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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33335/2024 del 02/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per il reato previsto dagli artt. 2, lett. c-bis, e 7, commi 1 e 3, del decreto-legge n. 4/2019 (convertito con legge n. 26/2019) per avere omesso, nella domanda per il reddito di cittadinanza, di indicare un altro soggetto nel suo nucleo familiare percettore di reddito, rendendo così dichiarazioni non veritiere. La censura principale era che la Corte territoriale aveva qualificato il reato come a dolo generico e aveva ritenuto l'esistenza di un unico nucleo familiare sulla base della sola iscrizione nello "stato di famiglia", senza valutare la possibile sussistenza di un errore su norma extrapenale da parte dell'imputato; inoltre il ricorrente sosteneva che la fattispecie fosse invece di dolo specifico, con conseguente vizio di motivazione e di diritto.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto preliminarmente che la norma incriminatrice (art. 7 del d.l. n. 4/2019) fosse stata in vigore sia al momento del fatto sia al momento delle sentenze di merito (l'abrogazione è efficacia dal 1.1.2024) e che la deroga alla lex mitior risultasse legittima e giustificata. Ha poi osservato che, sebbene la Corte d'appello abbia erroneamente parlato di dolo generico, la fattispecie è indubbiamente di dolo specifico (la dichiarazione è resa "al fine di ottenere indebitamente il beneficio"); tale errore terminologico non ha inciso sulla decisione, perché dagli atti emergeva chiaramente la finalità di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza. La Corte ha altresì ritenuto legittima la valutazione dei giudici di merito che hanno desunto la convivenza e l'appartenenza allo stesso nucleo familiare dalla coesistenza nello stato di famiglia, dato che il ricorrente non ha fornito alcuna plausibile motivazione alternativa. Infine la Corte ha escluso che un errore su norma extrapenale (ignoranza dei requisiti) possa escludere il dolo: l'errore su legge penale non esclude il dolo ai sensi dell'art. 5 c.p. La sentenza impugnata è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La mancata indicazione di componenti del nucleo familiare percettori di reddito in una domanda per prestazioni sociali può integrare il reato previsto dall'art. 7 d.l. n. 4/2019 quando sia dimostrabile l'intenzione di ottenere indebitamente il beneficio: il reato è a dolo specifico.
  • L'iscrizione nello stesso stato di famiglia costituisce prova legittima, salvo prova contraria, della convivenza e della sussistenza di vincoli familiari rilevanti ai fini delle prestazioni sociali.
  • La mera affermazione di errore circa i presupposti amministrativi o extrapenali (ignoranza della normativa) non esclude necessariamente il dolo: l'errore su legge penale non esime dalla responsabilità quando la volontà dell'agente sia diretta al conseguimento del beneficio.
  • La abrogazione successiva di una norma penale può essere posta in via differita nel tempo; se la norma salva l'applicazione delle sanzioni per fatti commessi prima dell'entrata in vigore dell'abrogazione, la lex mitior non si applica retroattivamente.
  • In giudizio di legittimità la correzione di un vizio terminologico (es. dolo generico vs dolo specifico) non invalida la decisione se la motivazione e le risultanze probatorie dimostrano comunque l'elemento soggettivo richiesto.
  • Chi contesta una valutazione probatoria basata su presunzioni derivate da atti anagrafici deve offrire una concreta e plausibile alternativa fattuale per scalfire l'interpretazione dei giudici di merito.

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