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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28543/2025 del 04/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che li aveva confermati colpevoli di reati di bancarotta: in particolare Gatti contestava la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale (capo a) e documentale (capo c), deducendo che la maggior parte dei prelievi contestati era anteriore alla sua nomina ad amministratore, che il suo ruolo era meramente tecnico e che mancava la consapevolezza/dolo richiesto; chiedeva inoltre il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Zerbini contestava la qualificazione come distrattivi di prelievi effettuati nel 2010 quando la società era in bonis, sosteneva che la contabilità fosse aggiornata (bilancio 2011 approvato) e che il suo ruolo gestionale fosse cessato nell'agosto 2011; anche lui chiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche tenuto conto dell'accordo transattivo e del versamento di 30.000 euro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi infondati (e in parte inammissibili). Ha confermato la motivazione della Corte d'appello: a) l'amministratore formale può concorrere nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale anche per omissione nel non impedire le distrazioni attuate dall'amministratore di fatto; non è necessaria la prova puntuale della riconducibilità materiale di ogni singolo prelievo al Gatti oltre la prova della sua partecipazione e cooperazione; b) la bancarotta fraudolenta documentale è configurata quando la tenuta o la contabilizzazione delle scritture rende impossibile o molto difficoltosa la ricostruzione del patrimonio (anche se il bilancio è stato poi approvato tardivamente); c) non è richiesto un nesso causale diretto tra ogni singola distrazione e il fallimento (reato di pericolo concreto); d) il diniego delle circostanze attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in ragione della gravità delle condotte, della cooperazione nelle distrazioni e dell'atteggiamento processuale negatorio. Alcune censure sono state dichiarate inammissibili perché inedite in Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 216, comma 1, n. 1 L.F. (bancarotta fraudolenta patrimoniale)

    La norma sussiste quando vi è distrazione di beni che depaupera il patrimonio societario; l'amministratore formale può concorrere anche per omissione nel non impedire le distrazioni compiute dall'amministratore di fatto.

  • art. 216, comma 1, n. 2 L.F. (bancarotta fraudolenta documentale)

    Rileva la condotta di tenuta/scorretta contabilizzazione che impedisca o renda molto difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento d'affari; la regolarità formale del bilancio non esclude la responsabilità se la contabilità ha ostacolato gli accertamenti.

  • art. 223 L.F.

    Richiamata come norma processuale/fallimentare correlata alle fattispecie contestate (norme sulla procedura fallimentare richiamate nel quadro probatorio).

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Riferimento alle regole sull'impugnazione e alla necessità di motivazione dei motivi di gravame; sottolinea i limiti della rilevabilità in Cassazione di censure non dedotte nei gradi precedenti.

  • art. 530, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Norme sul giudizio di cassazione: uso per valutare ammissibilità e fondatezza dei motivi di ricorso.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riguarda le circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto corretta la motivazione negativa alla luce della gravità delle condotte e dell'atteggiamento processuale.

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sul giudizio di pena: utilizzata nel profilo di doglianza sulla determinazione del trattamento sanzionatorio e sulle attenuanti.

  • art. 2639 cod. civ.

    Richiamata dalla giurisprudenza citata: la posizione formale non esclude che una persona sia amministratore di fatto; la valutazione si basa sulla concretà dell'esercizio di poteri gestori.

  • art. 40 cod. pen.

    Richiamato nel principio che l'omissione dell'amministratore di diritto di impedire il fatto commesso dall'amministratore di fatto può integrare il concorso per bancarotta per omissione.

  • art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Richiamata relativamente ai limiti di motivazione e alla estensione della questione dedotta in cassazione rispetto ai motivi già svolti in appello.

Massime di principio

  • L'amministratore formale può essere ritenuto responsabile per bancarotta fraudolenta patrimoniale non solo per azioni dirette ma anche per omissione quando non impedisce distrazioni poste in essere da amministratori di fatto; non è necessario provare che conoscesse nel dettaglio ogni singolo atto distrattivo, è sufficiente la consapevolezza o la cooperazione.
  • La bancarotta fraudolenta documentale sussiste quando la tenuta o la contabilizzazione delle scritture ostacola in modo rilevante la ricostruzione del patrimonio o del movimento d'affari; l'approvazione tardiva del bilancio non elimina la responsabilità se la contabilità ha comunque reso difficili gli accertamenti.
  • Per la bancarotta patrimoniale non è richiesto un nesso causale diretto e specifico tra ciascun atto distrattivo e il fallimento: è reato di pericolo concreto basato sul depauperamento e sul pericolo per i creditori, valutato con indicatori fattuali (natura/valore dei beni, reiterazione, prossimità temporale, contesto).
  • In Cassazione non sono ammissibili censure di fatto o nuove questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio; le doglianze inedite possono essere dichiarate inammissibili.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere legittimo se il comportamento dell'imputato (grave partecipazione alle condotte, ostacolo agli accertamenti, atteggiamento processuale negatorio/reticente) è ritenuto preponderante rispetto agli elementi positivi proposti dalla difesa.

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