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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41936/2023 del 16/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che aveva rigettato la domanda di riconoscimento del vincolo della continuazione tra quattro condanne per detenzione illecita di stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990), per fatti commessi tra ottobre 2017 e marzo 2018. Il ricorrente denunciava violazione degli artt. 81, comma 2, c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che l'omogeneità dei reati, la contiguità spazio-temporale (circa cinque mesi) e il medesimo contesto spaziale provassero l'esistenza di un unico disegno criminoso.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha motivato adeguatamente il diniego del riconoscimento della continuazione, valorizzando la diversità delle modalita esecutive (atti in forma concorsuale e monosoggettiva), gli arresti in flagranza in diversi episodi e l'intervallo temporale variabile tra i fatti. Ha ritenuto che la pluralita di reati commessi in breve arco temporale indichi, se non sostenuta da elementi contrari, una propensione abituale alla commissione di reati piuttosto che ununico progetto criminoso. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 comma 2 cod. pen.

    Norma sulla continuazione; la Corte ha valutato che per il riconoscimento è necessario l'elemento intellettivo di ununico disegno criminoso, non provato nel caso concreto

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma relativa al ricorso per cassazione avverso provvedimenti in materia di esecuzione; il ricorso del difensore è stato esaminato e rigettato sul merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese

  • art. 73 comma 5 d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale che punisce la detenzione illecita di stupefacenti, oggetto delle singole sentenze esecutive; utilizzata come fattispecie materiale dei reati in contestazione

  • Sez. 2, n. 40123 del 22/10/2010 (Marigliano), Rv. 248862

    Giurisprudenza richiamata per il principio che lhabitualita e scelte di vita dedite al crimine possono escludere lunitarieta del disegno criminoso e giustificare la mancata continuazione

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo), Rv. 270074-01

    Principio delle Sezioni Unite secondo cui il riconoscimento della continuazione richiede una verifica approfondita di indicatori concreti: omogeneita delle violazioni, contiguita spazio-temporale, modalita della condotta, sistematicita e programmazione dei reati

Massime di principio

  • La continuazione richiede laccertamento di un elemento intenzionale unitario: non basta lomogeneita delle fattispecie, serve prova che i reati siano frutto di un unico disegno criminoso.
  • La mera contiguita spazio-temporale, anche se relativamente ristretta, non è di per sé sufficiente a riconoscere la continuazione se concorrono elementi che indicano modalita esecutive diverse o una reiterazione abituale.
  • La diversita delle modalita esecutive (es. reati commessi in forma concorsuale in un episodio e monosoggettiva in un altro) è un indice rilevante contrario al riconoscimento della continuazione.
  • Larresto in flagranza e la prosecuzione autonoma delle condotte possono essere valutati come indicatori di azioni estemporanee o di abitudini criminali, non necessariamente di un piano unitario.
  • In sede di legittimità la valutazione degli indici sintomatici dellunitarieta del disegno criminoso è rimessa, entro limiti, allapprezzamento del giudice di merito e può essere sindacata solo se la motivazione è viziata o illogica.
  • In presenza di elementi che depongono per habitualita o scelte di vita criminali, il riconoscimento della continuazione diventa meno probabile e il giudice può legittimamente rifiutarlo per non peggiorare indebitamente il trattamento sanzionatorio.

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