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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13044/2025 del 03/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ritenendo i motivi manifestamente infondati. Ha quindi condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende, osservando che non potevano escludersi profili di colpa nella proposizione del ricorso.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda i ricorsi di due imputati avverso la sentenza della Corte di appello di Bari del 11/06/2024. Uno dei ricorrenti deduceva vizio di legge e di motivazione sul trattamento sanzionatorio, assumendo l'erroneità della pena confermata in appello; l'altro deduceva vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità per detenzione di stupefacenti, sostenendo che il dato quantitativo non bastasse a provare la destinazione allo spaccio, e poi, con un secondo motivo, lamentava violazione di legge e vizio di motivazione anche sul trattamento sanzionatorio. La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondati i motivi: quanto alla pena, la Corte territoriale aveva motivato richiamando la quantità di droga sequestrata e, per la diversa pena tra i coimputati, la diversa quantità riferita all'altro imputato; quanto alla responsabilità, la motivazione d'appello valorizzava non solo il quantitativo di sostanza, ma anche la disponibilità di strumenti per il confezionamento, elementi che rendevano inverosimile l'uso personale e confermavano la illecita detenzione finalizzata allo spaccio. La Corte ha anche rilevato che alcune censure del ricorrente tendevano a una rivalutazione del fatto, inammissibile in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 73 D.P.R. n. 309 del 1990

    Il superamento del limite tabellare non costituisce da solo prova decisiva della destinazione allo spaccio, ma può concorrere con altri elementi a dimostrarla.

  • art. 133 c.p.

    Ai fini del trattamento sanzionatorio il giudice può valorizzare gli elementi che ritiene prevalenti; se la pena è motivata con criteri di adeguatezza e risulta prossima al minimo edittale, la motivazione può essere sintetica.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, segue la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle Ammende quando non siano esclusi profili di colpa.

Massime di principio

  • In materia di stupefacenti, il mero dato quantitativo della sostanza sequestrata non basta, da solo, a provare la destinazione allo spaccio, ma è idoneo a sorreggere tale conclusione se corroborato da ulteriori indici oggettivi, come strumenti per il confezionamento o altri elementi sintomatici della detenzione illecita.
  • La valutazione della destinazione della droga a uso personale o allo spaccio è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non è censurabile in cassazione quando sia sorretto da motivazione logica e congrua.
  • In tema di determinazione della pena, il giudice di merito adempie all'obbligo motivazionale quando richiama gli elementi ritenuti prevalenti ai sensi dell'art. 133 c.p.; tale onere si attenua quando la pena è irrogata in misura prossima al minimo edittale.
  • La diversità di trattamento sanzionatorio tra coimputati può essere giustificata dal giudice valorizzando una differente consistenza del dato fattuale, purché la motivazione renda comprensibile la ragione della differenziazione.
  • Sono inammissibili in sede di legittimità le censure che sollecitano una nuova valutazione del fatto e delle prove, quando la sentenza impugnata sia già sorretta da motivazione non manifestamente illogica.

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