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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32131/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente, proprietaria formale dei due immobili sequestrati (un appartamento e un box), ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Como che aveva respinto il riesame del sequestro preventivo disposto dal G.I.P. a fini di confisca per equivalente. I motivi di ricorso sono: (1) carenza di motivazione in ordine al periculum in mora (esigenze cautelari); (2) errata valutazione della "disponibilità" dei beni in capo al figlio, Giorgio Quintavalle, ritenuto il reale destinatario della misura in relazione ai reati tributari contestati. La ricorrente ha dedotto che la donazione dell'immobile al padre nel 2010, l'occupazione a titolo di comodato e alcune movimentazioni bancarie non dimostrerebbero la disponibilità del figlio e non giustificherebbero il sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, in sede di legittimità da parte di un terzo soggetto al sequestro, non sia ammesso contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare (esigenze cautelari), potendo il terzo dedurre solo la propria titolarità o la mancanza di disponibilità del bene e l'assenza di contributo al reato. Quanto al merito della "disponibilità", il Collegio ha ritenuto congrua e ben motivata la decisione del Tribunale di Como che ha ricostruito elementi fattuali (tempistica della donazione in stretta connessione con l'apertura delle indagini fiscali, presenza continuativa del figlio negli immobili, scambi di messaggi relativi ai lavori, bonifici effettuati dal figlio o tramite la convivente per spese connesse agli immobili, pagamenti relativi all'acquisto di altro immobile eseguiti "su ordine" del figlio) idonei a far ritenere gli immobili nella sfera degli interessi economici del figlio e dunque nella sua disponibilità ai fini della confisca per equivalente. La Corte ha inoltre condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare alla cassa delle ammende la somma di euro 3.000 per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen. (comma 1, lett. b) e c))

    L'articolo è richiamato in relazione alle ipotesi di ricorso in cassazione; la Corte osserva che i motivi prospettati rientrano nelle ipotesi di inammissibilità ove il terzo non abbia interesse a censurare taluni profili del provvedimento cautelare non consentiti in sede di legittimità.

  • artt. 321 e 324 cod. proc. pen.

    Richiamati come norme procedurali sul sequestro preventivo e sui presupposti della misura; la Corte ricorda i limiti della censura esercitabile dal terzo proprietario in sede di legittimità rispetto all'esistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 322-ter cod. pen.

    Norma sul reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; rilevante perché i reati contestati a carico dell'indagato costituiscono la base della confisca per equivalente.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    La Corte interpreta la nozione di "disponibilità" ai fini della confisca per equivalente alla stregua della giurisprudenza consolidata: non coincidente con la proprietà civilistica, ma con una forma di possesso o relazione effettuale del bene che lo pone nella sfera di interessi economici del reo, anche se amministrato tramite terzi.

  • art. 1, comma 143, legge 24 dicembre 2007, n. 244

    Richiamato per precisare che la confisca a fini diretti e per equivalente per i reati fiscali era già prevista dal 10/01/2008; pertanto la tempistica della donazione (2010) è valutata alla luce della possibilità, già esistente, di procedere a sequestro/confisca per equivalente.

Massime di principio

  • Un terzo formalmente proprietario di un bene sottoposto a sequestro preventivo può, in sede di impugnazione, limitarsi a dimostrare la propria titolarità o la mancata disponibilità del bene e l'assenza di un proprio contributo al reato; non può contestare l'esistenza dei presupposti di fatto alla base della misura cautelare (esigenze cautelari) in modo ampio in sede di cassazione.
  • La "disponibilità" ai fini della confisca per equivalente va intesa come relazione di fatto con il bene (possesso effettuale, sfera di interessi economici del reo), non semplicemente come titolarità formale della proprietà; trasferimenti formali (donazioni, successioni) possono essere disattesi se emergono indizi che il bene rimane nella sfera di interesse e controllo del soggetto indiziato.
  • Indizi rilevanti per dimostrare la disponibilità del bene includono: tempistica dei trasferimenti rispetto all'apertura delle indagini, modalità di utilizzo/occupazione dell'immobile, comunicazioni e contatti relativi alla gestione o ai lavori sull'immobile, bonifici e pagamenti disposti o "su ordine" dell'indagato per spese connesse al bene o per acquisti immobiliari.
  • La valutazione sulla persistenza di elementi di disponibilità è essenzialmente fattuale e rimane affidata al giudice di merito; in sede di legittimità la Corte verifica la corretta applicazione del diritto e l'adeguatezza della motivazione ma non sostituisce la propria ricostruzione dei fatti salvo vizi macroscopici.
  • La tempestività del sequestro/confisca per equivalente va considerata anche alla luce della normativa vigente al momento del fatto: la presenza di norme che consentivano la confisca per equivalente precede e può rendere rilevanti trasferimenti avvenuti dopo l'inizio delle indagini.

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