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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30339/2024 del 24/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la decisione della Corte d'Appello di Bologna che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità per tardività, nonostante l'istanza fosse stata depositata via PEC con le conclusioni scritte cinque giorni prima dell'udienza. Il motivo di ricorso sostiene che, alla luce della disciplina transitoria della riforma (d.lgs. n.150/2022, art.95) e del consolidato indirizzo di questa Corte, la richiesta di applicazione delle nuove pene sostitutive ex art.20‑bis c.p. è tempestiva se formulata al più tardi nel corso dell'udienza di discussione in appello e non richiede necessariamente di essere inserita nell'atto di appello o nei nuovi motivi ex art.585 co.4 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo: ha annullato la sentenza della Corte d'Appello limitatamente alla questione della concedibilità delle sanzioni sostitutive ex art.20‑bis c.p., disponendo il rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Bologna per un nuovo esame sul punto. Ha dichiarato irrevocabile la declaratoria di responsabilità. In sostanza la Cassazione ha stabilito che l'istanza presentata cinque giorni prima dell'udienza era tempestiva e che il giudice di appello deve valutare la possibilità di applicare le pene sostitutive quando la richiesta sia formulata, al più tardi, nel corso dell'udienza di discussione.

Norme richiamate

  • art. 186 Codice della Strada

    Norma riferita alla contravvenzione per cui è intervenuta la prescrizione; citata per contestare la fattispecie originaria, ma non centrale nella questione procedurale impugnata.

  • art. 189 Codice della Strada

    Norma relativa al reato residuo per il quale è stata rideterminata la pena in appello; utile al quadro fattuale ma non decisiva rispetto alla questione delle pene sostitutive.

  • art. 20‑bis Codice Penale

    Prevede le nuove pene sostitutive per pene detentive brevi; al centro della controversia: la Corte ha ritenuto che possano essere richieste e applicate in appello se l'imputato presenta la richiesta almeno entro l'udienza di discussione.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150 (riforma Cartabia)

    Disciplina transitoria che estende l'applicabilità delle nuove pene sostitutive ai processi di appello pendenti alla data di entrata in vigore; la Corte l'ha interpretata come non limitativa rispetto alla fase processuale in cui la richiesta debba essere formulata.

  • art. 23‑bis co.2 D.L. 137/2020 conv. L.176/2020

    Norma richiamata a giustificazione del deposito via PEC delle conclusioni scritte cinque giorni prima dell'udienza; il ricorrente ha sostenuto che tale deposito costituisce presentazione tempestiva dell'istanza.

  • artt. 53‑56‑bis L. 689/1981

    Riferimento alle disposizioni sulla sostituzione delle pene (richiamate in senso sostanziale e procedurale); utilizzate per inquadrare la possibilità di sostituire la pena detentiva con lavoro di pubblica utilità.

  • art. 585 co.4 c.p.p.

    Prevede il deposito dei 'nuovi motivi' entro 15 giorni anteriori all'udienza; la Corte ha ritenuto che tale termine non escluda la possibilità di formulare in appello la richiesta di pene sostitutive fino alla discussione, alla luce della disciplina transitoria.

  • art. 597 c.p.p.

    "il giudice di appello non ha il potere di applicare d'ufficio le sanzioni sostitutive... se nell'atto di appello non risulta formulata alcuna specifica e motivata richiesta" (S.U. n.12872/2017, Punzo)

    La Cassazione ha chiarito che il principio di S.U. 19/01/2017 va coordinato con l'art.95 d.lgs.150/2022: la regola che limita l'applicazione d'ufficio non impedisce che la richiesta sia formulata anche in altra fase purché entro l'udienza di discussione nei procedimenti assoggettati alla disciplina transitoria.

  • art. 606 co.1 lett. b) c.p.p.

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge); indicata come base formale del gravame per la presunta errata interpretazione della tempestività dell'istanza.

  • Sentenza Sez. 6 n.636 del 29/11/2023 (Rv. 285630)

    "L'applicabilità delle pene sostitutive brevi ... è subordinata alla richiesta dell'imputato, da formularsi, al più tardi, nel corso della udienza di discussione"

    Giurisprudenza recente della Corte di Cassazione che ha consolidato il principio secondo cui la richiesta per le nuove pene sostitutive può essere formulata fino all'udienza di discussione in appello; decisiva per la pronuncia nel caso di specie.

  • Altri precedenti citati (Sez. 6 n.33027/2023, n.46782/2023, n.47674/2023)

    Ulteriori pronunce della stessa Sezione che confermano l'orientamento per cui la richiesta per le pene sostitutive non è necessariamente vincolata all'atto di appello ma può essere formulata entro l'udienza di discussione.

Massime di principio

  • La richiesta di applicazione delle nuove pene sostitutive ex art.20‑bis c.p. può essere formulata, al più tardi, nel corso dell'udienza di discussione in appello: non è obbligatorio presentarla esclusivamente nell'atto di appello o nei nuovi motivi ex art.585 c.p.p.
  • La disciplina transitoria (art.95 d.lgs. n.150/2022) amplia l'accesso alle nuove pene sostitutive nei processi di appello pendenti e va interpretata in favore dell'applicabilità delle misure più favorevoli.
  • Il deposito telematico delle conclusioni (es. via PEC) nei termini stabiliti dalla normativa emergenziale/ordinaria può valere come tempestivo per la formulazione dell'istanza, se effettuato prima dell'udienza di discussione.
  • Il principio che limita l'applicazione d'ufficio delle sanzioni sostitutive (art.597 c.p.p. e S.U. Punzo) deve essere coordinato con la disciplina transitoria: non può impedire al giudice di appello di valutare l'istanza presentata entro l'udienza di discussione.
  • Se il giudice di appello dichiara inammissibile un'istanza ritenendola tardiva quando invece sia stata presentata entro l'udienza di discussione, la Corte di Cassazione può annullare parzialmente la sentenza e rinviare per nuovo esame sul punto, lasciando ferma la declaratoria di responsabilità.

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