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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38899/2025 del 02/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto di conferma di misura patrimoniale di prevenzione (confisca di immobili, beni mobili registrati, saldi bancari e diversi orologi) per vizio di legge e carenza motivazionale. Tra le censure: 1) violazioni costituzionali per modifiche normative (d.l. n. 48/2025) e applicazione temporale delle nuove disposizioni sugli termini d'impugnazione; 2) mancata valutazione o motivazione adeguata sulla pericolosità sociale del proposto e sulla correlazione temporale tra reati e acquisizioni patrimoniali (in particolare per gli orologi); 3) violazione del principio del ne bis in idem rispetto a pronunce penali pregresse; 4) incompetenza territoriale del Tribunale/Corte di Trieste (ricorrente sostiene competenza del Tribunale di Roma); 5) e più in generale insussistenza dei presupposti per la confisca e per la sproporzione patrimoniale alla luce di mutui, plusvalenze e lasciti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili o infondati e li ha respinti. Ha ritenuto non rilevante la modifica normativa (d.l. n. 48/2025) rispetto al decreto impugnato per applicazione del principio tempus regit actum; ha confermato la correttezza dell'assenza di rinvio pregiudiziale e l'uso del conflitto di competenza quando già intervenuta precedente declaratoria di incompetenza; ha precisato che nel procedimento di prevenzione il sindacato di legittimità è circoscritto a violazioni di legge o a motivazione assente/apparente e che nel caso di specie la motivazione sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione patrimoniale è adeguata e puntuale. Ha dichiarato infondate le questioni di illegittimità costituzionale e il rilievo sul ne bis in idem (assorbito dalla mancata dimostrazione di identità del compendio probatorio). Ha altresì confermato la competenza territoriale di Trieste sulla base della manifestazione attuale e prevalente della pericolosità sociale e rigettato le altre censure relative alla correlazione temporale e alla liceità delle acquisizioni, ritenendo che i giudici di merito abbiano dato adeguata motivazione anche in ordine all'inclusione degli orologi nella confisca.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011 (codice delle misure di prevenzione)

    Applicato per i presupposti di pericolosità sociale (art. 1, comma 1, lett. b)) e per le misure patrimoniali (art. 16 e art. 10); la Corte richiede motivazione puntuale su elementi di fatto che dimostrino abitualità dei reati, produzione di profitti e rilevanza delle entrate illecite quale fonte di reddito

  • d.l. n. 48 del 2025 (convertito legge 180/2025)

    Modifica termini d'impugnazione per l'appello ma non trova applicazione al caso concreto poiché il decreto impugnato è anteriore all'entrata in vigore della norma; principio tempus regit actum

  • art. 24-bis c.p.p.

    Strumento di rinvio pregiudiziale non utilizzabile quando sia già intervenuta una dichiarazione di incompetenza di altro giudice; in tal caso il rimedio è il conflitto di competenza

  • art. 17 d.lgs. n. 159 del 2011

    Rilevato in tema di competenza territoriale: la competenza si radica dove la pericolosità sociale si manifesta attualmente e, in presenza di manifestazioni plurime, nel luogo di maggiore spessore e rilevanza

  • art. 4 legge 27/12/1956 n. 1423 e art. 3-ter legge 31/05/1965 n. 575

    Richiamati per delimitare il sindacato in Cassazione sui provvedimenti di prevenzione: il ricorso è ammesso soltanto per violazione di legge e per motivazione inesistente o meramente apparente

  • art. 19, comma 5, d.lgs. n. 159 del 2011

    Richiamata nella fase preliminare; eccezione relativa all'inutilizzabilità di atti d'indagine è stata respinta dai giudici

  • principi costituzionali e giurisprudenza della Corte costituzionale (sent. n. 24/2019)

    La sentenza della Consulta è stata ritenuta compatibile con l'applicazione delle misure di prevenzione; la Corte di cassazione ne trae conferma sui criteri di tassatività e sugli elementi richiesti per pericolosità generica

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso provvedimenti di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge o per motivazione del tutto assente o meramente apparente; non sono sindacabili in sede di legittimità semplici valutazioni logiche o critiche di merito
  • Per determinare la disciplina processuale applicabile alle impugnazioni vale il principio tempus regit actum: si applica la norma vigente al momento dell'emanazione del provvedimento impugnato salvo diversa disposizione transitoria
  • Nel procedimento di prevenzione il giudice può utilizzare elementi probatori e indiziari tratti da procedimenti penali anche se questi si sono conclusi con assoluzioni o prescrizioni, purché dia motivazione adeguata sulle ragioni per cui tali elementi attengono alla pericolosità sociale
  • La competenza territoriale nelle misure di prevenzione si radica nel luogo in cui la pericolosità si manifesta al momento della decisione; in caso di manifestazioni plurime prevale il luogo con condotte di maggior spessore e rilevanza
  • Per configurare il divieto di ne bis in idem tra procedimenti penali e di prevenzione è necessario provare l'identità del compendio probatorio e del thema decidendum; la mera sovrapposizione di decisioni negative in sede penale non preclude automaticamente la confisca in sede di prevenzione
  • Per l'applicazione di misure patrimoniali occorre motivare la correlazione temporale tra attività illecita e incrementi patrimoniali nonché la sproporzione rispetto alle fonti lecite; la mera asserzione difensiva senza documentazione probante è insufficiente

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