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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25380/2022 del 26/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia riguarda un rapporto instaurato con un'università pubblica dal 10 aprile 1992 al 28 febbraio 2009, qualificato dai giudici di merito come subordinato ma non convertibile in rapporto a tempo indeterminato. Il lavoratore aveva chiesto, in via principale, la costituzione del rapporto di impiego a tempo indeterminato e, in subordine, il risarcimento del danno. La Corte d'appello aveva escluso la conversione applicando l'art. 36 del d.lgs. 165/2001 e riconosciuto solo un risarcimento, quantificato in 11 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione delle norme sul pubblico impiego privatizzato e dell'art. 115 c.p.c., sostenendo che la contrattazione collettiva consentirebbe la trasformazione del rapporto a termine in tempo indeterminato e derogherebbe all'art. 36 d.lgs. 165/2001; 2) violazione degli artt. 35 e 36 d.lgs. 165/2001, perché i contratti a termine erano stati preceduti da procedure selettive; 3) omesso esame di un fatto decisivo, individuato nel superamento delle procedure selettive bandite dall'università.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati tutti i motivi, esaminandoli congiuntamente per la loro connessione. Ha affermato che, nel pubblico impiego privatizzato, la violazione delle norme imperative in tema di assunzione non può mai comportare la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato, anche quando il contratto a termine sia stato preceduto da procedure selettive. Ha ribadito che il divieto di conversione posto dall'art. 36 d.lgs. 165/2001 risponde non solo al principio del concorso, ma anche al principio di buon andamento e alle esigenze di programmazione, controllo della spesa e fabbisogno del personale. Ha inoltre escluso che la contrattazione collettiva possa derogare a tale divieto o prevedere una conversione automatica, interpretando la clausola collettiva richiamata come semplice facoltà dell'amministrazione subordinata a ulteriori condizioni. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese e con attestazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego privatizzato, la violazione delle regole di assunzione non può essere sanata mediante conversione del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato.
  • Il divieto di conversione previsto dall'art. 36 d.lgs. 165/2001 non tutela solo il principio del concorso, ma anche il buon andamento, la programmazione dei fabbisogni e il contenimento della spesa pubblica.
  • La contrattazione collettiva non può derogare alla disciplina legale del reclutamento nel pubblico impiego né introdurre una conversione automatica del rapporto in contrasto con la legge.
  • Le eventuali clausole collettive che prevedano la stabilizzazione o trasformazione del rapporto devono essere interpretate come facoltà amministrativa subordinata a condizioni ulteriori e non come meccanismo automatico di conversione.
  • Ai fini dell'accesso al pubblico impiego, la circostanza che il contratto a termine sia stato preceduto da una selezione non basta, di per sé, a consentire la conversione in rapporto stabile.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termine
RamiLavoro
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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