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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 7196/2023 del 10/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia sulla richiesta di riconsegna di un appezzamento di terreno su cui i convenuti avevano edificato un immobile, e domande di risarcimento danni e indennità. In primo grado il Tribunale aveva disposto la riconsegna e la restituzione del prezzo oltre indennità ex art. 936 c.c.; la Corte d'appello ha escluso la corresponsione degli interessi su una somma di € 3.615,10 e ha ritenuto che gli appellanti non avessero dimostrato il decremento di valore del fondo né l'illegittimità dell'opera, oltre a non aver chiesto tempestivamente l'arretramento della costruzione nei termini di prescrizione. I ricorrenti hanno impugnato in Cassazione sostenendo, tra l'altro, errori di applicazione delle norme su indennità e prova e che l'opera fosse abusiva e quindi priva di valore indennizzabile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato la valutazione di merito secondo cui mancavano prove idonee a dimostrare un effettivo decremento patrimoniale e l'illegittimità certa dell'opera; ha ricordato che il principio che esclude indennizzo per l'agente che realizza manufatto abusivo non si applica senza prova dell'abuso. La Corte ha inoltre ritenuto legittima la valutazione circa la mancata domanda di arretramento nel termine di prescrizione. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al pagamento di un ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art.13, comma 1‑quinquies (sic) D.P.R. 115/2002 (art. 1‑quater nel testo).

Norme richiamate

  • art. 936 c.c.

    Riconosciuta come norma che disciplina l'indennità nell'ipotesi di accesso di un fabbricato sul fondo altrui; la Corte ha precisato che l'indennità è collegata a un'utilità effettiva e richiede prova del decremento patrimoniale per la liquidazione.

  • art. 1150 c.c.

    Richiamato insieme all'art. 936; la Corte ha valutato le circostanze concrete per l'applicazione delle norme sull'accessione e sulla liquidazione del diritto del proprietario.

  • art. 2909 c.c.

    Citato tra le norme oggetto di doglianza in ordine alla valutazione degli atti, ma la Corte ha ritenuto assente la violazione in rapporto alla prova e alla valutazione di merito.

  • art. 2697 c.c.

    Richiama il principio del relativo onere della prova: la parte che chiede l'indennità deve allegare e provare i fatti costitutivi (ossia il decremento del valore e lo stato della costruzione).

  • art. 873 c.c.

    Invocato con riferimento alle distanze e alla disciplina urbanistica/obbligazioni correlate; la Corte ha valutato che mancavano elementi probatori relativi alla violazione dei limiti di distanza o alla lesione del fondo.

  • art. 41‑quinques legge n. 1150/1942

    Richiamata come normativa integrativa in materia urbanistica; la Corte ha ritenuto che la semplice deduzione non sostituisce la prova dell'illegittimità dell'opera.

  • art. 1346 c.c.

    Citate in ordine alla validità e costituzione di rapporti obbligatori (contratto), ma la decisione si è concentrata sugli aspetti probatori e sulle conseguenze di merito.

  • art. 1418 c.c.

    Rilevata nella parte relativa alla eventuale nullità di atti/contratti per vizio; la Corte ha però ritenuto assente prova di illegittimità tale da impedire l'indennizzo.

  • art. 872 c.c.

    Riferito insieme agli artt. sulle distanze e prescrizioni edilizie; la Corte ha sottolineato che la mancata dimostrazione dell'altruità o della violazione impedisce di fondare una riduzione dell'indennità.

  • art. 2946 e ss. c.c.

    Richiamato in tema di prescrizione (termini per agire), la sentenza di merito ha rilevato la mancata tempestiva domanda di arretramento entro termine prescrizionale.

  • art. 2932 c.c.

    Citato in relazione alla richiesta, in primo grado, di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare; non è stato motivo decisivo per la Cassazione che ha focalizzato la decisione sulla prova del decremento e sulla valutazione di merito.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma procedurale invocata per i motivi di cassazione (violazione di legge); la Corte ha ritenuto infondati i motivi ex art. 360 n.3 e quindi improcedibile la riforma di fatto dei giudizi di merito.

  • art. 13, comma 1‑quater, D.P.R. 115/2002

    Norma che prevede l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato in caso di ricorso giudiziario ritenuto inammissibile o improcedibile in parte; la Corte ha statuìto che i ricorrenti devono versare un ulteriore importo pari a quello dovuto per l'impugnazione.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non riesamina i fatti: le valutazioni probatorie e di merito del giudice di appello sono vincolanti salvo vizi di diritto evidenti.
  • Chi chiede l'indennità ex art. 936 c.c. deve provare il concreto decremento patrimoniale derivante dall'opera e lo stato attuale della costruzione; senza adeguata prova l'indennità non può essere liquidata.
  • Il principio secondo cui un manufatto abusivo non dà diritto a indennizzo si applica solo se risulta provata l'illegittimità dell'opera; la mera allegazione non è sufficiente.
  • La mancata domanda tempestiva di rimozione o arretramento dell'opera può precludere rimedi restaurativi e influire sul calcolo dell'indennità per prescrizione o perdita del diritto.
  • Le questioni riguardanti l'onere della prova (art. 2697 c.c.) e i termini di prescrizione devono essere attentamente documentate: elementi documentali o peritali aggiornati sono decisivi.
  • Se si impugna in Cassazione, bisogna centrare motivi di diritto e non chiedere una ritrattazione delle valutazioni di fatto del giudice di merito.

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