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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7179/2024 del 16/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione fra tre sentenze di condanna: reato di estorsione (art. 629 c.p.) commesso in epoca anteriore al 04/11/2014; associazione di tipo mafioso (art. 416‑bis c.p.) commessa fino al 28/01/2015; reati in materia di stupefacenti (artt. 73 e 74 DPR n. 309/1990) commessi fino a luglio 2014. Il difensore ha censurato il diniego della continuazione operato dal giudice dell'esecuzione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 81 c.p., richiamando il principio secondo cui il giudice dell'esecuzione non può prescindere dal riconoscimento della continuazione già operato dal giudice della cognizione senza motivazione specifica (richiamo alla sentenza Sez. 1, n. 54106/2017, "Miele"). Con motivi aggiunti la difesa ha altresì allegato una successiva pronuncia relativa ad altro coimputato (Agostino De Lucia).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su doglianze non consentite (rivalutazione del merito) e in contrasto con la giurisprudenza consolidata sulla materia della continuazione tra reato associativo e reati-satellite. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia fornito motivazione adeguata: l'estorsione contestata a Pagliuca risultava essere un'iniziativa autonoma, estemporanea e collegata a momenti di conflittualità successivi all'arresto del capo-clan De Filippis, quindi non programmabile al momento dell'adesione all'associazione; analogamente l'attività di traffico di stupefacenti operava in autonomia rispetto al clan egemone nel periodo contestato. La Corte ha quindi confermato il diniego della continuazione in favore di Pagliuca. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Fattispecie sottesa alla condanna per estorsione: utilizzata per individuare il reato che il ricorrente voleva porre in continuazione con gli altri reati

  • art. 416‑bis cod. pen.

    Riferimento all'associazione di tipo mafioso, centrale per valutare se i "reati-satellite" rientrassero nel programma associativo originario e dunque potessero concorrere in continuazione

  • artt. 73 e 74 DPR n. 309/1990

    Norme sui delitti e le sanzioni in materia di stupefacenti; i reati contestati sono valutati rispetto alla loro riconducibilità al programma associativo

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione al diniego della continuazione (vizio di motivazione/violazione di legge), ma la Corte ha ritenuto che non sussistessero profili tali da configurare violazione

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la competenza del giudice dell'esecuzione per le questioni di continuazione sollevate in esecuzione; richiamata nella giurisprudenza sul rapporto tra giudice della cognizione e giudice dell'esecuzione

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per la modalità di presentazione del ricorso (indicazione delle ragioni rilevanti ai fini della cassazione)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna al pagamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile con colpa

  • Sez. 1, n. 54106 del 24/03/2017 (Miele)

    Principio secondo cui il giudice dell'esecuzione, pur avendo autonomia di giudizio, non può ignorare il riconoscimento della continuazione operato in sede di cognizione senza motivazione specifica che giustifichi il contrasto

  • Sez. 1, n. 27058 del 17/01/2017 (Persano) e altra giurisprudenza citata

    Giurisprudenza che delimita i presupposti della continuazione tra reato associativo e reati-satellite: occorre che i reati fine fossero programmabili al momento dell'ingresso nel sodalizio (unicità del disegno criminoso)

  • Sez. 5, n. 54509 del 08/10/2018 (Lo Giudice)

    Chiarisce che non sono in continuazione i reati fine che, pur funzionali all'associazione, non erano prevedibili al momento della costituzione dell'associazione perché legati a circostanze contingenti

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione tra reato associativo e reati-satellite richiede che i reati fine siano stati "programmati" o prevedibili al momento in cui il soggetto ha deciso di aderire al sodalizio; non è sufficiente la mera funzionalità dei reati all'attività dell'associazione
  • Il giudice dell'esecuzione ha autonomia di valutazione rispetto al giudice della cognizione, ma se decide diversamente deve motivare in modo specifico e puntuale perché non condivide la valutazione antecedente (principio Miele)
  • Atti estemporanei, autonoma iniziativa personale o condotte legate a contingenze successive all'adesione (conflittualità interna, arresti, ecc.) non confluiscono automaticamente nel disegno criminoso originario e quindi possono escludere la continuazione
  • La mera esistenza di pronunce favorevoli alla continuazione in capo ad altri coimputati o del ricorrente non comporta automaticamente il riconoscimento della continuazione per tutti: bisogna valutare i ruoli, i periodi e la riconducibilità delle singole condotte al medesimo programma criminoso
  • In sede di impugnazione in Cassazione non è consentita una semplice rivalutazione del merito o delle risultanze di fatto; i motivi devono essere strettamente di diritto e non mirare a un nuovo apprezzamento probatorio

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