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Sentenza

Sentenza n. 3129/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione unica, 9 gennaio 2023, n. 50, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202303132

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e rimozione delle opere di tompagnatura e degli infissi realizzati su una preesistente tettoia abusiva

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha appellato la sentenza del TAR Puglia che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza comunale n. 136 del 5 dicembre 2016. Con un unico motivo ha dedotto violazione e falsa applicazione del d.P.R. n. 380/2001, difetto di motivazione e ultrapetizione ex art. 112 c.p.c., sostenendo che il TAR avesse fornito una motivazione apparente e apodittica, senza esaminare le censure rivolte contro l’ordinanza. In particolare, ha contestato che la chiusura della tettoia avesse determinato la formazione di un volume edilizio, affermando che soltanto uno dei lati sarebbe stato chiuso e che gli altri tre sarebbero rimasti aperti. Ha inoltre censurato il riferimento all’abusività della tettoia originaria, l’asserita anticipazione dell’esito del giudizio di revocazione relativo alla precedente ordinanza di demolizione e il mancato esame della possibilità di sostituire la demolizione con la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 34, comma 2, d.P.R. n. 380/2001. Ha infine riproposto i motivi di primo grado mediante mero richiamo al ricorso introduttivo e alle memorie. Il Comune ha eccepito anche la tardività della memoria di replica dell’appellante.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha preliminarmente dichiarato inutilizzabile la memoria di replica depositata tardivamente dall’appellante, rilevando che i termini dell’art. 73, comma 1, c.p.a. sono perentori e che gli atti depositati oltre termine devono essere considerati tamquam non essent. Nel merito ha respinto l’appello. La società, gravata dell’onere di provare i fatti impeditivi dell’adozione dell’ordinanza, non ha dimostrato che la tettoia fosse chiusa soltanto su un lato e aperta sugli altri tre. Al contrario, il verbale di sopralluogo degli organi comunali, corredato da fotografie, attestava una situazione incompatibile con tale ricostruzione; il verbale faceva prova fino a querela di falso. Il giudice ha quindi ritenuto non apodittica la qualificazione del manufatto come volume edilizio soggetto a permesso di costruire. Ha inoltre confermato che le opere ulteriori, strutturalmente inerenti a una costruzione abusiva, ne condividono il carattere abusivo e possono essere oggetto dell’ordine di rimozione. La riproposizione dei motivi di primo grado è stata dichiarata inammissibile perché effettuata soltanto per relationem, senza specificarne il contenuto, in violazione dell’art. 101, comma 2, c.p.a. Il TAR non aveva anticipato l’esito del giudizio di revocazione, ma si era limitato a rilevare l’efficacia e l’esecutività dell’ordinanza precedente, mai sospesa. Il Consiglio di Stato ha infine escluso che il TAR dovesse valutare la sostituzione della demolizione con la sanzione pecuniaria ex art. 34, comma 2, d.P.R. n. 380/2001, trattandosi di valutazione spettante al Comune e comunque estranea al thema decidendum del giudizio di primo grado. L’appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in € 5.000, oltre accessori, in favore del Comune.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1, c.p.a.

    fino a venti giorni liberi prima dell’udienza

    I termini per il deposito delle memorie e delle repliche sono perentori; la loro violazione comporta l’inutilizzabilità processuale degli atti depositati tardivamente.

  • art. 101, comma 2, c.p.a.

    Le domande e le eccezioni assorbite o non esaminate in primo grado devono essere riproposte in appello in modo espresso e con specificazione del loro contenuto; il mero richiamo per relationem agli atti del primo grado non è sufficiente.

  • art. 2697 c.c.

    La parte che impugna un provvedimento deve provare i fatti principali posti a fondamento dell’azione, inclusi i fatti impeditivi dell’adozione dell’atto amministrativo.

  • art. 34, comma 2, d.P.R. n. 380/2001

    La valutazione sulla sostituzione della demolizione con la sanzione pecuniaria appartiene alla competenza dell’amministrazione ed è estranea al giudizio se non compresa nel thema decidendum.

Massime di principio

  • I termini previsti dall’art. 73, comma 1, c.p.a. per il deposito di memorie e repliche sono perentori; gli atti depositati tardivamente sono processualmente inutilizzabili e non possono essere posti a fondamento della decisione.
  • Nel giudizio di annullamento, il ricorrente deve provare i fatti impeditivi dell’adozione del provvedimento amministrativo che deduce come causa di illegittimità, secondo la regola generale dell’art. 2697 c.c.
  • Un verbale di sopralluogo redatto dagli organi comunali e corredato da documentazione fotografica può fondare l’accertamento dello stato dei luoghi; le circostanze attestabili direttamente dai verbalizzanti fanno fede fino a querela di falso.
  • Le opere ulteriori che insistono strutturalmente su un manufatto abusivo ne condividono il carattere abusivo e possono essere oggetto dell’ordine di rimozione o demolizione.
  • La riproposizione in appello delle domande e delle eccezioni assorbite o non esaminate deve essere espressa e specifica ai sensi dell’art. 101, comma 2, c.p.a.; il mero rinvio al ricorso e agli atti del primo grado non devolve validamente le relative questioni al giudice d’appello.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiOnere della prova e principio dispositivoEfficacia ed esecutorietàDecadenza e tardività

Testo integrale

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