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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21015/2025 del 24/07/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (lavoratore)

La controversia

Una infermiera, addetta a un reparto ospedaliero, aveva agito per ottenere il pagamento di compensi per lavoro straordinario asseritamente prestato tra il 2012 e il 2016 per un importo di euro 4.220,92. I giudici di merito avevano riconosciuto che le prestazioni oltre l'orario ordinario erano state effettivamente svolte, ma avevano negato il diritto al compenso per difetto di prova di una preventiva autorizzazione datoriale, escludendo anche che tale autorizzazione potesse desumersi in via implicita dalle condizioni del servizio, dalla carenza di personale o dalla banca delle ore. Con il ricorso per cassazione la lavoratrice ha dedotto, da un lato, la violazione del CCNL Comparto Sanità, del d.lgs. n. 165/2001 e dell'art. 2126 c.c., sostenendo che nello specifico, trattandosi di attività svolta in urgenza e per garantire i livelli essenziali di assistenza, non fosse necessaria una previa autorizzazione; dall'altro, ha censurato la sentenza d'appello per violazione degli artt. 2727, 2728 e 2697 c.c. e dell'art. 421 c.p.c., lamentando che non fossero stati esplicitati gli elementi dai quali desumere che la prestazione straordinaria non fosse stata resa per esigenze di assistenza del reparto. La Corte di cassazione ha ritenuto fondati i motivi congiuntamente esaminati, valorizzando il principio secondo cui, nel pubblico impiego contrattualizzato, lo straordinario è remunerabile se svolto con consenso datoriale, anche implicito, e che tale consenso può desumersi da elementi presuntivi quando la prestazione non risulti resa insciente o prohibente domino. Ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Bari in diversa composizione per un nuovo esame dei fatti e delle prove.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza della Corte d'appello di Bari e rinviando alla medesima Corte, in diversa composizione, per un nuovo esame della controversia alla luce del principio secondo cui il lavoro straordinario nel pubblico impiego contrattualizzato è remunerabile ove risulti, anche implicitamente, il consenso datoriale. La Corte di merito dovrà rivalutare gli elementi già emersi, tra cui la documentazione dei cartellini presenza e la non contestata carenza di personale, e provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    È stata utilizzata come norma sul vizio di violazione di legge dedotto in cassazione per entrambi i motivi.

  • CCNL Comparto Sanità

    La disciplina collettiva sullo straordinario e sulla banca ore richiede, secondo i giudici di merito, autorizzazione e specifiche condizioni; la Corte di cassazione ha però ribadito che, ai fini della retribuibilità, rileva soprattutto il consenso datoriale, anche implicito.

  • d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato in relazione al pubblico impiego contrattualizzato e alla necessità di coordinare la disciplina dello straordinario con i principi che regolano il rapporto di lavoro pubblico privatizzato.

  • art. 2126 c.c.

    La prestazione di lavoro effettivamente eseguita deve essere remunerata anche se il titolo o l'autorizzazione presentano profili di invalidità o irregolarità, purché la prestazione sia resa con consenso datoriale.

  • art. 2108 c.c.

    Riconosce il diritto al compenso per lavoro straordinario se debitamente autorizzato; la Corte lo interpreta in combinazione con le norme sul pubblico impiego e con il requisito del consenso datoriale.

  • art. 2 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato dalla Corte insieme all'art. 40 e all'art. 97 Cost. per l'inquadramento del lavoro straordinario nel pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 40 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato quale parametro del rapporto tra contrattazione collettiva e disciplina del lavoro straordinario nel pubblico impiego.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato a sostegno dell'esigenza di buon andamento e corretta organizzazione dell'attività amministrativa nella gestione dello straordinario.

  • art. 2727 c.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere la corretta utilizzazione delle presunzioni semplici nel desumere il consenso implicito e le circostanze di fatto rilevanti.

  • art. 2728 c.c.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina delle presunzioni legali e al loro corretto impiego probatorio.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato per censurare il riparto dell'onere della prova circa l'autorizzazione o il consenso datoriale allo straordinario.

  • art. 421 c.p.c.

    Richiamato per lamentare il mancato esercizio dei poteri istruttori officiosi del giudice del lavoro.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato il lavoro straordinario è remunerabile quando sia svolto con consenso datoriale, che può risultare anche implicitamente da circostanze univoche e non deve necessariamente assumere la forma di autorizzazione scritta espressa.
  • L'autorizzazione allo straordinario non serve solo a legittimare il compenso, ma anche a distinguere la prestazione richiesta o comunque accettata dall'amministrazione dal mero prolungamento volontario dell'orario di lavoro deciso unilateralmente dal dipendente.
  • La mancata osservanza di vincoli interni o di regole di spesa non esclude di per sé il diritto del lavoratore alla retribuzione della prestazione effettivamente eseguita; tali violazioni possono rilevare sul piano della responsabilità interna dei funzionari, non sul diritto del dipendente al compenso.
  • La prova del consenso implicito del datore di lavoro può essere desunta da elementi quali la documentazione delle presenze, il protrarsi nel tempo delle prestazioni oltre l'orario ordinario e l'esistenza di esigenze di servizio non contestate, salvo prova contraria.
  • Quando il giudice di merito esclude il diritto allo straordinario, deve confrontarsi con gli elementi indiziari allegati dalla parte e spiegare in modo coerente perché essi non consentano di inferire un'autorizzazione o un consenso, anche impliciti.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaNesso di causalità

Testo integrale

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