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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2333/2024 del 19/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva assolto Baiardi per il reato di appropriazione indebita relativo a €370.118,82 destinati a contributi ambientali. Denunciavano violazione di legge (artt. 85, 88, 89, 42 e 43 c.p., artt. 404 e 409 c.c.) e carenza/illogicità della motivazione in ordine all'insussistenza del dolo. Sostenevano che la Corte d'appello avrebbe illegittimamente confuso l'ambito dell'imputabilità (amministrazione di sostegno) con quello del dolo, valutando erroneamente che Baiardi fosse un mero prestanome e che la sua condizione soggettiva escludesse la coscienza e volontà del fatto illecito senza adeguati accertamenti concreti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha confermato che la Corte d'appello ha adeguatamente distinto l'autonomia delle indagini sull'imputabilità e sul dolo e ha motivato in modo puntuale e corretto la mancata configurazione del dolo. La sentenza di merito aveva valorizzato elementi sintomatici: l'entità inferiore dei contributi non versati nel periodo di Baiardi, le dichiarazioni delle precedenti amministratrici che indicavano un vero dominus (Antonio Fiore), la dichiarazione di fallimento della società un anno dopo la nomina, e la precedente nomina di Baiardi ad amministrazione di sostegno (dal 13/1/2016) che corroboravano l'ipotesi che Baiardi fosse prestanome e potenzialmente privo di autonomia decisionale. La Cassazione ha inoltre ricordato che l'amministrazione di sostegno attesta una menomazione che può incidere sull'autonomia ma non equivale automaticamente a incapacità penale; l'accertamento del dolo va compiuto con criteri di comune esperienza e sulla base di elementi di fatto. I ricorsi sono stati pertanto rigettati e le ricorrenti condannate alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 85 c.p.

    Norma citata nel ricorso; la sentenza non ha ritenuto violata la disciplina relativa alle circostanze che incidono sulla responsabilità penale

  • art. 88 c.p.

    Richiamato tra le norme oggetto della doglianza; il giudice ha invece distinto correttamente imputabilità e dolo secondo la giurisprudenza consolidata

  • art. 89 c.p.

    Norma menzionata nella censura; la Cassazione non ha ravvisato un'errata applicazione delle regole sul concorso di persone o cause di non punibilità richiamate

  • art. 42 c.p.

    Citato in relazione alla definizione del dolo e delle conseguenze della volontà e coscienza; la Corte ha ribadito che il dolo richiede la coscienza e volontà di appropriarsi del bene altrui

  • art. 43 c.p.

    Richiamato per le varie fattispecie di responsabilità (intenzione, colpa, ecc.); la sentenza applica il principio che, anche in presenza di ridotta capacità, occorre valutare se il fatto sia stato secondo, contro o oltre l'intenzione

  • art. 404 c.c.

    Norma che disciplina l'amministrazione di sostegno; la Corte ha spiegato che la nomina presuppone una menomazione che limita l'autonomia ma non necessariamente incapacità d'intendere o di volere ai fini penali

  • art. 409 c.c.

    Norma richiamata nell'ambito delle conseguenze e della procedura di amministrazione di sostegno; la sentenza ne utilizza il principio per spiegare il carattere protettivo della misura

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Richiamato come criterio di giudizio applicato dal giudice di merito nella valutazione delle prove e della motivazione ai fini dell'assoluzione per mancanza di dolo

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata dalla Cassazione per condannare le ricorrenti al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto dei ricorsi

Massime di principio

  • Occorre sempre distinguere nettamente l'accertamento dell'imputabilità (capacità di intendere e volere e misure come l'amministrazione di sostegno) dall'accertamento del dolo; la presenza di una misura di protezione non implica automaticamente la mancanza di dolo, ma è fatto rilevante da valutare insieme ad altri elementi
  • La configurazione dell'appropriazione indebita richiede la prova della coscienza e volontà di appropriarsi del bene altrui con l'obiettivo di un vantaggio ingiusto; l'assenza di tale elemento può essere desunta da circostanze sintomatiche e dalla valutazione complessiva del comportamento
  • La qualifica di 'prestanome' può essere desunta da elementi fattuali (es. ruolo sostanziale di terzi, dichiarazioni di altri amministratori, rapidità di fallimento, ridotta consistenza patrimoniale nel periodo contestato) e tali elementi, se valutati congruamente, possono escludere il dolo
  • La Corte di cassazione non è sede per rinnovare la valutazione delle prove: contesta solo vizi di diritto o manifesta illogicità della motivazione; dissenso su fatti o diversa lettura delle prove raramente determina accoglimento del ricorso
  • In casi analoghi, le parti che impugnano devono dimostrare specifici vizi di motivazione o errori di diritto, non limitarsi a chiedere una diversa valutazione del materiale probatorio

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