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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14004/2022 del 12/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per i reati di usura (art. 644 c.p.), tentata estorsione aggravata e aggravante di cui all'art. 416-bis c.p. Il ricorrente ha dedotto: carenza e contraddittorietà della motivazione sui gravi indizi di colpevolezza; inattendibilità della persona offesa (soggetta a menzogne) e il fatto che la stessa fosse a conoscenza delle intercettazioni; assenza di riscontri dalle intercettazioni in carcere e mancanza di lettere provenienti dal carcere; inesistenza dell'aggravante mafiosa perché la "famiglia Abbruzzese" non sarebbe stata qualificata come associazione mafiosa; e vizio di motivazione/intollerabile carenza ai sensi dell'art. 275 c.p.p. in relazione alle esigenze cautelari e all'estrema ratio della detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la valutazione dei gravi indizi e delle esigenze cautelari sia questione di merito riservata ai giudici del riesame e che la motivazione di questi ultimi sia razionale e priva di aporie logiche. La Corte ha confermato che i giudici del riesame avevano fondato il loro giudizio su elementi concreti: dichiarazioni circostanziate della persona offesa, riscontri audiovisivi consegnati alle forze dell'ordine, conversazioni captate che riferivano a prestiti usurari e a interventi intimidatori (con richiamo al figlio dell'indagato legato al clan Santapaola). Ha inoltre ritenuto adeguata la valutazione circa il pericolo di recidiva e la necessità della misura custodiale alla luce dell'aggravante di tipo mafioso. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende (ex art. 616 c.p.p.); disposizione di trasmissione della sentenza al direttore dell'istituto penitenziario ex art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • D.L. n.137/2020 art. 23 co. 8

    Richiamata solo in ordine alle conclusioni formulate dal Sostituto Procuratore Generale in Cassazione; norma procedurale che disciplina aspetti delle modalità di deposito/conclusioni in sede di impugnazione.

  • art. 644 c.p. (usura)

    Delitto posto a fondamento delle misure; la Corte ha ritenuto che vi fossero indizi gravi di usura desunti da conversazioni e riscontri fattuali.

  • art. 56 e art. 629 c.p.

    Norme richiamate a titolo di concorso/partecipazione nei reati contestati; utilizzate per inquadrare le responsabilità penali contestate.

  • art. 416-bis c.p.

    Aggravante per "metodo mafioso"; interpretata nel caso come sussistente per il richiamo al potere intimidatorio del figlio dell'indagato, noto per l'appartenenza al clan Santapaola, idoneo a creare uno stato di timore nella vittima.

  • art. 275 c.p.p.

    Norma invocata dal ricorrente in relazione alla motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione data dai giudici del riesame fosse adeguata e quindi priva del vizio denunciato.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede conseguenze economiche in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente alle spese e alla somma dovuta alla Cassa delle Ammende.

  • art. 94 disp. att. c.p.p. (commi 1-ter e 1-bis richiamati)

    Disposizioni sull'esecuzione delle decisioni che non comportano la rimessione in libertà: obbligo di trasmettere la decisione al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti conseguenti.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rivede i fatti o le valutazioni critiche di merito: può censurare solo vizi di diritto, motivazione o logica manifesta, non una diversa lettura probatoria accettabile in sede di merito.
  • Perché un ricorso contro la conferma di una misura cautelare sia efficace in Cassazione è necessario individuare vizi motivazionali specifici, contraddizioni manifeste o errori di diritto; la mera contrapposizione di una interpretazione alternativa dei fatti è inadeguata.
  • Le dichiarazioni della persona offesa, se circostanziate e riscontrate da elementi materiali (audio, video, riscontri documentali), possono costituire base solida per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza anche se la persona sapeva di essere registrata.
  • L'aggravante di cui all'art. 416-bis può essere ritenuta sussistente anche quando il metodo mafioso si manifesta attraverso la minaccia basata sulla notorietà della posizione di un congiunto affiliato ad un clan, se tale fatto è idoneo a ingenerare timore nella vittima.
  • Per contestare l'adeguatezza della custodia cautelare occorre fornire elementi nuovi e non già esaminati che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari concrete e attuali; l'argomentazione generica sull'extrema ratio della carcerazione è insufficiente.
  • La proposizione di ricorsi infondati o manifestamente inammissibili può comportare sanzioni pecuniarie e condanna per le spese processuali.

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