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Cassazione Civile, Ordinanza n. 38225/2021 del 03/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (soci cooperativa)

La controversia

Un creditore di una cooperativa edilizia aveva agito per ottenere, in solido, il pagamento del residuo credito derivante da un contratto di appalto stipulato con la cooperativa. La pretesa era fondata sulla clausola di un atto pubblico successivo, con cui i soci della cooperativa avevano dichiarato di assumere gli oneri e gli obblighi gravanti sulla cooperativa in dipendenza della realizzazione degli alloggi sociali. Il ricorrente ha censurato la sentenza d'appello per violazione e falsa applicazione dell'art. 1273 c.c., sostenendo che la clausola integrasse un accollo esterno, idoneo a produrre effetti diretti nei confronti del creditore, senza necessità di una sua adesione, e che quindi i soci dovessero rispondere direttamente del debito della cooperativa verso di lui.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato l'unico motivo di ricorso. Ha confermato l'interpretazione della corte territoriale secondo cui la clausola configurava un accollo interno, cioè un'assunzione del peso economico del debito nei soli rapporti tra cooperativa e soci, senza attribuzione al creditore di un diritto diretto verso gli accollanti. Poiché la clausola non prevedeva alcuna attribuzione ai creditori della cooperativa del diritto di pretendere l'adempimento direttamente dai soci, la domanda del creditore non poteva essere accolta. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1273 c.c.

    Distingue tra accollo con efficacia esterna, che può attribuire al creditore un diritto diretto verso l'accollante, e accollo interno, che resta privo di effetti modificativi del rapporto obbligatorio verso il creditore estraneo all'accordo.

  • artt. 1362 ss. c.c.

    L'accertamento del contenuto della clausola negoziale compiuto dal giudice di merito non è censurabile in cassazione se non nei limiti della violazione dei canoni ermeneutici o dell'omesso esame di un fatto decisivo.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Consente di denunciare in cassazione la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, qui invocata rispetto all'art. 1273 c.c.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Legittima l'obbligo di versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    È richiamato quale parametro del contributo unificato ulteriore dovuto in caso di soccombenza del ricorrente.

Massime di principio

  • L'accollo esterno, ai sensi dell'art. 1273 c.c., si configura solo quando l'accordo tra debitore e terzo attribuisce al creditore un diritto diretto all'adempimento nei confronti dell'accollante; l'adesione del creditore rende irrevocabile la stipulazione, ma non è necessaria per la nascita dell'obbligazione verso di lui.
  • L'accollo interno non determina una modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio originario: l'accollante assume soltanto il peso economico del debito nei rapporti interni con il debitore, senza assumere un'obbligazione direttamente azionabile dal creditore.
  • Quando il giudice di merito accerta che una clausola negoziale non attribuisce ai creditori il potere di agire direttamente verso i terzi accollanti, tale accertamento è decisivo e, se non vengono dedotti specifici vizi ermeneutici o omesso esame di fatti decisivi, non può essere utilmente sovvertito in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieMandato
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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