Cassazione Penale, Sentenza n. 14203/2026 del 20/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Avellino che aveva respinto il riesame contro il decreto del G.I.P. che disponeva il sequestro preventivo per presunti profitti da reati di autoriciclaggio e riciclaggio e, pro quota, per illecita compensazione di crediti d'imposta inesistenti (capo E). Due motivi: (1) carenza o mera apparenza della motivazione sul fumus commissi delicti, con specifica censura sulla discrepanza tra le società indicate come generatori dei crediti inesistenti nel decreto di sequestro e la società effettivamente indicata nei fatti (Edil 2021 s.a.s.); assenza di indagini su persone fisiche legate alla ricorrente e mancato esercizio del potere di controllo sulla sussistenza del fumus; (2) violazione delle norme relative alla responsabilità degli enti (d.lgs. 231/2001) e all'applicabilità della confisca su beni aziendali per reati tributari non ricompresi nel catalogo dei reati presupposto, alla luce della giurisprudenza di legittimità (Sez. U. n. 13783/2024), e illegittimità di sequestrare i beni della società quando l'incolpazione preliminare individua autore del reato una persona non collegata alla società.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: nel frattempo il Procuratore della Repubblica ha revocato il sequestro preventivo nei confronti di Angelo Casale e della Velox Servizi relativamente al capo E, a seguito di un accertamento con adesione conclusosi con il versamento concordato di euro 324.284,00 e la liberazione delle somme vincolate. Essendo venuto meno l'interesse della ricorrente per causa a lei non imputabile, il ricorso è dichiarato inammissibile senza condanna alle spese né al pagamento alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 125, comma 3 c.p.p.; art. 606, comma 1, lett. c) c.p.p.
art. 125, comma 3; art. 606, comma 1, lett. c)
Richiamate in relazione al vizio di motivazione sul fumus commissi delicti e ai relativi motivi di ricorso per cassazione; la Corte valuta la doglianza ma dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse.
art. 17 d.lgs. n. 241 del 1997
Norma richiamata in relazione alla quantificazione complessiva dei crediti d'imposta compensati sopra soglia; utilizzata per individuare l'ammontare dei crediti oggetto di contestazione e sequestro.
art. 12-bis, comma 1, d.lgs. n. 74/2000
art. 12-bis, comma 1, d.lgs. n. 74 del 2000
Richiamata dalla difesa in relazione alla qualificazione del reato tributario; la questione è sollevata nel motivo che discute i presupposti per la responsabilità dell'ente.
art. 10‑quater e art. 25‑quinquiesdecies d.lgs. n. 74/2000 e d.lgs. n. 231/2001
art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000; art. 25‑quinquiesdecies d.lgs. n. 231/2001
La difesa sostiene che l'art. 25‑quinquiesdecies 231/2001 subordina la responsabilità dell'ente per il delitto di cui all'art. 10‑quater a contestuali requisiti (sistemi fraudolenti transfrontalieri e soglia di IVA esclusa non inferiore a 10 milioni). La Corte registra la censura ma il procedimento si estingue per sopravvenuta carenza d'interesse senza decidere il merito della questione.
Norma applicata dal Procuratore per la revoca del sequestro preventivo; la revoca ha determinato la cessazione dell'interesse al ricorso.
Giurisprudenza: Sez. U. n. 13783 del 26/09/2024 (Massini); Sez.1, n. 15908 del 22/02/2024 (Storti)
Sez. U. n. 13783/2024; Sez.1 n. 15908/2024
La difesa invoca il principio delle Sezioni Unite circa i limiti di estensione della responsabilità degli enti per reati tributari; la Corte richiama inoltre un precedente (Storti) per il principio secondo cui la sopravvenuta carenza d'interesse non comporta condanna alle spese se non imputabile al ricorrente.
Massime di principio
- Se il provvedimento cautelare oggetto di impugnazione viene revocato nel corso del processo (ad es. per adesione/accertamento e pagamento), il ricorso per cassazione può diventare inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse.
- La sopravvenuta carenza d'interesse dovuta a causa non imputabile al ricorrente comporta, secondo consolidata giurisprudenza, l'inammissibilità senza condanna alle spese né pagamento alla cassa per le ammende.
- In materia di sequestro preventivo per presunti profitti di reato tributario, il fumus commissi delicti richiede una motivazione congrua e coerente circa il nesso tra i beni sequestrati e l'illecito contestato; discrepanze tra i fatti posti a fondamento della misura e i soggetti indicati possono costituire censure rilevanti.
- Il Tribunale del riesame può integrare la motivazione e riformulare qualificazioni giuridiche, ma non può sostituire i fatti assunti a base della misura con fatti nuovi non prospettati: la verifica della sussistenza del fumus è vincolata alla base fattuale del decreto.
- La possibilità di aggredire il patrimonio di una persona giuridica per reati tributari richiede attenzione ai presupposti della responsabilità dell'ente (d.lgs. 231/2001) e, per taluni reati, al rispetto delle condizioni e soglie previste dalla norma (ad es. art. 25‑quinquiesdecies).
- Un accertamento con adesione e il pagamento concordato possono portare alla revoca di misure cautelari reali disposte in via preventiva, incidendo sul proseguimento dei rimedi impugnatori.
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