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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29168/2026 del 31/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (persona giuridica)

La controversia

La vicenda riguarda il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare in Comune di Amalfi, in concessione a una società, ritenuto nella disponibilità di fatto di un'area demaniale marittima occupata abusivamente dopo la dichiarazione di decadenza della concessione per opere abusive e il successivo rigetto del ricorso amministrativo contro i provvedimenti di decadenza e rilascio. Secondo l'impostazione dei ricorrenti, un accordo sopravvenuto tra Comune e società, qualificato come accordo sostitutivo ex art. 11 l. n. 241/1990, avrebbe sospeso l'esecuzione dei provvedimenti di decadenza, rilascio e sgombero fino al 31 ottobre 2026, rendendo non più abusiva l'occupazione e facendo venire meno sia i gravi indizi del reato sia il pericolo di protrazione o aggravamento delle conseguenze. I ricorrenti hanno inoltre contestato la motivazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame, deducendone carenza, erroneità e illogicità, nonché la violazione degli artt. 54 e 1161 cod. nav., 11 e 21-quater, comma 2, l. n. 241/1990 e 321 c.p.p. Infine, hanno riproposto l'eccezione secondo cui il sequestro d'urgenza eseguito dalla polizia giudiziaria sarebbe venuto meno per mancata convalida del pubblico ministero entro 48 ore, sostenendo che la successiva convalida come sequestro preventivo non potesse sanare il vizio.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Il ricorso proposto dalla persona fisica è stato ritenuto inammissibile per difetto di interesse, poiché non era titolare del bene sequestrato né aveva allegato un interesse concreto e attuale alla rimozione del vincolo. Il ricorso della società è stato ritenuto manifestamente infondato: la motivazione del Tribunale del riesame è stata considerata non apparente né illogica; gli elementi sopravvenuti dopo l'ordinanza impugnata, inclusa la sospensione cautelare della sentenza amministrativa, sono stati giudicati irrilevanti in sede di legittimità cautelare; l'eccezione sulla mancata convalida del sequestro d'urgenza è stata disattesa perché il provvedimento era stato qualificato e convalidato tempestivamente come sequestro preventivo. L'accordo con il Comune è stato ritenuto inidoneo a sanare o legittimare l'occupazione dell'area demaniale e comunque inefficace in presenza del sequestro, anche per la clausola che ne subordinava l'efficacia al dissequestro. Conseguentemente, sono state poste a carico dei ricorrenti le spese processuali e il versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 1161 cod. nav.

    integra il reato contestato quando l'occupazione dell'area demaniale marittima permane senza titolo dopo la decadenza della concessione; un accordo che differisca solo sgombero e rilascio non ne elimina la configurabilità

  • art. 54 cod. nav.

    richiamato dai ricorrenti a sostegno della censura, ma non decisivo ai fini della decisione

  • art. 11 l. n. 241/1990

    l'accordo sostitutivo di provvedimento amministrativo non può sanare la perdurante occupazione abusiva dell'area demaniale e, nel caso concreto, era comunque subordinato al dissequestro

  • art. 21-quater, comma 2, l. n. 241/1990

    richiamato nel ricorso in relazione agli effetti dei provvedimenti amministrativi e alla loro esecuzione

  • art. 321 c.p.p.

    consente il sequestro preventivo; il sequestro d'urgenza è stato ritenuto tempestivamente convalidato ai sensi dei commi 3-bis e 3-ter

  • art. 321, commi 3-bis e 3-ter, c.p.p.

    la convalida del sequestro d'urgenza è stata ritenuta tempestiva, con conseguente efficacia del vincolo

  • art. 125 c.p.p.

    richiamato per il principio secondo cui una motivazione radicalmente mancante o apparente può integrare violazione di legge; nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta adeguata

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    nel ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è deducibile solo la violazione di legge, non il vizio di motivazione

  • art. 616 c.p.p.

    a seguito della declaratoria di inammissibilità comporta la condanna alle spese processuali e al pagamento della somma alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro provvedimenti in materia di sequestro preventivo è deducibile solo la violazione di legge; il vizio di motivazione è rilevante soltanto se l'apparato argomentativo sia del tutto mancante, apparente o privo dei requisiti minimi di coerenza e ragionevolezza.
  • L'interesse a impugnare il sequestro preventivo richiede un pregiudizio concreto e attuale sulla posizione giuridica del ricorrente; chi non è titolare del bene né allega un interesse autonomo alla rimozione del vincolo non è legittimato a proporre impugnazione.
  • Nel giudizio di legittimità cautelare non rilevano gli eventi sopravvenuti dopo la chiusura della discussione davanti al tribunale del riesame; tali circostanze possono essere fatte valere solo con una nuova istanza di revoca o modifica della misura davanti al giudice competente.
  • Un accordo amministrativo che si limiti a differire lo sgombero o il rilascio di un bene demaniale, e che per di più subordini la propria efficacia al dissequestro, non sana l'occupazione abusiva né esclude la permanenza del reato, se manca un nuovo titolo concessorio idoneo a legittimare l'occupazione.
  • Nel sequestro d'urgenza qualificato come sequestro preventivo, la tempestiva richiesta e convalida nei termini di legge rendono efficace il vincolo; la mancata convalida entro 48 ore secondo la diversa prospettazione difensiva non assume rilievo se il provvedimento è stato correttamente incardinato nel regime del sequestro preventivo.

Come è indicizzato

MaterieSequestroImpugnazioni
RamiProcesso penaleReati stradali
IstitutiInutilizzabilità della prova

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