale, ma devono essere valutati nel loro contesto e con motivazione analitica.
- La Corte di legittimità richiede motivazioni specifiche e contestualizzate: valutazioni astratte o generiche sull'assenza di estorsione sono censurabili quando la fattispecie presenta indici di strumentalità e serialità.
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