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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31551/2023 del 13/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (straniero)

La controversia

Il cittadino straniero ha impugnato davanti al Giudice di pace il decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Roma ai sensi dell'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998. Il ricorso per cassazione censurava l'ordinanza del Giudice di pace per violazione dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998, in relazione alla CEDU, sostenendo che il giudice non avesse svolto una concreta valutazione comparativa tra il diritto alla vita privata e familiare dell'interessato e l'interesse pubblico all'espulsione. La Prefettura intimata non ha svolto attività difensiva in cassazione con controricorso.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato l'unico motivo di ricorso. Ha cassato l'ordinanza impugnata perché il Giudice di pace non si è attenuto al principio secondo cui, nel giudizio di opposizione all'espulsione, deve essere valutato in concreto il rischio di violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare dello straniero, esaminando natura ed effettività dei legami familiari, la durata del soggiorno in Italia e i legami con il Paese d'origine. La causa è stata rinviata al Giudice di pace di Roma in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 18 d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150

    indicato come base del ricorso avverso il decreto di espulsione davanti al Giudice di pace.

  • art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    decreto di espulsione disposto nei suoi confronti dal Prefetto della provincia di Roma a mente dell'art. 14, comma 5-ter

    norma applicata dal Prefetto per adottare il decreto di espulsione impugnato.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    violazione dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998 in relazione alla CEDU

    richiede una valutazione in concreto degli elementi ostativi al provvedimento, non potendosi prescindere dal bilanciamento con la vita privata e familiare dello straniero.

  • art. 19, comma 1.1, d.lgs. n. 286 del 1998

    il divieto di espulsione previsto dall'art. 19, comma 1.1, del d.lgs. n. 286 del 1998 ha valenza di norma protettiva di carattere generale

    opera come norma protettiva generale; nel giudizio di opposizione all'espulsione il giudice deve considerare il rischio di violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

  • art. 13, comma 2-bis, d.lgs. n. 286 del 1998

    e non nel solo caso di cui all'art 13, comma 2 bis

    la tutela non è limitata a questo solo caso, ma si estende anche all'espulsione ex art. 14, comma 5-ter.

  • art. 370 cod. proc. civ.

    non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 cod. proc. civ.

    richiamato per evidenziare l'assenza di controricorso del Ministero intimato.

Massime di principio

  • Nel giudizio di opposizione al decreto di espulsione dello straniero, il giudice deve sempre verificare in concreto se l'allontanamento incida sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, mediante un bilanciamento effettivo con l'interesse pubblico all'espulsione.
  • Il divieto di espulsione previsto dalla disciplina dell'immigrazione ha portata protettiva generale e non opera solo in ipotesi tipiche isolate, sicché il giudice deve considerare natura ed effettività dei legami familiari, durata del soggiorno in Italia e collegamenti con il Paese d'origine.
  • È censurabile la decisione che respinga l'opposizione all'espulsione senza una specifica valutazione comparativa degli elementi personali e familiari rilevanti ai fini del bilanciamento richiesto dalla legge e dalla CEDU.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniGiurisdizione internazionale
RamiProcesso civileInternazionale privato
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezza

Testo integrale

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