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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14241/2026 del 20/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva confermato il decreto del GIP del 22/07/2025 disponendo il sequestro preventivo per equivalente, sino alla concorrenza di euro 5.895.824,455, ai fini di confisca, in relazione al reato previsto dagli artt. 110 c.p. e 2 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, nell'ambito di una frode carosello IVA per le annualità 2018-2021 con un'IVA complessiva contestata di euro 11.791.648,91). Il ricorso contestava l'insussistenza del periculum in mora, la mancata e insufficiente motivazione sulle ragioni dell'effetto anticipatorio della confisca, la violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza della misura ablativa e la quantificazione illegittima del presunto profitto imputato al ricorrente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero in gran parte un sindacato di merito sulle risultanze di fatto e sulla proporzionalità della misura, valutazioni che non sono sindacabili in sede di legittimità salvo vizio di diritto, e che il Tribunale aveva fornito motivazione adeguata circa il fumus commissi delicti e il periculum in mora (richiamo al precedente verbale del 2019, riduzione del volume d'affari della società, rischio di intestazione a terzi o "smobilizzo" del patrimonio). Ha altresì dichiarato inammissibili i motivi nuovi introdotti con la memoria, ordinando il pagamento delle spese processuali e il versamento, a titolo di ammenda, di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con richiamo alla facoltà di aggravamento introdotta dall'art. 1, comma 64, legge n. 103/2017.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Norma richiamata per la partecipazione al reato; la Corte la menziona come parte della fattispecie contestata nell'ambito della frode carosello.

  • art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma sul reato tributario di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti; la Corte la pone al centro della qualificazione del fatto e del fumus commissi delicti.

  • art. 53 d.lgs. n. 231 del 2001

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai presunti requisiti del periculum in mora; la Corte valuta che le deduzioni difensive non dimostrano violazione di legge nella motivazione del giudice del riesame.

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente in relazione ai limiti dell'effetto anticipatorio della confisca; la Corte ritiene che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato la sussistenza del periculum.

  • art. 606, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; la Corte osserva che il motivo proposto tende a sindacare il merito e pertanto è inammissibile ai sensi di questa norma.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare il sindacato di legittimità (solo violazioni di legge sul tema delle misure cautelari reali sono consentite); la Corte ricorda i limiti del controllo in Cassazione.

  • Sez. U, n. 36959 del 24/06/2021 (Ellade)

    Precedente di legittimità richiamato in tema di sequestro per equivalente e per la valutazione del periculum in mora; la Corte conferma di aver applicato correttamente i principi in esso enunciati.

  • Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024 (Massini)

    Richiamata riguardo alla possibilità di sottoporre ad ablazione il profitto riconducibile al singolo partecipante alla frode (senza ricorrere al principio solidaristico), e alla ripartizione del sequestro tra i partecipanti; la Corte ritiene che giudice di merito abbia applicato correttamente tale principio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone l'obbligo di pagamento delle spese per il ricorrente in caso di inammissibilità; la Corte la applica per condannare il ricorrente alle spese e all'ammenda.

  • art. 1, comma 64, legge n. 103 del 2017

    Richiamata per la possibilità di aumentare, oltre il massimo edittale, la sanzione prevista per l'inammissibilità del ricorso; la Corte esercita tale facoltà fissando l'ammenda alla Cassa delle ammende.

  • sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000, n. 186

    Citate per i criteri di valutazione dell'imposizione dell'ammenda; la Corte afferma che non sussistono elementi per ritenere colpevolezza intenzionale nella proposizione del ricorso, pur imponendo l'ammenda in via equitativa.

Massime di principio

  • In Cassazione i motivi che chiedono un riesame delle valutazioni di fatto e della persuasività delle prove relative a misure cautelari reali sono in gran parte inammissibili: il sindacato è limitato a vizi di diritto e motivazionali evidenti.
  • Per il sequestro preventivo per equivalente (confisca anticipatoria) il giudice può ritenere sussistente il periculum in mora sulla base di elementi concreti e contestuali (es. precedenti accertamenti, forte riduzione del volume d'affari, indizi di trasferimento o intestazione a terzi), purché la motivazione sia coerente e comprensibile.
  • Nei reati tributari multiformi come le frodi carosello l'accertamento del "profitto" può essere ripartito tra i partecipanti e il sequestro può essere commisurato al profitto effettivamente riferibile al singolo, secondo i criteri affermati dalla giurisprudenza di legittimità.
  • Motivi nuovi introdotti tardivamente in Cassazione che ampliano o cambiano il tema del ricorso sono di norma inammissibili: non è consentito utilizzare la cassazione per introdurre elementi decisivi non previamente proposti nei termini di impugnazione.
  • In caso di inammissibilità del ricorso la Corte può irrogare spese e ammenda alla Cassa delle ammende; l'entità può essere aumentata in presenza di ragioni giustificative secondo la normativa vigente.

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