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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7131/2024 del 16/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso in Cassazione censura la sentenza di condanna della Corte di Appello per travisamento della prova e per motivazione contraddittoria e manifestamente illogica. In particolare il primo motivo evidenzia che la Corte di appello ha fondato la condanna su un'informativa di polizia giudiziaria e su dati contenuti in un supporto informatico (CD) che, per effetto dell'opposizione della difesa, era stato acquisito in udienza dal Tribunale soltanto limitatamente agli atti irripetibili e ai documenti in esso contenuti, e non nella loro totalità; dunque l'informativa di p.g. utilizzata in appello non era acquisita nel dibattimento e risultava inutilizzabile. Il secondo motivo lamenta l'assenza della motivazione rafforzata richiesta per una riforma della sentenza assolutoria, con mancata indicazione specifica degli elementi decisivi e mancata confutazione delle argomentazioni favorevoli all'assoluzione svolte dal primo giudice.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha accertato che la Corte di appello ha utilizzato come decisivo un atto di indagine (informativa di p.g. e dati contenuti nel CD) che non era stato acquisito pienamente nel corso del dibattimento per volontà difensiva e quindi non poteva essere utilizzato ai fini decisionali. Per tale ragione la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Caltanissetta. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito dall'accoglimento del primo.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    La norma definisce il reato per il quale l'imputato era stato inizialmente assolto. La Cassazione non riesamina la sussistenza del reato in concreto, ma valuta la correttezza procedurale e probatoria del giudizio di appello.

  • norme del codice di procedura penale sull'acquisizione e utilizzazione degli atti d'indagine in dibattimento

    Principio secondo cui atti di indagine e documenti prodotti dalla pubblica accusa possono essere utilizzati nel giudizio solo se acquisiti nel dibattimento nel rispetto del contraddittorio; documenti non acquisiti a causa dell'opposizione difensiva non possono costituire fondamento decisivo della condanna.

Massime di principio

  • Se in appello la condanna è fondata in modo decisivo su atti di indagine che non risultano acquisiti nel dibattimento a causa dell'opposizione della difesa, tale utilizzo costituisce travisamento della prova e può determinare l'annullamento della sentenza.
  • La Corte di appello, quando riforma una sentenza assolutoria, deve fornire motivazione adeguata e specifica: indicare chiaramente quali elementi probatori sono stati ritenuti decisivi e confutare le ragioni che avevano portato all'assoluzione in primo grado.
  • La difesa deve vigilare sul verbale di udienza relativo all'acquisizione dei documenti: l'annotazione di eventuali limiti all'acquisizione (es. acquisizione limitata agli atti irripetibili) è determinante per future impugnazioni.
  • In caso di utilizzo in giudizio di documentazione informatica, è essenziale verificare che il relativo supporto sia stato formalmente acquisito e che l'estrazione dei dati sia avvenuta nel rispetto del contraddittorio; in mancanza il documento può essere ritenuto inutilizzabile.
  • Quando si prospetta che la sentenza di appello si fondi su elementi non acquisiti o su motivazione generica, il ricorso per cassazione sul vizio di travisamento della prova e sulla violazione del principio di motivazione rafforzata è una strada percorribile.
  • Se la Cassazione annulla per vizio procedurale e rinvia, il nuovo giudizio dovrà rinnovare la valutazione probatoria senza utilizzare gli elementi dichiarati inutilizzabili, e la Corte dovrà motivare puntualmente la nuova decisione.

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