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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29910/2022 del 27/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Ragusa che aveva rigettato l'istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo (carta di pagamento per l'accredito del "reddito di cittadinanza" e disponibilità liquide per euro 10.732,47) ritenute profitto del reato previsto dall'art. 7 L. 26/2019. La difesa ha dedotto: (i) che le omissioni/indicazioni incomplete contestate non erano rilevanti poiché, anche senza quelle, la ricorrente avrebbe avuto diritto al beneficio; (ii) vizio di motivazione per manifesta illogicità relativamente al ravvisato "fumus" anche sulla base dell'art. 125 d.P.R. 115/2002; (iii) illegittimità del sequestro rispetto a somme riconducibili a trattamenti previdenziali (pensione d'invalidità) non soggette a vincolo cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo per essere formulato con vizio non consentito in sede di legittimità; ha invece ritenuto fondato il primo motivo: la norma penale di cui all'art. 7 L. 26/2019 richiede il dolo specifico "al fine di ottenere indebitamente il beneficio" e quindi va accertato il nesso funzionale tra le false dichiarazioni/omissioni e l'effettivo conseguimento indebito del RdC. Se le dichiarazioni mendaci o le omissioni non hanno inciso sull'effettiva sussistenza dei requisiti per il beneficio, non sussiste rilevanza penale. Per effetto dell'accoglimento del primo motivo, il terzo motivo è stato assorbito e la Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata con ordine di restituzione delle somme sequestrate all'avente diritto.

Norme richiamate

  • Legge 28 marzo 2019, n. 26 (conversione DL 4/2019), art. 7

    art. 7, comma 1 e comma 14

    La Corte interpreta l'art. 7 come contenente un dolo specifico (finalizzato a ottenere indebitamente il beneficio): la punibilità richiede che le false dichiarazioni/omissioni siano strumentali all'effettivo conseguimento indebito del RdC; il comma 14 infatti collega l'attività di segnalazione all'accertato illegittimo godimento.

  • D.P.R. 28 agosto 2000, n. 445

    Richiamato come confronto con altre fattispecie sanzionate per dichiarazioni mendaci; la Corte usa la lettura sistematica per restringere l'ambito di punibilità dell'art. 7 rispetto a fattispecie gi  sanzionate amministrativamente o penalmente.

  • Codice penale

    Citato come esempio di norme gi  punitive in ordine al rilascio di false informazioni; la Corte sottolinea la funzione delimitativa del dolo specifico per evitare sovrapposizioni di punibilità.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    L'art. 95 citato dalla difesa non era posto a base del decreto di sequestro; il vizio relativo all'art. 125 (richiamato nella censura) non giustifica il riesame in cassazione per i motivi formali esposti.

Massime di principio

  • L'art. 7 L. 26/2019 va interpretato come reato a dolo specifico: occorre dimostrare che la condotta mendace o l'omissione sia stata finalizzata e idonea a ottenere indebitamente il beneficio.
  • Se le dichiarazioni false o le omissioni non incidono sull'effettiva percezione indebita (ossia il richiedente avrebbe comunque avuto i requisiti), non sussiste rilevanza penale ai sensi dell'art. 7.
  • In sede di impugnazione in Cassazione di provvedimenti del riesame su sequestro, sono ammesse censure per violazione di legge; non è invece agevole contestare il vizio di manifesta illogicità in questa sede, salvo motivazione del tutto assente o del tutto apparente.
  • La rilevanza penale richiede anche un collegamento con il sistema di controlli: l'azione sanzionatoria penale sembra richiedere che dalle verifiche effettuate dagli enti sia desumibile l'illegittimo godimento del RdC.
  • Nel caso di sequestro di somme, la strategia difensiva utile comprende dimostrare l'assenza del nesso funzionale tra la condotta e l'indebito ottenimento e contestare la natura di provento quando le somme derivino da trattamenti previdenziali o altre entrate non riconducibili al profitto del reato.

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